RIFIUTI ROVIGO Il Psi critica l’operato del Comune di Rovigo sulla gestione dei rifiuti e chiede lumi sul da farsi al sindaco Massimo Bergamin

L’invito: il sindaco torni con la voglia di differenziare

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Il gruppo lavoro, ambiente e partecipate del Psi rodigino, si rivolge al neo sindaco Massimo Bergamin e pone l’attenzione sul mancato passaggio alla differenziazione dei rifiuti da parte del comune capoluogo. Sempre il Psi fa un passaggio sul separatore di Sarzano di proprietà del Consorzio Rsu, oggi fermo, utilizzato da Asm spa divisione ambiente prima dello scorporo della divisione rifiuti e la nascita di Ecoambiente, un servizio che veniva pagato dal Comune stesso. I risultati del mancato porta a porta si toccano con mano, tanto che il Comune di Rovigo è tra gli ultimi comuni della classifica dei Comune ricicloni 2015 stilata da Legambiente (leggi articolo)


 

Rovigo - “Quello che risulta certo è che mai, come dopo la fusione e da quando il Comune di Rovigo ha acquisito di fatto la guida societaria e politica del sistema rifiuti, il servizio ha raggiunto livelli alti di inefficienza e confusione strategica. Viene da pensare che forse era meglio restare con servizi separati, soprattutto per gli altri 49 comuni della Provincia”. Dura la critica che perviene dal gruppo di lavoro, ambiente e partecipate del Psi rodigino sulla questione della gestione dei rifiuti. 

I vertici del Psi provinciale puntano il dito principalmente contro il comune di Rovigo, reo di non essersi mai prodigato per il passaggio alla raccolta porta a porta. “Era cosa nota che il valore della differenziata di Rovigo era drogato dal trattamento della componente secca presso il separatore di Sarzano - continuano - Rovigo, anche quando il servizio era gestito in esclusiva dalla propria società Asm, non ha mai neppure preso in considerazione di passare alla raccolta porta a porta, come in tutti gli altri comuni della provincia, preferendo l’uso dei cassonetti. L’impianto di Sarzano serviva a Rovigo per migliorare meccanicamente la separazione dei rifiuti e portarli a livelli accettabili, e questo era utile per compensare, almeno in parte, i costi di esercizio di un impianto progettato per trattare quantità di rifiuti che la differenziata spinta non era più in grado di garantire. Cosa risaputa anche questa. Infatti proprio per riportare il separatore a condizioni di esercizio sostenibili, si era avviato un progetto di parziale riconversione dello stesso per il trattamento della componente umida per la produzione di metano e energia elettrica. Progetto che Rovigo ha sempre impedito. Conclusione, si è chiuso il separatore di Sarzano per gli alti costi di esercizio, il valore della differenziata di Rovigo è stato messo a nudo e Sant’Urbano ha rispedito i rifiuti al mittente (leggi articolo)”. I dirigenti poi chiedono: “Il progetto di parziale riconversione può essere ripreso, magari adeguandolo?”.

Il Psi polesano esprime poi le proprie opinioni relativamente a Taglietto 1 e all’ipotesi di un inceneritore: “Per quanto riguarda la discarica il progetto di ampliamento ed il finanziamento regionale  partiva dalle esigenze di mettere in sicurezza quella vecchia (costruita in tempi remoti e con normative oggi inadeguate), di rendere l’investimento sostenibile e di dotare di autonomia il bacino di Rovigo. Anche se oggi dovessero risultare più vantaggiose altre soluzioni, rimane comunque il problema di mettere in sicurezza la vecchia discarica esaurita. Sull’inceneritore noi pensiamo che in Veneto bastano quelli che ci sono e lavorano già sotto regime, e noi non produciamo quantità di rifiuto secco sufficiente per garantirne uno nostro. Inoltre la differenziata spinta applicata da tutti i Comuni, escluso Rovigo, ha ridotto ulteriormente la quantità ed anche la qualità, essendo privi di plastica e carta che hanno un alto valore calorifico. A meno che - sostengono - non si voglia tornare indietro mentre il resto del mondo va avanti e guarda ai rifiuti non più come materia di scarto, ma come fonte di preziose materie prime da recuperare e riciclare”.

Infine avanzano una richiesta al primo cittadino Massimo Bergamin: “Rovigo, nel bene o nel male, è sempre risultata importante nelle scelte strategiche. Dato che il comune di Rovigo è azionista di maggioranza di Ecoambiente, ci aspettiamo dal nuovo sindaco del capoluogo lumi sulle scelte che intende adottare. Sperando che i rinvii e le scaramucce attuali non siano solo frutto della necessità di omologare politicamente i vertici delle società prima di procedere, confidiamo che, trascorso il legittimo periodo di luna di miele, renda partecipe anche la gente polesana degli indirizzi che intende perseguire”.

21 luglio 2015
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