SINDACATI ROVIGO Istanza presentata in Tribunale per evitare il fallimento da Grandi Molini italiani. L'esito era nell'aria, dopo l'annuncio della chiusura della sede di via Aldo Moro e la cassa integrazione a Livorno

Terremoto economico: il colosso della famiglia Costato chiede il Concordato

Antonio Costato
Confartigianato Polesine 11 dicembre 2018

Una delle maggiori aziende polesane, un fiore all'occhiello, un leader di livello nazionale chiede il Concordato preventivo al Tribunale di Rovigo. I Grandi Molini Italiani, eccellenza della famiglia Costato - ne è presidente Antonio (foto a lato) - cercano in questo modo, attraverso un percorso condiviso, di evitare il fallimento e tutelare per quanto possibile azienda e posti di Lavoro. Decideranno creditori e giudice


Rovigo - Gli indizi c'erano tutti. Ma veniva quasi naturale rifiutarsi di crederci: che la Grandi Molini italiani, colosso del settore cerealicolo della famiglia Costato potesse navigare in cattive acque lo si poteva accettare, ma che fosse vicina al fallimento appariva più difficile. Invece la situazione sarebbe proprio questa: a quanto annunciato dai sindacati, l'azienda ha inoltrato formale richiesta di concordato preventivo al Tribunale di Rovigo. Significa che sta cercando di individuare un percorso condiviso, per quanto sub judice, per evitare il fallimento. Così da tutelare sia il futuro dell'azienda che i posti di lavoro.

Gli indizi c'erano, si è detto. Proprio Rovigooggi aveva riportato in esclusiva la notizia dell'annuncio della chiusura della sede amministrativa di via Aldo Moro (leggi articolo), con trasferimento degli uffici a Mestre. In ballo le posizioni di una trentina di lavoratori. Intanto a Livorno era incandescente la situazione dello stabilimento locale, con una complessa trattativa con i sindacati per la cassa integrazione a zero ore e all'80% di stipendio che interessava una cinquantina di dipendenti.

E proprio da Livorno, nella mattinata di giovedì 5 novembre, al termine di un incontro, i sindacati hanno dato l'ufficialità a quello che era un timore condiviso: il grande passo (negativo) è stato fatto. Il concordato è stato richiesto. Da questo momento il futuro dell'azienda e di centinaia di famiglie non è più in mano unicamente alle parti sociali, ma anche al giudice del tribunale fallimentare. Al quale spetterà, in ultima istanza, decidere se ammettere o meno al concordato l'impresa. A monte, ovviamente, starà l'accettazione del concordato stesso da parte dei creditori.

 

5 novembre 2015
Studio legale Fois 468x60




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