TRIBUNALE ROVIGO Caricato un filmato realizzato con un cellulare durante l'udienza. Lo stimato magistrato accusato senza alcun senso, inviti alla resistenza, alla disobbedienza. Messaggi pericolosi, qualcuno dovrebbe provvedere

Follia sui social: giudice additato per avere fatto il proprio dovere

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Due settimane di permanenza online, quasi 1500 visualizzazioni, un magistrato del Tribunale di Rovigo che ogni giorno cerca di fare al meglio la professione della sua vita accusato e additato in maniera folle da un video realizzato durante una udienza con un cellulare. Il tutto in un momento in cui gli standard del palazzo di giustizia sono molto bassi. E' un messaggio pericoloso, qualcuno potrebbe provvedere?


Rovigo - "Noi siamo stanchi della mala giustizia: fermiamo giudici corrotti, coloro che triturano uomini e donne come se fossero in macelleria, invochiamo la legge popolare". "Vogliamo arrestare il giudice". "Quando la legge diventa ingiustizia, la disobbedienza diventa un dovere". "Noi vogliamo arrestare il giudice". "Il giudice si è sottratto all'arresto ed è latitante". "Istigazione alla resistenza senza riserve". "Il giudice non va a casa se l'imputato non va a casa".

Un magistrato del Tribunale di Rovigo - del quale per scelta non facciamo il nome - è da due settimane circa preso di mira da un video che circola su Youtube. Quasi 1500 le visualizzazioni. Non tantissime, ma neppure poche. Il tutto in un periodo non facile, carico di tensioni sociali ed economiche e nel quale bisognerebbe sempre pensare due volte, prima di puntare il dito contro qualcuno. Perché un messaggio del genere non si sa mai come può essere interpretato da una persona non in pace con se stessa.

A maggior ragione se ci si trova all'interno di un Tribunale, come quello di Rovigo, ancora molto lontano, nonostante la recente implementazione della videosorveglianza, dagli standard di sicurezza di altri palazzi di giustizia. Quindi sì, certo, magari chi ha caricato il video persegue la propria idea di giustizia e non ha nessun intento violento. Ma non si sa mai come possano essere recepite da altri quelle accuse. Precise, puntuali, pesanti, infondate. Insomma: una persona presa di mira per avere fatto il proprio lavoro con serietà, competenza e tranquillità. E avere tra l'altro emesso, nel caso di specie, una sentenza piuttosto mite.

I fatti risalgono al 2 novembre scorso. Quando si discuteva del caso di un 43enne di Porto Tolle. Era accusato di evasione dai domiciliari, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Domiciliari ai quali era finito in seguito a un arresto operato dai poliziotti del locale commissariato, che gli contestavano la coltivazione di decine di piante di marijuana nel suo orto. In seguito, non avrebbe rispettato la misura e, una volta raggiunto dai poliziotti, avrebbe scatenato una violenta reazione nei loro confronti. Dalla accusa di resistenza è arrivata una assoluzione piena. Quella di lesioni è stata riqualificata dal giudice in percosse e, mancando la querela, è arrivata una dichiarazione di non procedibilità. Per l'evasione la pena è stata quantificata in otto mesi, sospesi, suscettibili ovviamente di appello.

All'udienza era presente una ventina di persone. "Sovranisti", ossia convinti sostenitori e fautori - legittimamente - del principio della sovranità individuale. Hanno sostenuto l'imputato che, nel rendere dichiarazioni, a un certo punto ha dichiarato in arresto il giudice, sostenendo che si stava compiendo un falso ai suoi danni. Il filmato presente su Youtube e realizzato con un cellulare è relativo proprio a questa fase. Una ventina di minuti nel corso dei quali scritte sovrapposte al filmato accusano il giudice di essere corrotto e invitano alla disubbidienza.

Messaggi pericolosi. E che magari sarebbe meglio qualcuno provvedesse a rimuovere. C'è piena libertà di espressione, nel nostro Paese, grazie a Dio. Ma c'è anche libertà di non essere infamati e accusati senza uno straccio di prova quando da una vita si fa il proprio lavoro con competenza e passione. E, soprattutto, nella storia tutte le volte che si è invocata la legge popolare dopo poco tempo qualche rimpianto (è un eufemismo) lo si è avuto.

 

 

20 novembre 2015
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