CSA ADRIA I dipendenti della casa di riposo presidiano la Prefettura di Rovigo durante il tavolo di concertazione tra le sigle sindacali, il viceprefetto ed il direttore Mauro Badiale 

“Noi ci mettiamo il cuore e lui rende tutti dei numeri"

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Dopo la dichiarazione dello stato di agitazione (LEGGI ARTICOLO) il personale della casa di riposo di Adria continua la battaglia contro la nuova organizzazione attuata dal neo direttore Mauro Badiale che nella mattinata ha presenziato al tavolo di concertazione con le sigle sindacali ed il viciprefetto Carmine Fruncillo



Adria (Ro) - Dopo il consiglio comunale (LEGGI ARTICOLO), la Prefettura di Rovigo. I dipendenti della casa di riposo di Adria, dagli oss ad infermieri che lavorano all’interno della struttura, nella giornata di venerdì 24 febbraio hanno presidiato il Palazzo del Governo di Rovigo durante il tavolo di concertazione tra le sigle sindacali, il viciprefetto Carmine Fruncillo ed il direttore del Csa Mauro Badiale.

E’ proprio questa figura che ha portato una serie di novità dall’1 di gennaio, giorno della suo insediamento, non gradite in primis dal personale che in questi 50 giorni circa ha stravolto tutta l’organizzazione del lavoro con la conseguenza poi di invalidare la qualità del servizio agli anziani. 

“Alcuni dei pazienti sono arrivati a chiederci come potevano esserci d’aiuto” sono le parole di alcune oss che hanno espresso il disagio che stanno vivendo: dall’eliminazione di piante, oggetti, foto e ricordi degli ospiti della struttura che è diventata un ospedale soltanto con dei cartellini numerati al di fuori delle stanze, alle difficoltà nell’organico, alla rivoluzione dei turni che non solo riducono il loro salario accessorio ma anche che non rendono possibile la gestione della vita privata, “non possiamo più fare il cambio turno e se dobbiamo fare una vista medica invece di chiedere il permesso dobbiamo prendere un giorno di ferie”. 

Insomma, una gestione del lavoro che non va giù ai dipendenti che ricordano al direttore come "in quella struttura si è una famiglia" e loro per gli anziani non sono solo considerati degli infermieri o oss ma come "angeli custodi ed ogni giorno ci mettiamo il cuore per rendere migliori le giornate degli ospiti". “Se continua così sarà difficile continuare a riuscire ad essere rasserenanti e la casa di riposo non avrà un futuro”. 

24 febbraio 2017
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