TEATRO SOCIALE ROVIGO Seconda opera della stagione lirica molto apprezzata dal pubblico presente in sala. Lilla Lee interprete che convince. Ottima performance dell’orchestra sinfonica delle Terre verdiane

Tosca fa sognare

Tra ville e giardini 2018

Gran pienone per Tosca sia alla prima di venerdì 15 dicembre, che alla pomeridiana di domenica 17. Lilla Lee, il soprano nel ruolo della protagonista, con drammaticità e voce possente conquista il pubblico che apprezza anche la versione “leggera” di Cavaradossi proposta dal tenore Cristian Ricci. Sul podio un musicista di spessore come Simon Krecic




Rovigo -  Il pubblico gradisce la Tosca di Puccini: il venerdì alla prima dell’opera applaude convinto, la domenica è proprio un successo, al termine è tutto in piedi e non smette di affermare il proprio apprezzamento. 

A far la parte del leone è Lilla Lee, il soprano, che canta un sentito Vissi d’Arte prima di affondare il coltello con drammatica convinzione nelle viscere del terribile Scarpia, Mauro Bonfanti. Il baritono nel ruolo del demone che “avanti a lui tremava tutta Roma” scenicamente è davvero convincente, la voce segue l’azione. Scarpia è talmente ineccepibile che si fa quasi amare. Non si può dire lo stesso per il tenore Cristian Ricci nella versione del venerdì, Cavaradossi canta nel terzo atto una delle arie più splendide di tutto il repertorio lirico, E lucean le stelle, e Ricci rimane come a metà, con gli acuti buoni, una buona esecuzione ma il cui fraseggio non muove il cuore. In realtà il pubblico dalla platea apprezza comunque.

Di fondo c’è un’amalgama che non quadra. Il contrasto tra la voce di Lilla Lee, dalla corposità drammatica e dall’acuto possente oltre che un’ottima presenza scenica, e quella di Cristian Ricci, tenore lirico quasi leggero, non giova alla resa della costruzione vocale della coppia.

Molto apprezzata la direzione di Simon Krecic, una sensibilità straordinaria nel rendere palesi quei passaggi musicali nascosti nelle trame dell’armonia, un porgere i suoni ai cantanti che raramente si è sentito al Sociale in questi ultimi anni, ed assieme a lui si afferma l’orchestra sinfonica delle terre verdiane tra cui un primo clarinetto veramente notevole.

Artemio Cabassi, il regista, lo si apprezza fin da subito per la bellezza dei costumi e poi nella costruzione della scena del Te Deum, maestosa ed inquietante ma anche familiare a tutto ciò che si era visto fino a quel momento. E’ proprio la fine del primo atto a mostrare l’inquietudine armonica quasi verista che Puccini porterà al culmine in Turandot.

I.L. 

18 dicembre 2017
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