VIOLENZA SULLE DONNE (ROVIGO) Arriva l'assoluzione dal reato più grave per il compagno e le due figlie di lui che avrebbero aggredito la giovane indiana

"Pestata a sangue e fatta abortire": ma l'accusa non regge

Tra ville e giardini 2018

Il processo si era formalmente aperto nell'aprile del 2013 (LEGGI ARTICOLO), ma di fronte al giudice monocratico, mentre in seguito è emersa la competenza collegiale del procedimento, alla luce della gravità dei presunti reati contestati. Così, il procedimento era ripartito, giovedì 16 novembre 2017, di fronte ai giudici del Collegio di Rovigo. Al centro di tutto, una brutale aggressione che sarebbe stata subita da una donna indiana, pestata e fatta abortire in questo modo dai familiari dell'uomo. Nel pomeriggio di giovedì 11 gennaio, infine, la discussione del processo



Rovigo -  Non solo la avrebbero picchiata, insultata, ferita, buttata a terra e le avrebbero procurato un aborto. La giovane indiana di 36 anni sarebbe anche stata a lungo molestata, minacciata, perseguitata dall'ex compagno, di 46 anni, e dalle figlie di lui, di 24 e 21 anni. Una impostazione, quella accusatoria, che al vaglio dibattimentale del tribunale collegiale ha però retto solo in parte, con l'accusa di procurato aborto non ritenuta provata dai giudici.

I fatti risalgono, secondo la ricostruzione operata dalla Procura, alla parte finale dell'anno 2013. Un primo episodio si sarebbe verificato il 4 novembre del 2013, quando la 35enne ex compagna dell'imputato sarebbe stata insultata, spintonata, cacciata di casa, buttata a terra. Un trattamento violento dal quale derivarono, alla giovane, secondo questa ricostruzione dei fatti, non solo ecchimosi e lividi, ma anche l'interruzione della gravidanza, che ha dato vita a una contestazione specifica. Una aggressione alla quale avrebbero partecipato tutti e tre gli imputati.

Tra fine novembre e dicembre 2013 poi l'ex compagno la avrebbe perseguitata. Sia con numerose telefonate mute, sia con altre nel corso delle quali avrebbe parlato eccome. In particolare affermando che, al momento del suo ritorno in India, avrebbe diffuso un video nel quale si vedevano lui e la ex fare sesso. Lo avrebbe mostrato a tutti in modo da disonorarla. Lo avrebbe, in particolare, mostrato anche alla famiglia di lei.

A difendere tutti e tre gli imputati, l'avvocato Rita Sofia Tiengo di Rovigo, mentre la giovane  presunta vittima è costituita parte civile con l'avvocato Dania Pellegrinelli. 

Nel corso dell'udienza di giovedì 16 novembre, era stata ascoltata la giovane che sarebbe la vittima degli episodi contestati, che ha raccontato la propria vicenda processuale, oltre che altri testi, tra i quali un medico che però non ha saputo fornire certezze sulle cause dell'aborto. 

Nella giornata di giovedì 11 gennaio, la sentenza. Assoluzione dall'ipotesi di reato di procurato aborto, mentre per l'imputato è arrivata una condanna a otto mesi, per stalking e lesioni, con sospensione della pena, mentre le due imputate hanno incasso tre mesi, sospesi, solo per le lesioni. La provvisionale sul risarcimento è stata quantificata i 1500 euro.

11 gennaio 2018
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