CASO COIMPO ADRIA (ROVIGO) Il Comune di Adria non vuole pagare la bonifica del sito. E l'avvocato, dopo le ricerche, conferma: si può fare causa a Palazzo Celio

Unica certezza: scontro frontale e milionario con la Provincia

Tra ville e giardini 2018

In una serata, quella di giovedì 11 gennaio al centro parrocchiale di Ca' Emo, che non ha partorito grandi soluzioni o novità - ben difficilmente avrebbe potuto - c'è, però, un elemento importante, nel caso Coimpo: il Comune di Adria, forte anche del parere dello studio legale Trovato, di Padova, ha scelto: non si accollerà i costi di pulizia e bonifica dell'impianto di Ca' Emo, ritenendo ci siano gli estremi per domandare che sia la Provincia, qualora la ditta non voglia farlo, a farsi carico delle spese, stimate, è stato detto nel corso della serata, quattro o cinque milioni di euro


Adria (Ro) - Una serata inconcludente e che non è arrivata ad alcun punto fermo reale, come, del resto, non avrebbe potuto farlo, alla luce delle premesse. Atti di indagine conosciuti a brani, se non addirittura per sentito dire. Un generale clima di malcontento verso il Comune di Adria che, però, almeno allo stato, nella vicenda è unicamente parte lesa, laddove, nei tre filoni di indagini Coimpo, ci sono decine tra indagati e arrestati. Comune che, tra l'altro, non ha alcuna competenza in tema di sicurezza sul lavoro e alcuna competenza specifica nella gestione dei rifiuti. E proprio queste sono le due tematiche principali del caso Coimpo.

Riassumiamo, visto che non fa mai male. E mai come in questo caso ce n'è bisogno. Al momento sono tre i procedimenti penali aperti su vicende attinenti Coimpo. Uno, con otto imputati in qualità di persone fisiche e due società chiamate a rispondere, in sede comunque penale, a titolo di responsabilità amministrativa, è aperto per omicidio colposo, a seguito delle quattro morti sul lavoro del 22 settembre 2014. Proprio ieri, mercoledì 10 gennaio, l'accusa ha contestato una nuova, pesante ipotesi di reato (LEGGI ARTICOLO). 

Il secondo procedimento penale, il più recente ad emergere, è in fase di indagine preliminare. In esso, gestito dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, si ipotizza lo spandimento di fanghi da depurazione su terreni agricoli, senza che questi fanghi avessero subito tutti i trattamenti previsti dalla legge (LEGGI ARTICOLO). Sei le persone al momento sottoposte a misure cautelari per questa inchiesta, mentre in tutto sono 41 quelle indagate. Una inchiesta simile, che costituisce il terzo procedimento, è quella aperta dalla direzione distrettuale antimafia di Firenze, per la quale, di recente, è stata comunicata la chiusura (LEGGI ARTICOLI). A fare da contorno, una appendice dell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, con due funzionari pubblici indagati per presunte omissioni o connivenze.

Il sindaco Massimo Barbujani, a fronte delle prime contestazioni, da parte dei residenti di Ca' Emo, comprensibilmente preoccupati, è stato chiaro: "Io ho la coscienza a posto", ha detto. "Ci siamo costituiti parte civile nei procedimenti nei quali siamo parte offesa, io non sono tirato in ballo nell'inchiesta, come non lo è il Comune di Adria, se non, appunto, come parte offesa".

A quel punto, la questione principale, per Palazzo Tassoni, è risultata chiara: adesso chi paga la bonifica del sito, dove ci sarebbero qualcosa come 45mila tonnellate di rifiuti da portare via? Una questione che sta molto a cuore anche al Comitato Ca' Emo Nostra, rappresentato dall'avvocato Deborah Stoppa, nel corso dell'incontro. A monte di tutto, c'è l'ordinanza della Provincia che imponeva a Coimpo questo adempimento. Ordinanza la cui validità è stata ribadita, lo scorso settembre, dai giudici dei Tar (LEGGI ARTICOLO). Tutto, quindi, dovrebbe essere risolto: pagherà Coimpo. Magari fosse così facile.

Coimpo, a quanto pare, non ha soldi. Vuoi per il prolungato stato di inattività, ora divenuto definitivo, vuoi per la revoca delle autorizzazioni all'esercizio, disposta a ottobre da parte della Provincia (LEGGI ARTICOLO), vuoi per il sequestro di tutto l'impianto disposto a seguito dell'inchiesta di Venezia. Il tutto senza dimenticare che la liquidità di Coimpo era già stata oggetto di sequestro a seguito dell'indagine di Firenze. E pare davvero fantasioso pensare che il giudice toscano che ha disposto il sequestro per fatti verificatisi in Toscana possa sbloccare quella somma perché sia usata per sanare danni prodotti a Rovigo. Certo, è stato proposto, dalla politica. Ma molto difficilmente accadrà.

Del resto, per il Comune di Adria pagare una somma del genere è impensabile. Si rischia il defalut. In italiano, bancarotta. E' in questo contesto che si inserisce l'idea di fare causa alla Provincia. La aveva avanzata in autunno già il consigliere comunale di Indipendenza Noi Veneto Luca Azzano Cantarutti, componente della maggioranza (LEGGI ARTICOLO)L'idea di base è che la Provincia possa essere chiamata in causa per la sua presunta negligenza.

Questo perché, almeno in teoria, in questa situazione non ci si dovrebbe trovare, perché le autorizzazioni rilasciate dalla Provincia per gestire i rifiuti sono vincolate alla presenza di polizza fidejussorie. In sostanza, assicurazioni per le quali, se dovesse accadere un patatrac - ed è sicuramente il caso di Coimpo - ci sono liquidi per sistemare il danno. Purtroppo, però, in questo caso le polizze non funzioneranno. In primo luogo perché la fiduciaria che le aveva emesse è fallita, ma anche perché, secondo alcune interpretazioni, sin dall'inizio quelle polizze avevano qualche vizio. Palazzo Celio non avrebbe dovuto accettarle (LEGGI ARTICOLO).

Nel corso dell'incontro di giovedì 11 gennaio, l'avvocato Trovato ha confermato questa interpretazione: si può chiamare in causa la Provincia. Le si può fare causa. Nel campo della teoria e del diritto, però. Nel mondo reale, la questione è un po' più complessa. In primo luogo per le tempistiche di una causa del genere: anni. In secondo luogo perché la Provincia non ha un soldo. Sta regalando strade provinciali ai Comuni perché non ha i soldi per la manutenzione. Come si può pensare che un ente che non ha soldi per coprire le buche li abbia per pagare quattro o cinque milioni di euro di bonifica? Certo si può provare col patrimonio. 

Un incontro, appunto, senza conclusioni certe, senza nessuna di quelle risposte che la gente avrebbe voluto. Alla fine, una grande verità l'ha detta Filippo De Sero, florovivaista e imprenditore agricolo di Villadose, presidente del locale mandamento di Coldiretti. "Il Polesine dovrebbe essere la terra dei prodotti tipici e del chilometro zero, stiamo diventando la discarica di mezzo mondo".

 

 

 

11 gennaio 2018
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