CULTURA ROVIGO Giovedì 15 febbraio in Accademia dei Concordi Leonardo Raito ha presentato il suo ultimo libro “Paolo Spriano intellettuale militante”

Il ritratto del grande storico del Pc nel libro di Raito 

Tra ville e giardini 2018

Tracciata una biografia organica del grande storico del Pci Paolo Spriano, indiscusso protagonista della vita culturale e politica del paese dal dopoguerra fino alla morte prematura avvenuta nel 1988 a soli 63 anni, nel libro di Leonardo Raito presentato all’Accademia dei Concordi 



Rovigo - Un libro per approfondire la conoscenza di una figura di spicco del panorama politico e culturale del Dopoguerra. E’ l’ultimo volume di Leonardo Raito, “Paolo Spriano intellettuale militante”, edito dalla Cleup di Padova, che è stato presentato giovedì 15 febbraio in Accademia dei Concordi. 

A spiegare il libro, grazie a un bel dialogo con l’autore, è stata la storica e ricercatrice Laura Fasolin, che dopo aver lodato l’operazione di ricostruzione biografica attuata da Raito con l’aiuto di una vasta documentazione, ha voluto tracciare un bilancio dei punti più significativi del libro. 

In primis, la Fasolin si è soffermata su una lettera di Spriano ad Ada Gobetti del 1947 che certifica il senso dell’impegno politico del giovane storico. La Fasolin si è soffermata poi sul 1956, l’anno di svolta per il Pci a seguito del XX congresso del Pcus e dei fatti d’Ungheria, anno che anche Spriano visse con una profonda sofferenza, che lo portò, in un primo momento, a sottoscrivere il manifesto dei 101 per poi ritrattare dopo un confronto con Togliatti. La relatrice ha voluto poi chiedere all’autore il significato dei carteggi con Bobbio e Berlinguer, ampiamente riportati nel libro. 

Alle varie osservazioni e domande, Raito ha risposto con puntualità: “Spriano visse con profondo senso di aderenza la sua esperienza partigiana e si considerò sempre antifascista, considerando l’antifascismo come momento fondante della nostra repubblica. Spriano seppe essere anticipatore dei tempi? Non lo so, so però che gli ultimi anni della sua vita furono contraddistinti anche da una riflessione profonda e da un ripensamento del ruolo dei comunisti nella storia italiana: pensava ad esempio che fossero venute meno le ragioni divisive tra socialisti e comunisti, che si dovesse attuare un profondo ripensamento di quanto era avvenuto nei paesi del socialismo reale e che forse i comunisti dovevano avere più coraggio nello spingere avanti una presa di coscienza del fallimento di quell’esperienza. Purtroppo morì prima di vedere il crollo del muro di Berlino e la trasformazione del Pci in Pds”. 

19 febbraio 2018
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