INIZIATIVE CRESPINO (ROVIGO) Venerdì 9 marzo alla biblioteca civica il comitato scientifico Sebastiano Nino Bedendo ha organizzato una conferenza dal titolo “Donne in guerra: nuovi ruoli e nuovi orizzonti” con relatrici Silvia Succi, Elena Branca ed Danie

La lunga lotta delle donne durante la guerra 

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Sono stati analizzati i riconoscimenti giuridici del ruolo della donna nella società, la presenza delle donne all’interno della Croce Rossa Internazionale e le proteste operate da gruppi femminili polesani nel 1917 all’incontro “Donne in guerra: nuovi ruoli e nuovi orizzonti” promosso dal comitato scientifico “Sebastiano Nino Bedendo” nel Comune di Crespino



Crespino (Ro) - “Donne in guerra: nuovi ruoli e nuovi orizzonti”. Questo il titolo della conferenza che si è tenuta venerdì 9 marzo, presso la biblioteca civica di Crespino, dal comitato scientifico “Sebastiano Nino Bedendo”.

Nella serata si sono articolate le storiche e ricercatrici Silvia Succi dell’associazione culturale ferrarese “Pico Cavalieri”, Elena Branca dell’associazione nazionale Sanità Militare Italiana e Daniela Baldo, del comitato scientifico “Nino Bedendo” di Rovigo. Dopo un primo saluto di benvenuto da parte del consigliere Bruno Malaspina, le studiose hanno ripercorso in modo personale ed estremamente approfondito il lungo e duro cammino che ha portato le donne, a cavallo della Prima Guerra Mondiale, verso quei diritti negati loro nei secoli. 

Tre relazioni distinte che hanno analizzato i riconoscimenti giuridici del ruolo della donna nella società, la presenza delle donne all’interno della Croce Rossa Internazionale e le proteste operate da gruppi femminili polesani nel 1917. 

Il sindaco Angela Zambelli ha accolto il numeroso pubblico presente in un discorso appassionato ed appassionante: il messaggio chiave che ha voluto lasciare alla platea è un invito rivolto al mondo femminile a prendere coscienza del proprio valore personale, non rimanendo ingabbiato in immagini stereotipate di “angeli del focolare” o di una perfezione fittizia da “principesse”.

Le parole del sindaco sono state il giusto anticipo per l’intervento di Silvia Succi, che ha raccontato le condizioni delle donne nella famiglia e nella società prima del processo di emancipazione avviato nel XX secolo. Il quadro emerso ha mostrato donne, madri e figlie sottomesse e senza diritti all’interno delle proprie famiglie, senza poter essere ammesse nei pubblici uffici, economicamente impossibilitate a gestire il proprio stipendio. Questo status quo fu improvvisamente interrotto dall’avvento della Grande Guerra, che impose una frattura nell’ordine familiare e sociale. Le donne scoprono proprio in questo un nuovo ed inaspettato senso di orgoglio, improvvisamente prendono coscienza del proprio valore e dei diritti troppo a lungo negati. Tutto lentamente ma inesorabilmente cambia: cambia l’immagine esteriore della donna, la moda si adatta alle nuove esigenze tanto che gli abiti e il taglio dei capelli diventano funzionali e meno legati ad orpelli ed criteri meramente estetici: le donne cominciano a studiare e laurearsi, si pongono alla guida di treni e tram, diventano portalettere, puliscono camini, producono munizioni, si trasformano in vigili del fuoco, e diventano medici ed infermiere. 

Quest’ultimo aspetto è stato proprio al centro della relazione della seconda conferenziera Elena Branca, la quale ha ripercorso il difficile cammino che ha portato le donne ad assumere incarichi sempre più importanti soprattutto all’interno della Croce Rossa Internazionale. La studiosa ha riportato illustri esempi di donne che, dalla guerra d’indipendenza americana, passando per quella russo-giapponese del 1904  e confluendo nella Grande Guerra hanno raggiunto il fronte e si son trovate a fianco dei soldati per soccorrerli, curarli, regalare un raggio di sole che dissipasse o anche solo allontanasse la sofferenza interiore e fisica. Gesta di coraggio che a volte sono sfociate in atti di eroismo come quello della dottoressa Filomena Corvinia, poi encomiata con medaglia al Valore Militare, per aver continuato ad operare il proprio paziente nonostante la sala operatoria fosse sotto bombardamento. Donne che, nel fare le infermiere per la Croce Rossa, nemmeno ricevevano uno stipendio, ma solo vitto ed alloggio, ma non per questo son venute meno a quella missione umanitaria che le ha portate ad essere infine riconosciute dal mondo maschile. 

Il terzo aspetto affrontato durante la serata da Daniela Baldo è stato rivolto ai movimenti di protesta femminili avvenuti in Polesine durante la Grande Guerra. Proteste che nascono dalla sofferenza e dalla povertà del popolo polesano, costretto a vivere di espedienti, schiacciato dalla fame, mentre gli uomini capaci erano impegnati a combattere. Le donne diventano protagoniste di rivolte popolari spontanee, si macchiano di azioni violente nei confronti di coloro che vengono ritenuti i sostenitori della guerra: parroci, nobili, imprenditori. La rivolta scende nella piazza, non risparmia persone e cose, ne derivano processi nei quali le protagoniste vengono condannate a risarcire per i danni provocati. 

Le tre relazioni presentate durante la conferenza hanno permesso di cogliere aspetti diversi attinenti ad una immagine della donna che non si rassegna alla disperazione, ma attiva, dinamica, forte, appassionata, materna, ribelle che ha saputo cercare e trovare in vari canali una sua identità e ridisegnarsi un nuovo ruolo in una società finalmente in grado di comprendere ed accettarne il valore. 

 

12 marzo 2018
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