ROVIGO Aicha Fuamba e Sofia Teresa Bisi sono le vincitrici del concorso nazionale Lingua Madre con il progetto “Per aspera ad astra”

Storia di coraggio che viene premiata al salone del libro di Torino 

Tra ville e giardini 2018

Il rapporto docente – studente è più forte di ogni barriera. La testimonianza arriva da Sofia Teresa Bisi, docente di lettere del liceo delle scienze umane Celio Roccati, e una sua ex studentessa, Aicha Fuamba, di origine congolese che hanno vinto il concorso letterario nazionale “Lingua Madre. Storie di donne straniere in Italia”



Rovigo - Le vincitrici della XIII edizione del concorso letterario nazionale “Lingua Madre. Storie di donne straniere in Italia” sono Sofia Teresa Bisi, docente di lettere del liceo delle scienze umane Celio Roccati, e una sua ex studentessa, Aicha Fuamba, di origine congolese. Per un anno la docente ha accolto il bisogno della studentessa di parlare di sé e del suo difficile passato.

Dopo solo un anno la ragazza è tornata in Sicilia, ma il lavoro a quattro mani, che hanno intitolato “Per aspera ad astra”, è stato spedito a Torino lo scorso mese di dicembre. Il progetto Lingua Madre infatti raccoglie proprio le storie di donne straniere (o di origine straniera) residenti in Italia, è nato nel 2005 e ideato da Daniela Finocchi; vede il sostegno del Salone internazionale del Libro di Torino e della Regione Piemonte con l’assessorato alla Cultura e la consulta femminile del consiglio regionale del Piemonte. Al 31° Salone Internazionale del Libro, lunedì 14 maggio prossimo, è in programma la premiazione delle vincitrici.

Queste le motivazioni della giuria: “Per il racconto dell’orrore dell’esperienza dell’Africa, del Mediterraneo, dell’Europa, reso possibile dalla relazione di affidamento tra docente e discente. Per la capacità narrativa di trasformare, con il racconto, l’esperienza soggettiva di atrocità, a cui la cronaca drammaticamente abitua, in memoria collettiva. Per il senso civico che presiede all’idea che la condivisione del racconto del dramma migratorio attivi la sopportabilità del ricordo, nell’agire dell’ascolto in relazione. Il racconto è una sorta di Odissea al femminile, in cui la guerra è di altri e la patria e la famiglia sono luoghi frammentati dove non è possibile tornare. Una babele, anche linguistica, all’interno di rapporti di sangue; il tutto narrato in modo mosso e contraddittorio, dove le parole e lo stile ricalcano ed esprimono i sobbalzi dell’animo, le discordanze e le incongruenze dei sentimenti. Il modo in cui viene descritta la storia rispecchia il coraggio di chi lo narra, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alle ultime parole”.

4 aprile 2018
Studio legale Fois 468x60




Correlati: