COMUNE ROVIGO Non si raggiunge il numero legale in aula ed il consiglio comunale slitta a mercoledì 11 aprile con maggioranza a 13 invece che a 17. Quasi tutti presenti gli assenti all’appello

La maggioranza non c'è più

Matteo Masin ed Antonio Rossini in aula con parte della maggioranza
Stefano Falconi ed Alberto Borella
Antonio Rossini
Paolo Avezzù e Massimo Bergamin
Solo Giacomo Sguotti in consiglio per Forza Italia, oltre al presidente Avezzù
Maggioranza decimata, prima a 12 poi a 13 componenti
Andrea Denti, sempre più vicino al gruppo consiliare della Lega
Renato Borgato, la differenza tra il primo ed il secondo appello
Andrea Denti, Michele Aretusini e Luca Gabban
Stefano Raule con Matteo Masin in attesa di convincere qualcuno dei presenti ad entrare in consiglio
La maggioranza non c'è e la minoranza non garantisce il numero legale
Tra ville e giardini 2018

Fisicamente c’erano quasi tutti i consiglieri che non hanno risposto all’appello del segretario comunale, ma chi per uno, chi per un altro motivo, hanno deciso di non presenziare, come già anticipato (LEGGI ARTICOLO). Da una parte le rivendicazioni di Forza Italia che pretende il rispetto, ad oggi disatteso, dell’accordo pre elettorale sottoscritto con l’allora Lega Nord, dall’altra la minoranza e dall’altra parte ancora i delusi di maggioranza della amministrazione guidata da Massimo Bergamin. L’opposizione definisce il tutto non solo un disastro politico, ma anche amministrativo, ed è pronta a fare squadra per presentare una lista unitaria alle prossime elezioni dopo il periodo di commissariamento prefettizio




Rovigo – Con due stampelle dalla minoranza quel che resta della maggioranza arriva a 15, sindaco compreso. Il consiglio comunale di martedì 10 aprile non è nemmeno iniziato. Al primo appello delle 18 il numero legale dei consiglieri non c'era, 14 quelli presenti fin da subito, poi il secondo appello da tenersi, a norma di regolamento comunale 30 minuti dopo l’orario di convocazione, ovvero alle 18.30.

Allo scoccare delle 18.30 la consigliere Nadia Romeo del Pd ha preso la parola e dai microfoni dell’aula ha esortato il segretario a rifare l’appello. Mancava il presidente Avezzù e con la richiesta di fare aprire i lavori al vice, dopo qualche minuto di “melina” in attesa di qualche consigliere in viaggio verso palazzo Nodari si è temporeggiato chiamando il secondo appello dopo 30 minuti dalla fine del precedente. L’escamotage ha portato un piccolo beneficio: l'arrivo in aula di Renato Borgato che ha portato a 15 i presenti. Il consiglio è slittato quindi a mercoledì 11 aprile in seconda convocazione ed il numero legale scenderà a 11 consiglieri e la maggioranza sarà a 13 invece che a 17.

Le assenze dicono molto di più delle parole: oltre ai consiglieri della minoranza, eccetto Antonio Rossini e Matteo Masin, per la maggioranza mancavano Vani Patrese, Simone Dolcetto, Luca Paron, Carmelo Sergi, di Forza Italia, l'indipendente Alberto Benito Borella, per la Lega Daniela Goldoni, Fabio Benetti e Matteo Zanotto che votarono insieme a favore della istituzione della commissione d'inchiesta sulle autorizzazioni commerciali rilasciate nel tempo al Centro commerciale La Fattoria, contro la maggioranza.

Presenti in aula: le due stampelle, Matteo Masin, “perché ho delle interrogazioni da fare” è stata la sua risposta, e Antonio Rossini che negli ultimi tempi ha traslocato dalla zona dell'opposizione nei banchi in fondo al consiglio, poi i consiglieri propriamente di maggioranza Silvano Mella, Alba Rosito, Renato Borgato, Andrea Denti, Giancarlo Andriotto, Paolo Avezzù, Giacomo Sguotti, Luca Gabban, Nicola Marsilio, Michele Aretusini, Stefano Raule, Riccardo Ruggero e Massimo Bergamin.

Non l’ha presa bene il sindaco che, copiando il motto di Luca Zaia in campagna elettorale per la riconferma alle regionali, ha “avvertito” chi starebbe tramando alle sue spalle che “Dopo Bergamin, solo Bergamin”.

Decisa la posizione di Alberto Borella, presente a Palazzo Nodari, ma non entrato in consiglio, in attesa di scuse ufficiali da parte del sindaco, in primis, e da alcuni consiglieri. Raggiunto da Stefano Falconi, commissario provinciale della Lega, che già lo scorso consiglio comunale (tre mesi or sono) lo aveva “convinto” a rispondere al secondo appello, gli ha spiegato i motivi per cui non intende venire strumentalizzato per dare importanza ad un sindaco che con i suoi consiglieri lo ha pubblicamente additato come un “matto fanatico della Fattoria” quando aveva, secondo lui, ragioni da vendere a partire dalla ex fioreria senza autorizzazione commerciale, alle procedure di ampliamento del Centro commerciale, ma anche delle risposte non date dall’amministrazione in merito alle interrogazioni riguardanti gli spettacoli del locale El Borrachito.

I consiglieri di minoranza quindi, constatato come non ci sia più una maggioranza in Comune, e che di fatto il primo cittadino abbia lanciato la propria campagna elettorale, sono pronti a fare squadra per presentarsi uniti alle prossime elezioni comunali con una lista spogliata dai simboli di partito, unita, che sappia rispondere alla reali esigenze dei cittadini.
“Nonostante i goffi tentativi del presidente del consiglio Avezzù di temporeggiare per il secondo appello, andando contro il regolamento e dimostrando di non essere il presidente di tutti, ma della maggioranza, è sotto agli occhi di tutti che questa maggioranza non c'è. Forza Italia non ha partecipato al consiglio, in aula erano presenti 12 consiglieri più due stampelle. La città è immobile perché la giunta e la maggioranza sono presi da beghe interne”.

Romeo non nasconde come “abbiamo fatto una opposizione seria, mentre la maggioranza su tutte le questioni più importanti ha dimostrato di non potere decidere con le mani libere per la città. Oggi l'assenza è pesante a dimostrazione del fallimento di questa maggioranza. Gli unici presenti sono stati Avezzù, che sulla questione Baldetti si sta spendendo molto per sistemare un pasticcio che abbiamo ereditato dal suo mandato di sindaco, e Sguotti, per questioni di personale vantaggio imprenditoriale e familiare”.

Per Ivaldo Vernelli (M5s) “oggi comincia campagna elettore per le prossime elezioni. Questo comune naviga nei soldi, 18milioni di euro in avanzo di bilancio, e non ha la possibilità di spenderli per la incapacità politica di programmazione. Qui non stiamo parlando di un problema solo politico, ma anche amministrativo, che può essere risolto solo dal commissario ed in questo anno di tempo possiamo creare una nuova lista unica civica dove i partiti sono assenti. Ci sarà tutto il mio sostegno ed appoggio, ma non mi candiderò più a sindaco”.

E' sotto agli occhi di tutti che la città continua ad agonizzare, - afferma Marco Bonvento della lista Menon - in questi due anni non è stato portato nulla alla città. Mi auguro si possa andare alle elezioni passando per un commissariamento rigoroso”.

Di parere contrario è Andrea Borgato (Pd) il quale ritiene che “il commissario sarebbe l'ennesima sconfitta della politica. L'attuale maggioranza ha prodotto solo carte, sistemato cassetti. E' triste constatare come questa amministrazione continui a mercanteggiare quando si è sempre definita trasparente e contraria a giochetti politici”.

La defezione dei consiglieri sarebbe una questione di poltrone ed il caso sollevato da Mattia Moretto (Pd) è proprio quello di Claudio Paron, visto che il figlio Luca non era presente in aula: “Quando si perde una poltrona da 50mila euro (nel cda di Ascopiave) e non è ancora stato fatto un Governo per corteggiare qualche ministro, una occupazione serve. - commenta - Ci sono tante bocche da sfamare e questo è risultato di oggi. A Rovigo purtroppo non si parla di problemi reali, ma solo di poltrone e questo è degradante per chi vorrebbe fare politica davvero”.
Altro punto che dimostra il fallimento totale di questa maggioranza secondo Vernelli è anche il fatto di “non ascoltare chi ne fa parte e che ha portato temi di interesse pubblico sul tavolo del consiglio, hanno allontano persone oneste che di poltrone non ne volevano sapere come Simone Dolcetto e Daniela Goldoni. Ora persino gli assessori scelti dal sindaco sono diventati ingombranti”.

“Se dovessimo elencare i danni di questa amministrazione staremo qua a lungo – conclude Giorgia Businaro del Pd - Tra il nulla ed i danni che potrebbe ancora fare come l'operazione Maddalena, il lodo Baldetti, il piano degli interventi, preferisco il nulla. Sono felice della dichiarazione di Ivaldo di creare questa lista unica e sono pronta a dare il mio contributo”.

10 aprile 2018
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