STAGIONE DI PROSA ROVIGO Ultimo spettacolo in programma con Enrico Lo Verso in “Uno nessuno centomila” che conquista tutto il pubblico anche scendendo in platea 

La semplice e grande umanità dell’attore a piedi nudi 

Tra ville e giardini 2018

Esperienza unica con Enrico Lo Verso nel monologo del capolavoro di Luigi Pirandello. Il flusso della vita, il cambiamento e l’essere ciò che gli altri pensano che siamo… Lo Verso è stato un gigante a piedi nudi sul palcoscenico del Sociale. E alla fine l’attore toglie la maschera e diventa persona nell’incontro col pubblico



Rovigo -  Il vibrante monologo di Enrico Lo Verso ha concluso magistralmente la stagione di prosa al Teatro Sociale di Rovigo.

Non ha tradito le aspettative lo spettacolo del 12 aprile “Uno, nessuno, centomila” che ha portato sul palcoscenico il capolavoro di Luigi Pirandello, proprio in occasione del 150esimo anniversario della nascita.

La messa in scena di un romanzo così importante non poteva che essere introspettiva e spunto per riflessioni personali ed esistenziali, a partire dai temi cari del Pirandello: le 100 maschere della quotidianità e la follia.

L’adattamento e la regia di Alessandra Pizzi riescono magicamente a trasformare un romanzo datato e ostico in un messaggio contemporaneo, semplice ed accessibile a tutti, tanto che l’interpretazione di Lo Verso, fluida e senza esitazioni, sembra scorrergli nelle vene prima ancora di arrivare al pubblico. 

Il pubblico, quello numeroso delle grandi occasioni, attento e coinvolto da quell'unico protagonista sulla scena. La scena così volutamente scarna, fissa ed essenziale, mossa solo da pochi giochi di luci e da qualche effetto sonoro.

Tutto già perfetto, ma alla fine lo spettacolo nello spettacolo: un ulteriore ed ancora più coinvolgente monologo personale di Lo Verso che, nel salutare il pubblico, lo fa sentire parte essenziale e linfa dello spettacolo stesso.

Non solo l'attore elogia il nostro piccolo gioiellino di teatro, ma ringrazia il pubblico per l'energia che lo spettatore di oggi e di ieri riesce a trasmettere a quelle tavole del palcoscenico, energia che ogni attore riceve ad ogni spettacolo, magari ancor più attraversandolo scalzo, così come era lui.

Poi, a sipario chiuso, un regalo ancora più grande: Lo Verso scende in platea a parlare direttamente con gli spettatori, gli ultimi intrattenuti a lasciare, come da sua richiesta, un commento scritto sul suo "diario di viaggio".

Ed è lì che l’attore dimostra tutta la sua semplice umanità e la sua grande passione per il suo lavoro, raccontando di come in soli 6 giorni sia riuscito ad imparare a memoria il monologo, delle 300 rappresentazioni nei vari teatri e delle vibrazioni più belle ricevute quando gli spettatori sono i ragazzi delle scuole.

Nessuna stanchezza nel volto e nelle parole, tutti gli inevitabili selfie scattati con un sorriso, uno scambio di energia nel forte abbraccio e con gli occhi negli occhi.

Così, sul finale, magari rovesciando il significato dell'opera appena vista, i "centomila" spettatori non si sono sentiti un "nessuno" all'interno di un buio teatro, ma valorizzati "uno" per "uno" da quell'unico (nel senso di "solo" sul palco, ma soprattutto nel senso di "grande") attore.

Stefania Schiesaro

14 aprile 2018
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