OSPEDALE ROVIGO Antonio Compostella, direttore generale dell’Ulss 5 polesana, dati alla mano, confuta la tesi di medici che scapperebbero dalla struttura pubblica per confluire in quelle private

“La temuta fuga dal pubblico al privato non c’è”

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Nel giro di 5 anni i pensionamenti saranno quasi finti, il personale rinnovato e nella contezza attuale. Quindi 470 medici e 1900 tra infermieri, operatori, oss e tecnici. A cessare in gran quantità sono fondamentalmente i medici che vanno in pensione, poi il fisiologico turn over di quelli che si trasferiscono in altro ospedale per vincita di concorso. A questi numeri però “l’Ulss riesce a sopperire anche se a volte i tempi possono essere lunghi”, diverso il problema della mancanza di specialisti 


Rovigo - Ci tiene a farlo sapere il direttore generale dell’Ulss 5 polesana, Antonio Compostella: “Non c’è la fuga dei medici dal pubblico al privato, almeno non qui in Polesine. C’è turn over da pubblico a pubblico. Quello che è certo è che ci sono delle difficoltà nel reperire degli specialisti. Come in anestesia e rianimazione, in radiologia, in ostetricia e ginecologia e soprattutto specialisti in medicina e chirurgia di accettazione e pronto soccorso”.

Compostella per dare forza alle sue affermazione snocciola i numeri dell’Ulss 5, e la somma delle ex Ulss 18 e 19, per quanto riguarda i medici, fermo restando che la voce “cessati” significa che sono andati in pensione. Nel 2015: cessati 43, assunti 36; nel 2016 cessati 48 assunti 41; nel 2017 cessati 49 assunti 63. Per un totale di 461 medici nel 2015; 457 nel 2016; nel 465 nel 2017 e 470 oggi come oggi. Passando alle altre figure ospedaliere: sono 1900 di cui 1200 infermieri, e 700 tra oss, tecnici, fisioterapisti, ostetriche, “anche questo dato a saldo positivo, grazie alla graduatoria, ho potuto assumere gli infermieri che mancavano. Non c’è politica di riduzione in totale” spiega Compostella. 

“Le cessioni sono per pensionamento - ribadisce - poi un dottore in pensione fa quello che vuole, può andare nella struttura privata”. 

Per quanto riguarda il recesso senza diritto di pensione, ovvero di passaggio da pubblico a pubblico quando un medico vince un concorso in un’altra struttura e si trasferisce, i numeri sono i seguenti: 18 su 461 nel 2015, 31 su 465 nel 2017, 18 su 470 nel 2018. “Mi sembrano numeri abbastanza fisiologici - commenta il dg - si attestano attorno al 7-8%”. Il turn over in Anestesia lo scorso anno è stato di 13-14 medici su 40. “Ci attiviamo per tempo ma tra bandi di concorso, bando di mobilità, passano anche tre mesi prima di trovare la sostituzione. C’è un tempo di latenza, e questo inevitabilmente crea sofferenza nei reparti”.

Il problema numero uno è la mancanza di specialisti, “vero problema del pubblico e del nostro sistema regionale e nazionale”.

L’Ulss 5 in questo momento avrebbe bisogno di almeno 5- 6 specialisti in Radiologia, ci sono 5-6 buchi in Rianimazione, “tra 15 giorni, giusto il tempo di espletamento dei bandi, ne dovremmo assumere 3-4 in radiologia. Non c’è nessuna volontà di lasciare sguarniti gli organici”.

Il problema si è creato perché “a mio avviso il Miur ha sottovalutato, la carenza di medici in senso assoluto e la carenza di figura specialistiche, sottostimando entrambe le categorie. Perché non aumentano i posti in specialità? Lo specialista sta dentro la scuola di specializzazione con la borsa di studio, da una decina di anni si tratta di 1800 euro al mese. Mancano soldi per le borse di studio? Aumentino comunque i posti in specialità, di cui solo alcuni con borsa di studio” incalza Compostella.

Come si sopperisce finché non si recuperano gli specialisti? “Nel caso del Ps e del 118 sopperiamo con dei contratti di due tipi: assunzione di liberi professionisti specialisti, oppure dei contratti con delle cooperative che forniscono i medici per la copertura di determinate attività, prevalentemente nel caso della gestione dell'emergenza urgenza, fino a che non avremo l’organico sufficiente”.

Relativamente al secondo medico di guardia nei reparti di medicina interna “c’è una guardia dalle 20 alle 8 per un totale 116 letti, che viene dal pool dei medici interni”.

“L’ospedale funziona 24 ore su 24 con le guardie notturne in Ps, in terapia intensiva, in guardia anestesiologica e nei reparti. Nel caso del reparto internistico c’è una guardia dalle 20 alle 8 per un totale 116 letti, che viene dal pool dei medici interni alimenta la guardia. La guardia serve per gestire le urgenze al letto o i ricoveri notturni, tenendo presente che ognuna delle specialità hanno poi un medico reperibile di guardia. Perché questa scelta del 2015? La trovo funzionale, i singoli organici sarebbero inadeguati per garantire la guardia del singolo reparto; inoltre uno solo e non due perché questo medico che fa la guardia internistica davanti all’emergenza, può contare su altri medici di guardia in ospedale, quello chirurgico, quello di anestesia, della terapia intensiva, e può chiamare il medico reperibile”. A conferma della sua tesi Compostella riporta il dato delle chiamate dei medici reperibili,  “le chiamate sono basse per singolo medico specialista, meno di una a settimana, 0,7-0,8, i più chiamati sono i gastroenterologi. Una serie di dati ci dicono che questo sistema ci permette di rispettare la normativa europea e rispettare i carichi di lavoro”.

Altro dato interessante è l’età media dei medici, in linea con tutti i fattori in campo: 47,9 anni per le donne, 53,5 anni per gli uomini. “Nella nostra Ulss questo dato calerà. Nel giro di 5 anni si concentrerà il pensionamento, per cui ci sarà il rinnovo. Rinnovo dei lavoratori in tutti i settori. 

Va via uno, ne entra un altro, è la nostra regola”.

 

 

 

3 maggio 2018
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