POLITICA ROVIGO L’onorevole Rosy Bindi è intervenuta in Pescheria Nuova tracciando un ritratto di Vittorio Bachelet, giurista vittima delle Brigate rosse 

Il dialogo possibile, la migliore lezione del professor ammazzato dalle Br 

Francesco Milan, Rosy Bindi e Andrea Borgato

Un ritratto profondo e carico di significati quello che l’onorevole Rosy Bindi, già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, tratteggia di Vittorio Bachelet ucciso dalle Brigate Rosse 38 anni fa e dove a Rovigo è nato un gruppo ormai da otto anni


Rovigo - Un lungo, lunghissimo applauso, ha evidenziato l’apprezzamento del pubblico presente alla relazione svolta dall’onorevole Rosy Bindi nel ricordare la figura di Vittorio Bachelet ucciso dalle Brigate Rosse 38 anni fa. 

Sala Brigo della Pescheria nuova lunedì 14 maggio era piena di persone per l’iniziativa voluta dal Gruppo Bachelet ad otto anni dalla sua costituzione che nell’occasione ha distribuito un opuscolo che ripercorre tutta l’attività intensa svolta in questo periodo. Un pubblico che ha seguito con grande attenzione l’intervento di Bindi già presidente della Commissione parlamentare Antimafia che si è disteso in circa un’ora e mezza nel delineare la figura del presidente Vittorio Bachelet sotto i vari aspetti, professore universitario di diritto, presidente nazionale dell’Azione Cattolica, vicepresidente del Csm, ruolo che sicuramente gli è costata la vita.

Il tema dell’incontro deciso dal gruppo era: “Con inguaribile ottimismo”, tratto da uno scritto di Bachelet e Bindi è partita proprio da questo assunto rilevando che “l’ottimismo del presidente derivava non dall’uomo, ma dal suo essere credente e quindi da Dio, perché Dio mantiene sempre le sue promosse. Si tratta dunque di un ottimismo che ha un assunto teologico perché è frutto della fede”.

Vittorio Bachelet è un martire civile della democrazia - ha detto Bindi che era con lui come assistente al momento del suo assassinio - ed è stato colpito anche perché facile da colpire, avendo rifiutato la scorta dopo la vicenda Moro. Bachelet sapeva che quando i cittadini non vedono nello Stato un loro punto di riferimento a rischio viene il valore della libertà”. 

Il rischio dell’autoritarismo a fronte della difficoltà dei sistemi democratici di esprimere totalmente i valori della Costituzione rappresenta, non a caso uno dei pericoli, più immanenti anche nella nostra situazione attuale. “Per Bachelet non ci sono nemici - ha proseguito - ma pensieri diversi che occorre portare ad unità. Bachelet era un uomo che univa e non è forse un caso che è stato ucciso cinque giorni dopo che attraverso il voto unanime su un documento il Csm era riuscito a rimanere compatto su di una questione molto spinosa che riguardava i presunti atteggiamenti giustificazionisti di alcuni magistrati nei confronti del terrorismo”.

“Alla morte di Bachelet solo nelle parrocchie la vittima era conosciuta - ha ricordato la relatrice -, è stato il discorso del figlio Giovanni ai funerali in cui chiedeva perdono per gli assassini e preghiere per le istituzioni a farlo conoscere al grande pubblico. E Giovanni stupito a chi gli chiedeva del gesto, "ma non ci insegnano al Catechismo il perdono?"”.

Infine fra le tante sottolineature che Bindi ha proposto, un pensiero su Bachelet e la politica. Il presidente era per una forma del partito come luogo di crescita della partecipazione democratica ed era convinto che senza la politica questa si sarebbe ristretta nella decisione di pochi, che non vogliono passare attraverso la fatica del convincere.

L’occasione voluta dal Gruppo Bachelet è stata presenta dal presidente, Andrea Borgato, consigliere comunale indipendente nel Pd. “Esprimo con orgoglio - ha fra l’altro detto - quanto questa nostra piccola realtà di aggregazione culturale e politica ha rappresentato per Rovigo. Laddove i partiti o altre espressioni civiche non sono riusciti a tessere una relazione e un “dialogo possibile” attorno ai temi della “civitas” rodigina ci ha provato il Gruppo Bachelet facendo emergere le questioni più rilevanti a livello locale, ma non solo e cercando di mettere attorno al tavolo della discussione il pensiero di tutti, senza esclusione alcuna”. Borgato ha poi voluto ricordare anche le figure di Aldo Moro e Peppino Impastato, vittime della violenza politica e mafiosa.

Francesco Milan, fondatore del Bachelet e suo primo presidente, ha illustrato brevemente l’opuscolo preparato per l’occasione e il senso dell’impegno del Gruppo in città a partire proprio dalla figura del presidente Bachelet. “Per noi Bachelet è una radice che parte da lontano, dalla nostra esperienza in Azione cattolica - ha detto - ed anche il senso di un impegno che trova nella Fede e nei valori della democrazia il suo più forte significato”.

 

15 maggio 2018
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