AMBIENTE ADRIA, PETTORAZZA GRIMANI E VILLADOSE (ROVIGO) Dai rilievi effettuati dall’Ulss 5  polesana i terreni in cui Coimpo spanse i fanghi oggi non sono contaminati o inquinati 

Fanghi Coimpo nei campi sono un pericolo? “Non si può fare uno studio epidemiologico”

TedxRovigo

Arriva la risposta dell’azienda sanitaria polesana alla nota del comune di Adria del 26 gennaio 2018 sugli effetti sulla salute della popolazione delle sostanze contenute nei fanghi provenienti dalla ditta Coimpo e dispersi nei terreni di Adria, Pettorazza e Villadose. In sostanza è passato troppo tempo da quando vi furono sparsi i fanghi Coimpo, soprattutto dalla tragedia del 2014 la ditta per problemi giudiziari, non ha più sparso nulla. Oltre al fatto che Arpav non ha mai ritenuto il superamenti dei parametri nel 2015 un problema di igiene ambientale 



Rovigo - “Non sussistono i presupposti per uno studio epidemiologico ambientale sulla popolazione” secondo la dottoressa Giovanna Casale, che firma per l’Ulss 5 polesana da dirigente facenti funzioni dell’Uoc igiene e sanità pubblica, la risposta ai chiarimenti richiesti da tre comuni polesani.

Il documento è la risposta alla nota del comune di Adria del 26 gennaio 2018 in cui l'amministrazione, della quale era ancora sindaco Massimo Barbujani, ma anche di Pettorazza e Villadose, chiedeva “quali potessero essere gli effetti sulla salute della popolazione delle sostanze contenute nei fanghi provenienti dalla ditta Coimpo (smaltimento rifiuti speciali) utilizzati come ammendanti in diversi terreni agricoli della Provincia”. 

Il documento fa riferimento alla tragedia di settembre 2014 quando a causa di una nube tossica sono decedute quattro persone (LEGGI ARTICOLO), da allora “la Ditta per problemi giudiziari, non ha eseguito concimazioni nei terreni e i fanghi residui sono ancora depositati nelle vasche presenti nell’azienda”.

L’esposizione nel documento è chiara e l’Ulss spiega come “sono state analizzate le possibili modalità con cui la popolazione potrebbe essere venuta a contatto con le sostanze pericolose presenti nei fanghi distribuiti nei terreni oggetto di analisi, i possibili livelli di esposizione e la durata, tenuto conto che, qualora Arpav, nel 2015, avesse ritenuto il superamento di tali parametri un problema di igiene ambientale con possibili ripercussioni sulla salute dell'uomo ne avrebbe data immediata comunicazione al Servizio di igiene e sanità pubblica, come previsto dalla normativa regionale vigente, cosa che non si è verificata”.

Esaminando le varie possibilità, per esempio, l’esposizione inalatoria per l’Ulss 5 risulta di difficile quantificazione e ritiene che l’unica operazione a rischio, per lo più lavoratori, potrebbe essere stata la fase di movimentazione e di aratura dei campi in cui erano stati distribuiti i fanghi. “Tale modalità di esposizione sarebbe da considerarsi del tutto occasionale per la popolazione e la durata non sarebbe comunque sufficiente a giustificare effetti cronici sulla salute degli esposti” dice la dottoressa Casale. Per quanto riguarda la filiera alimentare, ovvero la possibile contaminazione degli animali, allevati nel frattempo, e dei prodotti coltivati, visto il tempo trascorso in relazione alle prassi zootecniche ed agronomiche, è da ritenersi esaurita e “risulta impossibile risalire alla popolazione eventualmente esposta ai contaminanti”.

“Visti i dati relativi al superamento di alcuni parametri stabiliti dalla normativa vigente nei terreni oggetto dei campionamenti effettuati da Arpav nel 2015, si ritiene non sussistano, allo stato attuale i presupposti per la realizzazione di uno studio epidemiologico ambientale sulla popolazione”, in parole povere secondo l'Ulss oggi non può esserci contaminazione ambientale nei terreni polesani, perché esaurita, dissolta, di durata temporanea ed è impossibile risalire alla popolazione esposta nel tempo ai contaminanti.  

16 maggio 2018
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