SERVIZI LENDINARA (ROVIGO) Davide Benazzo, segretario provinciale della Cgil fp, scrive una lettera aperta al sindaco, giunta, consiglio comunale e assessori regionali. Auspica un confronto per mettere sul tavolo le problematiche denunciate alla Casa Albe

“Si decida quale tipo di assistenza alla persona si voglia per il futuro. Senza nascondersi"

Tra ville e giardini 2018
Modifiche organizzative imposte, costante riduzione dell’assistenza e del costo del lavoro, accordi unilaterali senza il confronto con il sindacato: è quello che viene denunciato da Davide Benazzo della Cgil che scrive una lettera al sindaco Viaro, alla giunta, al consiglio comunale, agli assessori regionali Lanzarin e Corazzari sul tema della Casa Albergo a Lendinara 

Lendinara (Ro) - “Purtroppo, fino ad oggi, le scelte perpetrate sono state a senso unico e si sono sempre abbattute negativamente sul mondo del lavoro, ma senza dare i sperati risultati visti i continui negativi di bilancio, il tutto sempre giustificato dall’assenza di normativa regionale e di finanziamento (impegnative), ma senza far nulla di realmente strategico salvo la latente, ma molto reale, scelta di privatizzare”. 

Davide Benazzo della Cgil interviene sulla casa di riposo di Lendinara scrivendo una lettera a sindaco Luigi Viaro, giunta e consiglieri, oltre agli assessori regionali Manuela Lanzarin, Cristiano Corazzari, al direttore dell’Ulss 5 polesana Antonio Compostella ed al presidente e cda della Casa Albergo nella quale auspica un confronto tra le parti per mettere sul tavolo le problematiche denunciate al fine di trovare scelte condivise, anche alla luce della nuova riforma regionale in arrivo. 

“Al di là però dei bilanci e delle scelte tecniche sempre di più si perde di vista l’aspetto umano, essenza stessa del sistema di Welfare ed in modo particolare di queste strutture. Questo grande valore è stato il bersaglio dove si sono scaricate le incapacità politiche della Regione e l’incremento del mercato creato dalle scelte fatte in questi anni da parte delle Conferenze dei Sindaci decretando la privatizzazione del sistema e una lenta agonia delle strutture pubbliche dove si sono perpetrate le scelte più varie (mantenimento del pubblico o esternalizzazioni e privatizzazione) e si è tentato di tutto per ridurre il costo del lavoro. - spiega - La riduzione la si è perpetrata riducendo le ore di presenza giornaliera e perciò i posti di lavoro, oppure riducendo il costo della singola ora attraverso l’esternalizzazione e la privatizzazione, in alcuni casi utilizzando entrambe le soluzioni. La norma regionale prevede uno standard minimo di ore assistenziali giornaliere per essere autorizzati all’esercizio, un quantitativo che però, soprattutto per i sempre più crescenti bisogni degli ospiti di oggi, ben diversi di 15 anni fa, minano la possibilità di creare i presupposti minimi per ottenere un servizio dove quel valore umano sopra citato sia veramente centrale ad assicurare la dignità meritata dalle persone ospitate in queste strutture. Per questo motivo le ore erogate nelle strutture pubbliche è sempre stato ben al di sopra di questi minimi, ma il mercato basato solo sull’abbassamento dei costi per quanto sopra citato, ha portato ad una costante diminuzione delle ore giornaliere erogate. 
La Casa Albergo in questi anni non è stata esente da tutto questo e lo ha fatto nei modi che purtroppo noi abbiamo denunciato e continuiamo a ribadire fortemente negativi senza ottenere le previste soluzioni, (di queste settimane la denuncia pubblica del Presidente di un ulteriore bilancio negativo per il 2017) ma semplicemente preparando un terreno molto scivoloso e finalizzato alla privatizzazione”. 

Si è scelto secondo Benazzo lo scontro con il mondo del lavoro: “Scelte unilaterali senza accordi con il sindacato e con i lavoratori rappresentati dalla Rsu. Modifiche organizzative imposte, costante riduzione dell’assistenza e del costo del lavoro, accordi unilaterali. Siamo alla situazione dove una struttura pubblica di assistenza per erogare il servizio si avvale di 80 dipendenti propri, 22 di un’azienda di somministrazione lavoro, 51 di una cooperativa in appalto assistenziale e 20 in appalto con altre due ditte per la ristorazione e le pulizie, e a tutto si aggiunge un progetto di finanza con altra azienda privata dove sono esternalizzate le manutenzioni. Il massimo della destrutturazione nella gestione dei lavoratori dove ci sono 6 datori di lavoro per gestire una unica azienda, alcuni di questi per fare lo stesso lavoro. 
Preme sottolineare i 22 in somministrazione lavoro, veri schiavi perchè assoggettati alla massima flessibilità, anche al di fuori delle normali regole del diritto del lavoro come ad esempio avere un orario di lavoro modificato a piacimento anche ogni giorno oppure avere contratti a tempo determinato rinnovati anche ogni mese senza un minimo di futuro e limite di tempo. Questi lavoratori, oltre a costare di più di dipendenti pubblici assunti direttamente, il loro utilizzo sta determinando un buco sul 2017 di ulteriori 65mila euro sul bilancio dell’Ente, tutto questo per la scelta di non avere dipendenti propri e di avere la massima flessibilità del lavoro sempre in barba a quel valore umano che si citava sopra”.
 
Siamo difronte ad un momento storico dove si sta scegliendo quale tipo di sistema di assistenza alla persona si voglia per il futuro del Veneto e perciò anche del nostro territorio. La riforma sanitaria in discussione nei prossimi giorni riguarderà anche il futuro delle Ipab dove le sinergie tra di loro e tra loro e la sanità, sarà lo strumento principale per il loro rilancio e per il mantenimento pubblico del sistema anche in presenza di un privato sempre più agguerrito. Altre strutture queste sinergie le hanno già iniziate cominciando a preparare un terreno fertile a tutto questo, mentre la Casa Albergo di Lendinara sta facendo chiaramente il contrario determinandone l’isolamento e la futura trasformazione con un futuro incerto incentrato sulla riduzione di costi difronte ad un privato difficilmente contrastabile su questo piano. A questo poi si aggiunga la costante riduzione di personale proprio, unico vero limite ed ostacolo alla privatizzazione, preparando così i presupposti ad un futuro già scelto e scritto. A questo sicuramente, come successo nelle settimane scorse, si risponderà con la solita musica dove si dice che nulla è stato deciso e che anzi il consiglio comunale ha fatto in passato una scelta diversa”. 

“La domanda sorge spontanea: ma se la scelta del futuro non è la privatizzazione e l’isolamento della struttura, perché non viene fatto nulla per invertire le scelte fatte che stanno determinando proprio questo? Quali sono e quando verranno fatte le scelte che possano far pensare che si sta cambiando strada da quella chiaramente intrapresa e che solo la maggioranza di questo Comune fa finta di non vedere? - conclude - Ripeto che i prossimi mesi, per quanto si sta discutendo in Regione, saranno importantissimi per il futuro e le scelte che si faranno per determinarlo. Questa è una struttura di tutta la collettività e il suo futuro non può essere in mano a poche persone; le scelte siano veramente trasparenti e ad appannaggio della maggior parte dei cittadini. Lo si dimostri attraverso fatti concreti. Riteniamo che per tutto quanto sopra sia necessario costruire un luogo di massimo confronto tra i tanti portatori di interesse dove costruire le basi per la scelta migliore per il futuro della Casa Albergo come Cgil diamo la massima disponibilità ad esserci”. 
 
4 giugno 2018
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