POLITICA ROVIGO La riflessione di Filippo Silvestri dopo i risultati elettorali del Partito democratico alle politiche ed alle amministrative. Tanto da fare, ma a beneficio di quali idee?

Non c'è più destra o sinistra, ma solo l’alto ed il basso

La rappresentazione della classe media schiacciata tra "il ricco" ed "il povero" in una celebre copertina del settimanale americano Vanity Fair
Tra ville e giardini 2018
Da classe media a classe medio bassa, grazie alla crisi. L’80% degli italiani sono più poveri. Il contrasto alla crisi operato dalla politica di governo negli ultimi anni non è stata ritenuto meritevole di fiducia. Dalla politica la maggioranza degli elettori ha preferito “provare” con la cosiddetta antipolitica. La riflessione sul Partito democratico di Filippo Silvestri



Rovigo - Senza troppi giri di parole Filippo Silvestri definisce “disastro” quanto avvenuto al Pd e prova a ragionare su come poter ritrovare l’entusiasmo, lo slancio e la passione che, a suo avviso, oggi languono. Il problema a suo vedere è che non si capisce a disposizione di quale idea si dovrebbe riprendere il lavoro sul territorio.

“A chi pensa che dopo il disastro delle ultime politiche e amministrative, dopo l’ultima e paradossale assemblea nazionale, dopo la marginalità in cui il progetto del Partito democratico è stato relegato, sia sufficiente rimboccarsi le maniche - sottolinea Filippo Silvestri - credo occorra rispondere che le grandi pulizie di primavera che la dirigenza Pd nel tempo ha proposto alla base sono state troppo spesso fatte di braccia (altrui) e di poche, pochissime idee.

Per troppo tempo non siamo stati in grado di capire cosa la crisi stesse generando nel profondo della società italiana. L’aumentare delle diseguaglianze sociali che hanno finito sfibrare il tessuto della classe media e dei corpi sociali intermedi, terreno in cui ogni democrazia matura affonda le proprie radici, ha determinato quello spostamento dal dibattito tra destra e sinistra ad un dibattito, come direbbero i sovranisti, tra alto e basso. E’ in questa lettura che M5s e Lega hanno saputo innestarsi e farsi alfieri di nuovi linguaggi e nuove proposte capaci di intercettare i bisogni e le problematiche del nostro tempo, fornendo risposte e ricette, per quanto mi riguarda sbagliate, ma evidentemente, come dimostrano i dati, efficaci.

Per troppo tempo è stato detto da illustri dirigenti che noi eravamo la Politica e loro l’antipolitica, ma se la politica è guardare i problemi di ogni giorno, ascoltare e dare risposte a quei temi di cui le famiglie parlano a cena, allora probabilmente negli ultimi anni nelle forze oggi al governo c’è stata più politica che nelle nostre proposte.

Un errore altrettanto grave sarebbe quello di perseguire l’union sacrée contro la cosiddetta antipolitica, non può in alcun modo essere la risposta, perché significherebbe il vecchio mondo contro il nuovo, perché significherebbe ulteriori sconfitte come abbiamo visto accadere al “Modello Adria”.

Occorre ripartire dai problemi, o percepiti tali, e dai bisogni e a questi dare risposte nuove declinate in una chiave di centrosinistra moderno e innovativo. Anche imparando da quelle nuove esperienze civiche che abbiamo visto negli ultimi anni farsi strada nel territorio. Da dove ripartire?

In primis dalla riscrittura di un orizzonte valoriale. Nel turbinio del 40% e nell’ebbrezza che fosse sufficiente il leader a vincere e governare ci siamo dimenticati, che per quanto un albero si giudichi dai frutti occorrono radici. E allora anche oggi, seppure in chiave diversa, l’idea della centralità della persona, l’accesso ai diritti, la giustizia sociale e lo sviluppo sostenibile possono essere dei valori cardine da declinare nel mondo globalizzato e in un orizzonte di ulteriore e ancora più profonda integrazione europea. Non l’Europa dei governi e dell’euro, ma finalmente l’Europa degli europei.

In seconda misura il territorio da cui attingere nuove idee, nuove esperienze a partire da associazioni, comitati, parrocchie dando con un nuovo slancio e con la disponibilità ad una discussione innovativa, trasparente e paritaria dando spazio a quanto di meglio emerge da queste realtà che hanno saputo più di ogni altro leggere le modificazioni indotte nella società da questa crisi.

Ed in terza misura la creazione di luoghi nuovi dove confrontarsi ed immaginare il futuro di una comunità senza l’esigenza di una tessera. I circoli oggi sono sempre più in affanno. Non basta essere nuovi, bisogna agire come tali.

Infine, capire che in un partito sempre più piccolo e sempre meno capace di rappresentare la maggioranza degli italiani il proliferare di correnti, di mezzi leader o leaderini, non serve più anzi rischia di diventare ridicolo anche agli occhi di chi ci ha votato. Oggi non servono rese dei conti, né invocare la palingenesi dei gruppi dirigenti nel comune di 1.000 anime né a Roma. Serve invece un lavoro di moderazione, d’innovazione e armonizzazione, che possiamo fare solo se uniti e senza le rivendicazioni del passato, anche perché continuando sulla strada di oggi rimane poco da rivendicare”.
1 luglio 2018
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