ADRIA (ROVIGO) Il segretario generale di Fp Cgil Rovigo accusa la mancanza di strategia politica sulla chiusura del punto nascite dell’ospedale della città etrusca. Notizia che si sapeva già da tempo

Benazzo (Cgil): “Tutti sapevano della chiusura, nessuno ha fatto niente”

Tra ville e giardini 2018

“Ad un convegno fatto ad Adria dalla Cgil avevamo già preannunciato questo pericolo chiedendo, qualora non fosse possibile mantenere aperti i punti nascita periferici, di creare l’alternativa attraverso l’investimento sul territorio di Adria” (LEGGI ARTICOLO)



ADRIA (ROVIGO) - “Un altro colpo alla sanità pubblica del Polesine ed un’altra dimostrazione della totale assenza di strategia politica del nostro territorio e della Regione in merito alla nostra sanità”. Interviene anche il segretario generale della Fp Cgil Rovigo, Davide Benazzo nella questione della chiusura del punto nascite di Adria che, spiega, era già nota a tutti. 

Il sindacalista spiega che la normativa recepita in Conferenza Stato-Regioni e che oggi porta a decretare da parte del ministero la chiusura definitiva dei punti sanità di Trecenta (già chiuso ormai da un paio d’anni) e quello di Adria, ha quasi 10 anni e “salvo le grandi promesse, non ultima quelle dell’assessore Coletto che un paio di mesi fa durante la campagna elettorale di Adria ha dichiarato pubblicamente che nulla sarebbe successo, nulla è stato fatto per evitare questa situazione”.

E' inverosimile, secondo Benazzo, che come unica dichiarazione l’Ulss dica semplicemente che “entro 15 giorni si chiude”, come se si parlasse di un negozio di abbigliamento. “Stiamo parlando di persone, di future mamme, di un servizio che comunque da sempre è stato riferimento per le partorienti di tutto il Basso Polesine. La cosa più grave ripeto è l’assenza di politica propositiva, purtroppo sostituita da scelte tecniche molto discutibili e dall’accettazione dell’inevitabile come sistema per determinare poi la programmazione sanitaria”.

Il segretario generale Fp Cgil si domanda perché sia stato scelto di sguarnire il servizio del dell’Area materno infantile e metterlo a scavalco con Rovigo, visto che il pericolo era noto da anni. “Perché nessuna reale politica di rilancio del servizio sul territorio è stata messa in atto? - continua Benazzo - La cosa più grave però riteniamo rappresenti l’assoluta assenza del cosiddetto piano B. Ad un convegno fatto ad Adria dalla Cgil, appena arrivata questa direzione, per affrontare il tema dell’unificazione delle Ulss, avevamo già preannunciato questo pericolo chiedendo, qualora non fosse possibile mantenere aperti i punti nascita periferici, di creare l’alternativa attraverso l’investimento sul territorio creando un vero e ampio servizio che desse risposte alle future neo mamme anche oltre i tre/cinque giorni di ricovero per partorire, ampliando così il servizio alla maternità, creando una situazione di massima sicurezza durante il parto ed evitando poi fughe in altre strutture delle province limitrofe. Ora purtroppo ci è restata la sola possibilità di difendere con le unghie e con i denti un ulteriore pezzo di sanità che vogliono toglierci”.

 

11 luglio 2018
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