AGRICOLTURA ROVIGO Coldiretti ha mostrato all'assessore regionale i danni causati dall'insetto. Pan: “Predisporremo reti antigrandine e antinsetto”

Dalla Regione lo studio per combattere l'invasione della cimice asiatica

Tra ville e giardini 2018
Il progetto di ricerca, finanziato con 62.750 euro, prevede tre strategie: lo studio delle preferenze della cimice, l’individuazione dei migliori antagonisti naturali e i test su prodotti di origine naturale in grado di esercitare un effetto repellente nei confronti della cimice asiatica


ROVIGO - Una vera e propria invasione “aliena” ai danni dei frutteti polesani e veneti. Tutta colpa della cimice asiatica, prolifico insetto d’importazione, privo di nemici naturali, contro il quale non è ancora stata messa a punto un’azione di contrasto efficace ma a cui l'assessore all'Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan ha promesso di porre rimedio attraverso reti antigrandine e antinsetto.

Dopo il convegno organizzato nelle scorse settimane da Coldiretti Rovigo, in collaborazione con il servizio Fitosanitario regionale, l’associazione ha accompagnato mercoledì 11 luglio i vertici della Regione Veneto in mezzo agli alberi da frutto danneggiati dall’insetto nei territori tra Rovigo e Padova. Soprattutto in questo periodo, la cimice si sta diffondendo rapidamente: sotto attacco le mele e le pere, ma anche albicocche, susine, pesche e ciliegie. Alla presenza dell’assessore Pan, del presidente e del direttore regionale di Coldiretti, Martino Cerantola e Pietro Piccioni, insieme al presidente provinciale ed al vicepresidente di Rovigo, Carlo Salvan e Simone Moretti ed al presidente di Padova, Massimo Bressan, è stata illustrata l’azione dannosa dell’insetto sulle piante.

“Chiediamo alla giunta regionale efficaci azioni che permettano di fermare l’emergenza e salvare la frutta polesana - ha affermato il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – la cimice è un problema a cui bisogna far fronte con la ricerca che riconduca alle soluzioni più efficaci e al contempo sostenibili sia in termini economici che ambientali”.
L'assessore regionale all'Agricoltura ha garantito l'intervento trovando risorse nel Programma di sviluppo rurale e modalità adeguate alle esigenze delle aziende anche, se necessario, intervenendo nelle misure attuali del Psr. “La Regione Veneto ha affidato al Dipartimento di agronomia animali e ambiente dell’università di Padova l’incarico di studiare la localizzazione e il ciclo di attività della cimice asiatica - ha ricordato Pan – e di individuare le migliori strategie di prevenzione e contrasto. Al momento, il lavoro dei ricercatori, coordinati dal dottor Alberto Pozzebon, e dei servizi fitosanitari della Regione Veneto ha consentito di mappare la presenza della cimice nel nostro territorio, di osservarne l’evoluzione e di indicare le possibili misure di contenimento. Lo studio ha prodotto, per ora, questa prima evidenza: le cimici asiatiche infestano e danneggiano soprattutto i margini degli appezzamenti e la misura più efficace per limitare i danni e ridurre l’uso di insetticidi chimici risulta essere il posizionamento di reti antigrandine e reti antinsetto, in modo da chiudere i bordi degli appezzamenti”.

Il progetto di ricerca, finanziato con 62.750 euro, prevede tre strategie: lo studio delle preferenze della cimice di fronte alle diverse varietà colturali; l’individuazione dei migliori antagonisti naturali, puntando ad allevare i parassitoidi più efficaci; test su prodotti di origine naturale in grado di esercitare un effetto repellente nei confronti della cimice asiatica.

I danni, fanno sapere da Coldiretti, si allargano dai frutteti agli orti fino alle piante ornamentali: i dati rilevati dai tecnici si profilano molto preoccupanti per il 2018. Tutte le campagne del territorio veneto sono interessate da questa presenza anche se le province più colpite sono Rovigo e Padova. “Se l’anno scorso abbiamo rilevato perdite contenute, quest’anno il rischio è di perdere la gran parte della produzione, se non tutta – ha concluso il presidente Carlo Salvan – ribadisco che ci troviamo di fronte ad un insetto importato, che non ha antagonisti in natura perciò occorre studiarlo e fare ricerca, per trovare il modo, nel più breve tempo possibile, di contrastarlo e salvare le frutticoltura polesana”.
11 luglio 2018
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