ADRIA Non si sono fatte attendere le reazioni alla decisione voluta dal ministero. Azzalin (Pd), Bartelle (M5s) e Cgil di Adria e Rovigo chiedono una presa di posizione del governatore veneto

Levata di scudi contro la chiusura del punto nascite: “Zaia intervenga!”

Gavello convegno
Tutti sono concordi nel dire che il punto nascite della città etrusca si rende necessario in quanto serve un territorio molto esteso. Tutti temono che la chiusura potrebbe comportare molti disagi per le partorienti lontane da Rovigo e Chioggia. L'auspicio sarebbe che il governatore Luca Zaia faccia pesare il proprio ruolo a Roma considerato il modello virtuoso della sanità veneta


ADRIA (ROVIGO) - Non si sono fatte attendere le reazioni della politica e dei sindacati per quanto riguarda la chiusura del punto nascite di Adria (LEGGI ARTICOLO). Uno dei primi ad intervenire è stato il consigliere regionale del Pd, Graziano Azzalin: “I fatti hanno la testa dura, più delle bugie di Zaia che continua a governare il Veneto promettendo tutto a tutti senza assumersi poi la responsabilità di quello che dice”. “Con una totale assenza di stile ha zittito in maniera volgare chi denunciava il ridimensionamento del nosocomio – dice Azzalin - ma la situazione è sotto gli occhi di tutti. Ed è peggiore delle previsioni. In Polesine stiamo assistendo a un lento ma progressivo depauperamento dell’intera struttura ospedaliera pubblica, la riforma sanitaria con l’accorpamento delle Ulss non ha portato alcun beneficio. Zaia, anziché attaccare chi lo critica, progetti una vera razionalizzazione della rete ospedaliera, senza illudere nessuno”. Secondo il consigliere del Pd i prossimi mesi saranno cruciali, “con il Piano sociosanitario dove si dovranno affrontare nel merito le questioni, con il potenziamento della struttura di Rovigo e la specializzazione per quello di Adria e le successive schede. Una vera riorganizzazione, che sia positiva per il territorio, non si fa promettendo la luna nel pozzo, con ospedali generalisti dovunque per racimolare voti in campagna elettorale. È un atteggiamento scorretto e dannoso. Zaia abbandoni propaganda e bugie e cominci invece a governare”.
Anche la collega di Azzalin in consiglio regionale, Patrizia Bartelle del Movimento 5 stelle interviene sulla questione: “Continuano a tagliare i servizi della sanità polesana e a farne le spese questa volta sono i punti nascita di Adria e Trecenta, che verranno chiusi al più presto. Su un totale di quattro chiusure in Veneto, ben due colpiscono la Provincia di Rovigo, che resta con il solo punto nascita del capoluogo”.

Secondo la consigliera pentastellata si tratta di una decisione fatta a tavolino che non tiene conto della vera realtà territoriale. “Adria infatti ha tutte le caratteristiche per rimanere aperta come punto nascita con annesso reparto di pediatria e in vista della tanto proclamata autonomia la Regione potrebbe prevedere la possibilità dello scambio del personale tra Adria e Rovigo, finanziando direttamente il servizio, che risulterebbe di fondamentale importanza in questo periodo dell’anno, in cui la popolazione nel Basso Polesine viene incrementata da un  numero importante di famiglie che scelgono il Delta del Po”.
“Molto probabilmente nella stesura per la richiesta di deroga per l’ospedale di Adria – prosegue la Bartelle - qualcuno ha trascurato di evidenziare che l’ospedale della città etrusca serve le località balneari come Rosolina mare, Barricata e Boccasette per le quali necessitano lunghi tempi di percorrenza, con tanto di arteria stradale (tra le più pericolose per numero di incidenti), oltre alla presenza di disagio orografico. Già, perché nel cuore del Delta del Po, da Porto Levante ( Scano Cavallari) a Porto Tolle (Scano Boa, Bastimento, Bonello Bacucco) esistono spiagge raggiungibili unicamente a bordo di imbarcazioni che in questi ultimi anni, proprio per la loro bellezza peculiare, hanno contribuito all’incremento turistico di un’area classificata riserva della Biosfera Mab Unesco. Parlando di cifre, basti pensare ai triplicati incassi sulla tassa di soggiorno per il comune di Porto Tolle, nel giro di questi ultimi anni”.
Nel concludere la consigliera regionale lancia una proposta provocatoria: “In attesa che la Regione finanzi e costruisca la PedePolesana che consenta alle mamme di Bergantino o di Rosolina di far nascere i figli con un tempo di percorrenza inferiore ai 60 minuti che serviranno da adesso in poi, non resta che rivolgersi alla Chicco, che in questi giorni sta diffondendo un mega spot pubblicitario in cui invita gli italiani a fare più figli: chiederemo alla nota ditta di prodotti per l'infanzia di dare un contributo economico per tenere aperti i punti nascita in Polesine, od in alternativa di scrivere sotto il filmato: pubblicità rivolta a tutti gli italiani, tranne i polesani”.

La Cgil confederale di Rovigo e la Cgil zonale di Adria si dicono invece indignate per la decisione. “E’ pauroso constatare che il punto nascita dell’ospedale di Adria, pur avendo tutte la caratteristiche per continuare ad operare, venga chiuso – scrivono Fulvio Dal Zio (Cgil Rovigo) e Giuseppe Franchi (Cgil Adria) - Il Veneto calpestato dal ministero... e Zaia che non difende l’ospedale di Adria quando qualche settimana fa, in piazza ad Adria, durante la campagna elettorale garantiva che l’ospedale non sarebbe stato toccato. L’ennesima bugia?”.
I sindacalisti spiegano che il punto nascita adriese garantisce numeri più elevati di altri, con una media di 299 nascite all’anno mentre altre realtà molto meno (Asiago: 97, Pieve di Cadore: 44, Venezia reparti Santi Giovanni e Paolo: 292).
Adria, secondo il “Comitato percorse nascita nazionale” ha tutte le caratteristiche per continuare a svolgere il suo operato. Lo stesso Comitato certifica che il punto nascita dell’ospedale possiede i requisiti organizzativi, quelli tecnologici e di sicurezza richiesti dalla normativa. Cosa manca? Manca, secondo il “Comitato percorse nascita nazionale”, l’elemento orografico. Significa, a parere di Roma, che il bacino che serve il punto nascita dell’ospedale è territorialmente ristretto per cui ci si può rivolgere a Chioggia o a Rovigo”.
“Caro presidente – proseguono i rappresentanti di Cgil - oltre a promettere nei comizi elettorali vada a Roma a spiegare cosa deve fare una partoriente da Porto Tolle o da Adria. Andare a Chioggia o a Rovigo? Visto che lei è il presidente del Veneto e conoscerà bene il territorio, “l’orografia”, di questa parte del Veneto, lo spieghi a Roma che probabilmente non ha aperto la cartina geografica del Veneto. Se invece ha qualche dubbio sull’estensione del territorio polesano chieda al suo assessore Corazzari che da troppo tempo è silente sulla questione sanità nel Polesine”. Dal Zio e Franchi non riescono a spiegarsi i motivi per cui sia stato deciso di chiudere Adria con 299 parti mentre altri con 44 rimangano aperti.
“Dopo aver speso milioni di euro per un referendum sull’autonomia e le promesse in piazza ad Adria, il presidente Zaia si fa comandare da Roma e si dimentica di quanto detto solo tre settimane fa? Lo invitiamo a rivedere immediatamente questa decisione nella prossima giunta regionale, a riesaminarla confermando la permanenza del punto nascite dell’ospedale di Adria. Il territorio che serve è tale da meritare il mantenimento del servizio. I requisiti organizzativi, di sicurezza e tecnologici esistono tutti, quindi il punto nascite deve restare aperto”.
La Cgil spiega che, dopo aver affermato le proprie posizioni di merito con la manifestazione del 24 febbraio, continuerà a lottare per evitare la chiusura del punto nascite e il progressivo depauperamento dei servizi socio sanitari sul territorio.
11 luglio 2018
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