ADRIA (ROVIGO) Levata di scudi contro la chiusure del punto nascite. La politica locale, M5s, Forza Italia, Pd e il comitato art.32, chiede l’intervento della politica che conta sul ministro Giulia Grillo e sul sottosegretario alla Salute il leghista Maur

Pressing sul ministro 5 stelle per l'ospedale di Adria. "Intervenga anche la Lega”

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Per Forza Italia sono i lasciti del Governo Renzi. Vanni Destro ("Comitato per l'art. 32, sanità e sociale") invita invece a partecipare all'incontro di domani, venerdì 13 luglio in Cittadella sanitaria con Compostella. Il Pd scarica le responsabilità su Zaia 



ADRIA (RO) - Continuano ad arrivare imperterrite le reazioni alla chiusura del punto nascite dell'ospedale di Adria. La politica critica aspramente la decisione giunta dal ministero che lascia pochi giorni di tempo per adempiere e chiudere il servizio, lasciando solamente quello di Rovigo.

Anche il senatore pentastellato Giovanni Endrizzi, assieme al consigliere regionale del Veneto, Jacopo Berti, intervengono sulla questione: “L'ipotesi di chiusura dei punti nascite di alcuni ospedali veneti è l'ultimo colpo di coda del Governo appena andato in archivio. Noi però siamo assolutamente contrari alla chiusura dei punti nascita di ospedali strategici per il territorio e per i cittadini. Ci sono molte più valutazioni da fare rispetto a quante ne hanno messe sulla carta, senza conoscere la realtà di una regione complessa come il Veneto, i burocrati del vecchio Governo”. 

Sia Berti che Endrizzi spiegano di aver già preso contatti con il ministro Giulia Grillo: “Stiamo iniziando un ragionamento basato sulle effettive necessità dei territori coinvolti in questa serie di tagli e chiusure. Lo porteremo avanti nell'interesse dei veneti. Sappiamo però che il sottosegretario alla Salute che si occupa di queste tematiche è il leghista Maurizio Fugatti. Non capiamo quindi come mai Zaia non sia intervenuto con i suoi referenti politici al Governo come abbiamo fatto noi. Ne va della qualità e del futuro della sanità veneta, ognuno deve fare la sua parte”. La consigliera regionale sempre del Movimento 5 stelle, Patrizia Bartelle, invece, invita Zaia a finanziare i punti nascita che il Ministero vuole chiudere e per i quali i primi cittadini si stanno letteralmente mobilitando in Rete: ”Non sarebbe la prima volta che la regione Veneto finanzia un servizio ritenuto importante per la comunità, per questo credo che Zaia debba ascoltare gli appelli dei sindaci dei comuni degli ospedali in questione”

"Siamo purtroppo arrivati alla resa dei conti – scrive il coordinamento di Forza Italia di Adria - E le conseguenze del disastroso governo Renzi targato Pd si rivelano anche nella prossima chiusura del punto nascite dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Adria, così come previsto dal decreto dell’allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin dell’11 novembre 2015 che pone la discriminante del limite minimo di 500 parti all’anno”.

Forza Italia di Adria spiega che, già dal gennaio 2017, era stato lanciato pubblicamente sulla stampa l’allarme per le conseguenze negative future di tale decreto e, in generale, della riforma sanitaria che stava nascendo dal governo Renzi; “chiedevamo ai nostri parlamentari e ai consiglieri regionali tutti di farsi carico dei disagi che ciò avrebbe portato sul nostro delicato territorio del Delta, territorio con peculiarità specifiche che nessun altra zona ha. Bene fecero nel 2012 l’assessore regionale Coppola ed il consigliere regionale Mainardi del Popolo della libertà, quando per tutelare il nostro Delta fecero inserire nel piano socio-sanitario approvato la “specificità del Polesine”, che garantiva il mantenimento dei servizi soprattutto per l’ospedale di Adria a tutela del Basso Polesine”. Come spiegano gli azzurri, tale specificità territoriale ora non viene più considerata dal “Comitato Percorso Nascita Nazionale”, che ha bocciato la deroga richiesta dal governatore Zaia per l’ospedale adriese (420 parti nel 2017), ma accetta invece quelle per l’ospedale civile di Venezia (solo 292 parti nel 2017) e di Asiago (97 parti) e di Pieve di Cadore (44 parti), di molto inferiori ai numeri di nascite di Adria.

“Non può il Governo non considerare le peculiarità del nostro territorio Basso Polesano, con enormi distanze da coprire per chi proviene, ad esempio, dal comune di Porto Tolle (ci sono almeno 60 chilometri per arrivare ai vicini ospedali di Chioggia e 70 chilometri a Rovigo) e non considerando l’aumento del numero di utenti che durante l’estate frequentano le località balneari di Rosolina Mare, Albarella, Barricata e Boccasette. L’ospedale di Adria ha un reparto nascite all’avanguardia con personale competente e preparato e strumentazioni di alto livello, in grado di dare i servizi necessari senza inutili sprechi”.

Secondo il coordinamento di Adria di Forza Italia, sono rassicuranti “a metà” le dichiarazioni del direttore Compostella, che chiuderanno la sala parto ed il nido ma non ostetricia e ginecologia. “Perché ci chiediamo come sarà possibile che una futura mamma si faccia visitare in una struttura che può garantire solo le visite prenatali, mentre invece la fase del parto vero e proprio dovrà essere svolta in un ospedale diverso da quello di Adria, con un diverso medico-ginecologo. Chiaro che ci aspettiamo una fuga di massa anche in questi specifici servizi prenatali. Si attivino quindi la Conferenza dei sindaci, il nostro governatore Zaia e tutti i nostri rappresentanti regionali e parlamentari. Noi come Forza Italia faremo squadra con l’onorevole Cortelazzo e la senatrice Toffanin perché portino all’attenzione dell’attuale Governo e del ministro competente il problema del nostro ospedale, che non è solo di Adria ma di tutto il territorio Basso Polesano del Delta del Po".

“In un momento di particolare gravità per la sanità polesana sempre più impoverita di servizi per effetto dei tagli operati a livello nazionale e la riorganizzazione regionale – spiega Vanni Destro per il "Comitato per l'art. 32, sanità e sociale" - invitiamo chiunque: cittadini, associazioni, istituzioni, a presenziare all'incontro pubblico che si terrà domani, 13 luglio alle 16.30 nella Cittadella sanitaria di Rovigo per discutere del nuovo piano socio sanitario. L'incontro pubblico si terrà all’interno della conferenza dei sindaci con la presenza dei consiglieri regionali Graziano Azzalin (Pd) e Patrizia Bartelle (M5s) e di Compostella, direttore dell'Ulss5. Ora come mai prima è fondamentale fare fronte comune per non perdere in Polesine una parte importante del diritto alla salute sancito costituzionalmente: allontanare servizi dal Polesine vuol dire farlo morire. Reagiamo uniti!”.

Anche il Pd reagisce duramente. “Il Partito democratico adriese apprende con rabbia e sconforto la notizia della chiusura del punto nascite presso l’ospedale di Adria – si legge nella nota che giunge dal Pd di Adria - Questo fatto rappresenta l’ennesimo esempio del disinteresse della politica regionale rispetto al nostro territorio. Le responsabilità della giunta Zaia sono, ancora una volta, evidenti e macroscopiche e non possono essere celate dietro a scelte di politica nazionale”.

In particolare il Pd accusa la politica regionale di essere responsabile per la totale assenza di pianificazione e strategia che permettesse il rilancio o, quanto meno, il mantenimento dei servizi offerti dall’ospedale di Adria.

“Se, infatti, come più volte affermato e come previsto anche nello Statuto della Regione Veneto, il nostro territorio è caratterizzato da specificità che rendono necessarie politiche più attente a garantire una copertura assistenziale diffusa, non è comprensibile come le scelte della Regione Veneto continuino a impoverire i servizi esistenti sul territorio, talvolta ridimensionandoli e talvolta con vere e proprie chiusure, come sta accadendo con l’ospedale di Adria con la complicità o il lassismo di qualche amministratore locale”.

Il Partito democratico adriese, il cui segretario è Federico Cuberli, ricorda che nemmeno due mesi fa, nel corso della campagna elettorale, interveniva lo stesso Luca Zaia dichiarando pubblicamente che nulla sarebbe cambiato per i cittadini adriesi i quali, come garantito negli ultimi anni, avrebbero potuto dormire sonni tranquilli fintanto che la Lega avrebbe vegliato su di loro.

“Ancora una volta, invece, Adria è chiamata a un brusco risveglio. Ci chiediamo, allora, come sia possibile che a fronte di un tale pericolo incombente sul nostro territorio, in questi anni si sia preferito ignorare la questione promettendo ai cittadini che nessun servizio sarebbe stato eliminato e pretendendo che l’impoverimento del nostro ospedale fosse un’invenzione della sinistra. In chiusura preme osservare che i numerosi tentativi effettuati dal Partito democratico locale di riunificare i cittadini in una battaglia comune a difesa del nostro territorio, anche guardando oltre le appartenenze politiche, siano stati di volta in volta frustrati da operazioni divisive e finalizzate a far guadagnare consensi elettorali senza, tuttavia, raggiungere alcun risultato concreto per la città. Purtroppo, solo oggi ci viene chiesta unità d’intenti”.

Il Pd spiega di essere sempre pronto a fare la propria parte nell’interesse della comunità e per la salvaguardia dell’ospedale, “conducendo una battaglia condivisa per convincere il ministero della Sanità a sospendere la chiusura del punto nascite, considerato che: il numero di nascite presso l’ospedale di Adria si distanzia poco dalla quota minima delle 500 nascite; la struttura è al servizio di un territorio molto esteso e la chiusura del suo punto nascite causerebbe senz’altro un disservizio notevole alla popolazione del Delta del Po e delle zone limitrofe, già penalizzata dalle storiche carenze infrastrutturali nei collegamenti stradali fra i vari nuclei urbani del territorio”.

12 luglio 2018
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