SCUOLA ROVIGO Osvaldo Pasello, dirigente scolastico all’istituto comprensivo di Villadose e istituto comprensivo Adria 1, si sofferma sul problema della perdita delle scuole in tanti comuni polesani periferici. L’invito è di affrontare il problema condivi

Effetti della denatalità, “Le scuole rischiano di sparire e con loro la comunità"

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Continua ad essere ogni anno un tema sempre più attuale quello della perdita delle strutture scolastiche in Polesine con il rischio del "declino finale" per la periferia del territorio e proprio per questo Osvaldo Pasello, dirigente in due istituto comprensivi, invita i rappresentati istituzionali ad affrontare il problema oltre a rivalutare la pedagogia della pluriclasse



ROVIGO - Un Polesine con un’immensa periferia senza scuole. E’ su questo tema che Osvaldo Pasello, polesano e dirigente scolastico all’istituto comprensivo di Villadose e istituto comprensivo Adria 1, vuole porre un accento al Presidente della Provincia, ai sindaci polesani, all’Uat di Rovigo ed alla Prefettura in quanto lo considera davvero vitale per l’imparagonabile territorio tanto da chiedere di intervenire, già dal prossimo autunno, con una programmazione territoriale condivisa, per scongiurarlo

Pasello non nasconde che il futuro che si sta abbattendo è di tanti Comuni e di vaste aree di territorio senza una scuola: “Sulla denatalità della nostra provincia non mi soffermo, viaggiamo ormai sotto i 1500 nati all’anno in Polesine, con un indice di poco superiore al 6%, cioè oltre due punti sotto la già bassissima media nazionale, una media che pone, come sappiamo, l’Italia negli ultimi posti a livello mondiale per nascite. E in Polesine addirittura abbiamo toccato il fondo di un quarto di bambini in meno rispetto alla media italiana.

Certo, conosciamo le ragioni profonde e mai affrontate di questo gravoso fenomeno sociale, ma ancora non abbiamo messo bene a fuoco che conseguenze potrebbe portare con sé, senza una politica condivisa di arginamento”. 

Soffermandosi sull’aspetto scolastico il dirigente evidenzia la difficoltà di un trasferimento da un Comune all’altro, da un centro abitato all’altro del Polesine, magari per decine di chilometri, senza trovare una scuola d’Infanzia o una scuola Primaria: La cosa si sta realizzando e quei centri abitati privi di scuole (anche con migliaia di residenti) sono già oggi destinati al declino, prima culturale e subito dopo sociale. Privato delle scuole, un centro abitato da 1000-1500 (e tra poco oltre i 1500) residenti perde il cuore pulsante. Senza una scuola mancheranno progressivamente a quei centri le iniziative sociali, perfino ricreative; verrà meno insomma, passo dopo passo, il senso di comunità: i pochi bambini rimasti si spostano altrove, le iniziative dei loro genitori/familiari seguiranno i figli altrove, la scia di vita della comunità si trasferisce con i bambini, altrove. Questo è il futuro e già il presente di vaste aree della “periferia” del Polesine, se non si comincia ad intervenire. E paradossalmente questo futuro è risparmiato alle aree montane, che hanno un regime nel rapporto alunni/classi molto più favorevole. Un paese da 1000-1500 residenti, in area montana, avrebbe 1-2 scuole ben funzionanti da noi no. Si obietterà che in montagna è complesso spostarsi da un centro all’altro. Ma le si conosce le strade della nostra provincia? Spostarsi da un abitato all’altro nemmeno qui, in molti casi, è semplice. E le distanze devono fare i conti, per i piccoli utenti, con i tempi di percorrenza”.

Il dirigente quindi invita a ragionare in termini intercomunali, condividendo cioè, in una programmazione pluriennale, offerte formative e servizi tra più Comuni: “Come dirigenti scolastici avevamo suggerito un anno fa di promuovere, sulla scuola, una sorta di stati generali. Ma siamo così pochi noi dirigenti, pressoché tutti con due istituti, che non vedo fattibile riusciamo autonomamente ad organizzare questa conferenza di servizi (o Stati Generali). La lanci la Provincia magari insieme all’Ufficio Scolastico. Non mancherà poi l’apporto di Ds, docenti ecc...D’altronde, nei mesi scorsi, qualcosa di analogo si era iniziato a fare attorno al Prefetto: allora si parlava evidentemente di emergenze, ma è sulle prospettive che occorre mettere in campo per tempo una strategia di programmazione.

Far leva sulla Regione affinché riconosca (lo ha iniziato ad ipotizzare nelle Linee per il dimensionamento 18-19) le aree a bassa densità demografica quali il Delta Po, come territori “simil-montani”, spingendo a modifiche legislative rispetto al rapporto alunni/classi (vedi decreto-81/2009)”.

Infine secondo Pasello va rivalutata la pedagogia della pluriclasse, da parte delle famiglie e degli stessi operatori di scuola: “La pluriclasse non è una zavorra che prelude all’affondamento di un plesso scolastico: può essere vissuta come un’esperienza didattica in grado perfino di valorizzare e dare opportunità al percorso formativo. Nella primavera del 2017, proprio a Palazzo “Celio”, all’interno della due-giorni del convegno “Aree fragili”, esempi portati da tutta Italia hanno testimoniato il valore, sul piano didattico ed educativo, della sfida-pluriclasse, nel segno della flessibilità, della gestione laboratoriale, del tutoraggio tra pari ecc”. 

10 settembre 2018
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