ULSS 5 POLESANA ROVIGO I problemi delle attese sono diffusi, pur nel rispetto del protocollo. Il direttore generale Antonio Compostella spiega cosa si sta facendo 

Rivoluzione in Pronto Soccorso. Compostella: “I codici bianchi avranno un percorso diverso”

Strenne in Piazza Natale 2018

L’attività di un Pronto soccorso è piuttosto complessa: i flussi numerici non sono costanti e non sono costanti i casi complessi. “Si può sempre migliorare” dichiara Compostella, “e non si sta lavorando su un unico fronte per migliorare”. Rafforzare la turnistica, lavorare sull’educazione dell’utente, arrivare alla separazione degli accesi dei codici bianchi dagli altri, e non da ultimo un miglioramento logistico che verrà, anche se non a breve


 

ROVIGO - Mal comune non è mezzo gaudio. La storia di una signora di 87 anni che ha trascorso 10 ore della domenica in Pronto soccorso per essere alla fine della giornata accolta in astanteria, sembra essere la storia di tanti (LEGGI ARTICOLO). A RovigoOggi.it sono giunte tantissime testimonianze di persone che raccontano di essere state in Pronto Soccorso e di avere atteso a lungo, anche 16-18 ore, c’è chi afferma addirittura 24 ore, e di avere notato, pur nel generale encomio degli infermieri, Oss e medici, una carenza di personale. 

Il direttore generale, Antonio Compostella, non si stupisce. “Noi come tutte le Ulss del Veneto soffriamo una carenza di medici specialisti per il Pronto soccorso. Abbiamo l’autorizzazione per averne di più, ma purtroppo non si trovano. Non tutti i medici possono lavorare in Pronto soccorso, serve la specializzazione in primo soccorso e medicina d’urgenza. Il problema è nazionale e se ne sta discutendo. Detto questo il turno viene garantito, ci sono i medici necessari con il loro orario, reclutiamo liberi professionisti in attesa di avere gli specialisti in Pronto soccorso”. 

E il poco personale che diverse persone in attesa al Pronto soccorso hanno notato? “Le giornata sono diverse. L’afflusso può contare 30-40 persone a giornata, ma capitano afflussi da 50-60-80 utenti, dipende dai giorni e dal periodo. Poi se in questi afflussi capitano dei codici rossi, è chiaro che il rosso comporta dei rallentamenti, imprevedibili ed indefiniti, il personale pur dedicato all’area rossa c’è, ma se ci sono più codici rossi questi influiscono sulle tempistiche di tutti”. Influisce sulle attese il sistema delle priorità dei codici. “Non è sempre semplice da capire, ma su questo si basa tutto il modello organizzativo” spiega Compostella. Senza contare che nell’ambito del Pronto soccorso vengono definiti esami da fare, consulenze, laboratori da interpellare, talvolta la valutazione completa del paziente comporta delle ore, “il sospetto si conferma o elimina con i dati in mano. I tempi si allungano se ci sono parecchi accessi”.

Mettere più personale? “Il numero di medici, infermieri e oss viene dettato dai protocolli nazionali; nel periodo invernale ci sono dei rafforzamenti dei medici con turni aggiuntivi”.  Però “oggi non è possibile rafforzare la turnistica - spiega Compostella - i medici specialistici per il Pronto soccorso non si trovano, non ci sono. Il Miur dovrebbe programmare 300 posti in più all’anno per le scuole specialistiche. Un medico che riesce a specializzarsi in medicina d’urgenza e accettazione trova un posto di lavoro in 5 minuti e dovunque voglia”.

La lamentela dei lunghi tempi dei attesa, dalle testimonianza dei lettori di RovigoOggi.it, sembra piuttosto generalizzata negli ospedali “infatti il modello organizzativo è simile a quello di Padova, Treviso, facendo le debite proporzioni”.

“Se poi guardiamo le statistiche quasi ci siamo. La Regione Veneto ha stabilito un tempo di attesa medio in Pronto soccorso per i codici bianchi che non deve superare le 4 ore. Noi le superiamo, Siamo attorno alle 4 ore mezzo. Questo significa che su 100 persone, ce ne sono 50 che impiegano meno di 4 ore e mezza e altre 50 di più”.

Compostella, direttore generale dell’Ulss in Polesine dal 2016, fa notare che l’utenza polesana fa ricorso al Pronto soccorso più di altre province, “sono aspetti che col tempo e l’educazione degli utenti si ridurranno ma i tempi lunghi”.

Il problema dei codici bianchi è generale e Compostella annuncia che è al vaglio della Regione Veneto lo studio di una modalità diversa per gestire meglio i codici bianchi, “l’obiettivo è scorporarli, creare due percorsi differenziati tra codici bianchi e situazioni più complesse”. In linea generale sembra infatti che per buona parte dei casi l’accesso dei codici bianchi “sia inappropriata, per abitudine o per maggiore fiducia nel medico ospedaliero che di base”.

Anche i problemi logistici inficiano la buona operatività. “Avremo un manette più confortevole al Pronto soccorso. Ci sarà un aumento degli spazi, ma questo avverrà in un paio di anni, si va per step in ambito di una tempistica medio lunga”. 

18 settembre 2018
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