TRIBUNALE ROVIGO Sono stati ritenuti colpevoli di atti di crudeltà verso l'animale non necessari. Per il medico anche l'interdizione dalla professione per un anno

Cane ammazzato: condanne al proprietario ed al veterinario

DOMINA fuori tutto
La morte di un cane è stata al centro di una complessa vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna del proprietario e del veterinario dell’animale. Il cane infatti è stato soppresso dal medico, ma anche maltrattato in precedenza dal proprietario


ROVIGO - Sono stati condannati mercoledì 10 ottobre dal giudice Raffaele Belvederi ad 1 anno e due mesi di reclusione il proprietario di Rocky, un ultranovantenne di Corbola, ed ad 1 anno il veterinario della provincia di Padova che ha effettuato la puntura letale all’animale. Per il medico, oltre alla condanna anche l’interdizione alla professione veterinaria per 1 anno.
Le pene saranno sospese alla liquidazione del danno patito dalla parte civile costituita, una associazione animalista, quantificato in 3.500 euro. La motivazione della condanna risiede nella convinzione del giudice che quanto subito dal cane sia stato un atto di crudeltà non necessario, ovviamente da parte di entrambi, proprietario e veterinario, in concorso.

La storia è già stata raccontata, ha dei punti in cui le diverse versioni non coincidono, ma una cosa è certa: Rocky, il cane a cui il proprietario non ha mai dichiarato di aver voluto male, è stato soppresso dall’amico, del proprietario, veterinario della bassa padovana.
Secondo il proprietario Rocky sarebbe saltato fuori dalla sua auto con la solita vivacità incontenibile che lo faceva correre dietro a qualsiasi cosa si muovesse, lui non se ne è accorto ed ha tirato diritto fino a casa, senza più il cane. Secondo la signora che ha visto il cane ferirsi nella caduta sulla strada, tra Ceregnano e Gavello, Rocky sarebbe stato invece gettato volontariamente con l’intento di ucciderlo o quantomeno di disfarsene per sempre.
Fatto sta che Rocky era un cane forte, è rimasto ferito, ma inavvicinabile per 4 giorni durante i quali la signora, di Gavello, gli portava acqua e cibo, fino a quando si è alzato in piedi ed ha cominciato a camminare. Rocky viene allora legato e portato al veterinario di una associazione animalista, dove, una volta curato, viene riconsegnato al proprietario, rintracciato grazie al chip presente nell’animale.

L’anziano proprietario ringrazia, confermando che il cane era fuggito uscendo dal portellone lasciato aperto nella sua auto, e a quel punto chiama l’amico veterinario per sopprimerlo.
La difesa del medico chiaramente parla di una richiesta visita a domicilio, fatta nell’interesse dell’animale
anche se lui era riluttante conoscendo che l’animale era intrattabile già dalla ultima sessione vaccinale, avvenuta in sedazione. Fatto sta che il cane, durante la presunta visita del veterinario, riceve una iniezione letale e muore.

A nulla è valso il parere medico che ha portato il veterinario a decidere per l’eutanasia nei confronti di un animale che lui considerava pericoloso, ingestibile, probabilmente affetto da malattia del sistema nervoso, così come non è servito a convincere il giudice il fatto che lui fosse stato chiamato per una visita e non per una procedura di morte.
10 ottobre 2018
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