ROVIGO La Squadra mobile ci aveva visto giusto, i tre fratelli napoletani non avevano colpito solo nel capoluogo, ma due giorni prima anche a Forlì. Seconda misura cautelare per i finti legali del falso incidente 

La banda dei finti avvocati che truffava gli anziani, scoperto secondo colpo

Il capo della Mobile rodigina Gianluca Gentiluomo e il sostituto commissario Sergio Busson
DOMINA fuori tutto

Il sostituto procuratore di Forlì Claudio Santangelo aveva chiesto la carcerazione, ma il Giudice ha optato per una misura più lieve. Non solo a Rovigo, i fratelli Cangiano avevano colpito anche due giorni prima.

Inchiodati dalla Squadra mobile diretta da Gianluca Gentiluomo per la seconda volta, il 16 ottobre il processo per l’episodio del capoluogo.


ROVIGO - Il caso fece scalpore in città, ma non colpirono solo a Rovigo, ma due giorni prima anche a Forlì. Si fingevano avvocati (LEGGI ARTICOLO) sceglievano delle vittime anziane, la solita truffa del finto incidente. Una telefonata che preannunciava l’accaduto, un impostore che si presenta in abitazione sostenendo di essere un avvocato e la richiesta immediata di soldi o gioielli per pagare una falsa cauzione per far uscire dai guai un figlio o un nipote trattenuto in qualche caserma dei Carabinieri dopo il sinistro. Ovviamente tutte balle per estorcere beni preziosi e contanti. Quando la squadra mobile diretta da Gianluca Gentiluomo li aveva arrestati i conti non tornavano. I tre fratelli Fabio 36enne, Mariano 34enne con precedenti specifici ed Alfredo Cangiano 29enne. quando sono stati bloccati avevano molto di più di quello che si erano fatti consegnare dall’anziano rodigino il 20 luglio. 3250 euro in contati e gioielli che non erano del 92enne, ma di una seconda truffa come ipotizzato già dalla Polizia di Rovigo.

Sono partite le ricerche, indagine complessa che portato fino a Bologna (base dove dormivano i tre malviventi), a quel punto un controllo incrociato delle denunce di truffa che ha condotto la squadra mobile di Rovigo fino a Forlì. E' stata fondamentale la collaborazione con gli uffici del territorio. L’indagine presso gli istituti bancari ha fatto emergere che 3500 euro erano stati prelevati il 18 luglio, data di una truffa analoga consumata proprio a Forlì. I tre fratelli i 250 euro mancanti nel frattempo li avevano spesi, il sequestro di 30 banconote da 100 e il restante da 50 euro, aveva di fatto chiuso il cerchio. La 79enne di Forlì ha anche riconosciuto uno dei finti avvocati, diverso da quello di Rovigo, infatti due si scambiavano i ruoli a seconda della città, il terzo probabilmente era il “capo”.

La donna ha anche riconosciuto gli effetti personali, un braccialetto d’oro adattato, in origine era una catenella per un orologio da uomo di un parente defunto, un oggetto a cui era particolarmente legata al di là del valore economico. Truffatori senza scrupoli che non solo si approfittano delle persone indifese, ma si fanno consegnare, senza pensarci due volte, anche oggetti dal valore affettivo importante.

La signora ormai per vergogna nascondeva la mano ai figli dove aveva sempre portato il braccialetto o gli anelli, e quando la Squadra mobile di Rovigo le ha dato la notizia del ritrovamento quasi non ci credeva. Nei giorni scorsi si è recata perfino in Questura per ringraziare personalmente la Mobile il sostituto commissario Sergio Busson, 37 anni di onorato servizio.

Per i tre il sostituto procuratore di Forlì Claudio Santangelo ha chiesto la detenzione in carcere, ma il Giudice ha optato per una misura più lieve con l’obbligo di dimora. Una misura che si aggiunge a quella già esistente per i fatti di Rovigo: inizialmente erano agli arresti domiciliari, ma il Tribunale del riesame ha concesso loro una forma più lieve in attesa del processo che si celebrerà a Rovigo il 16 ottobre prossimo.

Misure che sono state notificate dal commissariato di San Ferdinando e Dante di Napoli.

 

10 ottobre 2018
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