TRIBUNALE ROVIGO Tutto prescritto dalla Corte d’Appello. Per gli imputati sul caso dei cantieri Aipo sull’argine del Po odissea processuale finita, anzi è come se non fosse mai esistita

Il processo è nato morto

L'avvocato Luigi Migliorini
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Tutto prescritto, inutile la sentenza di primo grado che per la maggiore parte degli imputati era arrivata al termine dell'udienza del 27 gennaio 2016 (LEGGI ARTICOLO). Tre condanne su sette imputati nel processo che ruotava attorno a sospetti episodi di corruzione relativi all’affidamento di determinati lavori di consolidamento degli argini del Po. Una inchiesta del Corpo forestale dello Stato che coinvolgeva sia personale di Aipo (Agenzia interregionale per la difesa del fiume Po) che imprenditori privati, che sarebbero stati i beneficiari del meccanismo illecito contestato. 

La Corte d’Appello di Venezia ha di fatto cancellato il procedimento, come se non fosse successo nulla


VENEZIA - Aveva ragione l’avvocato Luigi Migliorini, il processo non sarebbe neppure dovuto celebrare, Luciano Moretti, funzionario Aipo, in primo grado era stato condannato a 3 anni, Daniele Silvestro Picardi, a 2 anni e 6 mesi, Otello Orlandini, imprenditore, a 2 anni sospesi. 

Sentenza pronunciata dal Collegio di Rovigo mercoledì 27 gennaio 2016 nel processo aperto su alcuni cantieri Aipo sull’argine del Po. A finire nel vortice dell’inchiesta erano stati in sette, tre i condannati.

Giovedì 11 ottobre la Corte d’Appello di Venezia, con il parere favorevole della Procura generale che ha sposato la tesi dell’avvocato Luigi Migliorini che sosteneva le ragioni di Moretti e Picardi, e quelle dell’avvocato Francesco Zarbo difensore di Orlandini. Tutto è stato prescritto, è come non fosse mai successo da punto di vista giuridico. Una richiesta che al collegio di Rovigo aveva già formulato la difesa, ma non era stata accolta. Recepita in toto invece dalla Corte d’Appello di Venezia.

Un caso che fece molto clamore.  Secondo le indagini del Corpo forestale dello Stato, il personale Aipo avrebbe falsamente sostenuto l'urgenza di lavori di difesa idraulica sugli argini del Po, riscontrandone in seguito l'esecuzione, contrariamente a quella che era la realtà. Gli imprenditori avrebbero fatto figurare l'impiego di più materiale di quanto utilizzato in realtà, così da ottenere pagamenti maggiorati ai danni di Aipo.

In tutto tre i cantieri che si trovano al centro dell'indagine: uno risalente al 2008, sul Po di Pila a Porto Tolle; uno sempre del 2008 a Cà Zuliani di Porto Tolle, sul Po di Tolle; tre sul Po a Castelmassa.

Sin dall’inizio - commenta l’avvocato Luigi Migliorini - avevo sostenuto che questo processo nasceva morto, ed era inutile il succedersi rapido di udienze da parte del Tribunale di Rovigo che ha respinto la mia eccezione di prescrizione, mentre la Corte d’Appello è stata di diverso avviso, per altro con parere conforme del Procuratore generale che ha annullato tutto. Sotto il profilo giuridico la sentenza non è mai esistita”. Diverso il discorso sotto il profilo umano. Annullati anche i risarcimenti ad Aipo e Legambiente e le pene accessorie. Tutto come non fosse mai successo.

 

11 ottobre 2018
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