LETTERA ROVIGO Cosa è realmente cambiato dal 4 dicembre 2016? Le province ci sono ancora e i dipendenti e i funzionari regolarmente al loro posto ma di soggetti istituzionali diversi. I fondi pochissimi 

Una riforma mai attuata

Strenne in Piazza Natale 2018

"Ma non si dovevano chiudere? Il contenimento di spesa della politica e delle istituzioni di fatto è rimasta inalterata. Populismo? non proprio, la semplice realtà delle cose. Gli italiani hanno votato per abrogare le Province, ma sono ancora territorio di conquista politica" 


ROVIGO - La riforma delle Province, paventata dal governo Berlusconi e poi attuata dal governo Renzi, doveva avere come intento quello di ridurre la spesa pubblica e portare alla chiusura definitiva di codesto ente territoriale di secondo livello. Le prime elezioni provinciali risalgono al 1860 e il referendum costituzionale, con il quale si voleva abrogarle è del 4 dicembre 2016. Alle urne il popolo italiano ha votato contro la chiusura di codesto Ente oramai colpito e quasi affondato dalla legge n. 56 del 2014, detta Del Rio, dal nome del ministro che l’ha proposta.

Lo stesso Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, nell’ottobre 2017, chiedeva all’Italia di "rivedere la politica di progressiva riduzione e di abolizione delle Province, ristabilendone le competenze, e dotandole delle risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle loro responsabilità", la stessa Europa che, pare, solo qualche anno prima ne proponeva la chiusura.

Dopo un percorso di trasformazione di circa 5 anni quale è la situazione oggi? La spesa della politica si è sicuramente ridotta visto che non vi è più la Giunta, si è ridotto il numero di Consiglieri e sia Consiglio che Presidente non percepiscono nessuna remunerazione. Anche il personale dipendente si è ridotto di numero ma la le uscite dalle casse dello Stato sono effettivamente diminuite? Molti ne hanno approfittato per andare in quiescenza, alcuni per passare a condizioni migliori presso altri enti (da contratti part time a contratti full time), altri ancora sono stati assorbiti dalle Regioni e un cospicuo numero in Veneto, gli appartenenti agli uffici per l’impiego, sono transitati a Veneto lavoro. Certamente si sono diversificati i soggetti paganti (Inps, Regioni, Comuni ecc) ma quale influenza ha avuto tutto questo sulla spesa pubblica?

Intanto, sia i dipendenti provinciali delle funzioni definite fondamentali dalla legge n. 56  che i dipendenti delle funzioni regionali (Turismo, attività produttive caccia e pesca, agricoltura, sociale, cultura ecc) che quelli di dei centri per l’impiego, sono tutti dove sono sempre stati ovvero, non si sono spostati di un solo millimetro. Nella stessa “casa”, infatti, convivono attualmente “gruppi di lavoro” con diverso contratto e quindi remunerazione, dando luogo non di rado a malumori e disagi di vario genere. Le Province ora sono una bella macedonia con molti soggetti istituzionali costretti a convivere, con meno personale proprio (144 per la provincia di Rovigo – erano più di 300 nel 2014) e con pochissimi fondi a disposizione per sopperire a tutte le numerose necessità del territorio (scuole superiori, strade ecc.). Il 31 ottobre prossimo, per decisione del governo giallo-verde, in tutta Italia verranno aperte le urne per eleggere i nuovi presidenti e, tra soli pochi mesi - a gennaio 2019 - sindaci e consiglieri comunali torneranno a votare per nominare i loro nuovi rappresentati nel Consiglio provinciale. E’ più che evidente che necessità un intervento del Governo italiano per sbrogliare la matassa e per ridare un’identità e dignità a codesti Enti locali presenti nella Costituzione italiana alla pari di Regioni e Comuni. Come è noto, i 5 stelle hanno sempre sostenuto la loro chiusura e non hanno mai partecipato alle elezioni di un Presidente, dovremmo allora aspettarci un intervento deciso della Lega? Quando?

Un cittadino
Eugenio Malaspina

 

11 ottobre 2018
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