COMMERCIO ROVIGO Il consigliere Alberto Borella fotografa la situazione disastrosa dei negozi in centro storico ed invita l’amministrazione ad attuare dei provvedimenti utili al rilancio

60 vetrine sfitte e chiuse in centro. "Il rilancio serve adesso"

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Il video si commenta da solo: 60 negozi vuoti in centro storico e l’amministrazione immobile. Il consigliere Alberto Borella la definisce una situazione fuori controllo quella relativa al commercio in città che deve essere risanata. Mancano ancora il piano del commercio, il piano mercatale, l’ufficio eventi



ROVIGO - “Una situazione oramai fuori controllo”. Così Alberto Borella fotografa il centro storico di Rovigo dove passeggiando ha contato oltre 60 i negozi chiusi nelle zone più vicine alle piazze centrali, senza considerare la zone ai margini del centro storico, che registrano situazioni ancora peggiori. 

“Il recente bando per l’assegnazione dell’ex pub Maccallan’s, deserto e l’abbandono da parte dei gestori del box n. 6 sono solo gli ultimi contraccolpi di una situazione che vede il centro storico completamente alla deriva” spiega Borella che evidenzia come solo in piazza Vittorio Emanuele ci sono 10 vetrine chiuse; anche via Cavour, via Angeli e via X Luglio contribuiscono in modo significativo al progressivo abbandono delle attività commerciali dalla città. 



“Sono molteplici le motivazioni che negli ultimi anni hanno favorito la moria dei negozi -afferma - in primis l’aumento esponenziale degli acquisti on-line e il cambiamento delle abitudini d’acquisto dei giovani e delle famiglie, sempre più spesso attratte dalle spese fuori città durante le gite domenicali fuori porta agli outlet e ai grandi complessi commerciali. Abitudini che involontariamente determinano la crisi dei piccoli negozi dei centri storici non più in grado di reggere il mercato a causa dell’inesorabile diminuzione della clientela, dei volumi di fatturato, causati dalla drastica riduzione delle presenze". Ma Rovigo ha un altro grande problema, secondo Borella, "la presenza della grande distribuzione alle porte della città, cresciuta in modo esagerato rispetto alle potenzialità territoriali, che ha generato nei vent’anni di apertura del centro commerciale La Fattoria, lo spostamento di numerose attività e marchi dal centro al centro commerciale. Le ulteriori richieste di ampliamento per la collocazione di altre attività commerciali oltre ad una farmacia e a servizi, causeranno nel breve periodo una ulteriore perdita di attività commerciali e la conseguente perdita di posti di “lavoro di qualità”. 

60 negozi chiusi corrispondono a oltre 100 posti lavoro perduti in centro storico, solo nell’ultimo periodo. "Facile abboccare all’idea di nuove assunzioni millantate con il futuro ampliamento della Fattoria, oppure cedere alla minaccia dei licenziamenti qualora non si ottenessero le autorizzazioni ‘dovute’ - prosegue Borella -; mentre risulta più difficile ragionare sulle motivazioni dei posti lavoro cancellati in città, grazie ad una scellerata politica di favoritismi e “silenzi assensi” che ha prodotto un risultato devastante per il capoluogo polesano. 

Determinante anche la situazione congiunturale che certamente non aiuta l’imprenditore nelle scelte di rinnovamento della propria attività, impaurito dalla crisi dei consumi interni e dalla stretta creditizia che non lascia spazio alle idee; a Rovigo, le banche sono più propense ad effettuare raccolta piuttosto che premiare l’imprenditoria locale; impedendo in molti casi quel rinnovamento strutturale e generazionale che potrebbe in taluni casi rilanciare le attività, ed aiutare l’intera economia cittadina”.

Per il consigliere in questo scenario piuttosto difficile, “non emerge la politica, che nonostante le numerose promesse elettorali e i proclami annunciati, non ha ancora varato il piano del Commercio, non ha ancora approvato il piano mercatale di cui siamo orfani dal 2001non ha stabilito una strategia efficace per il rilancio di piazza Annonaria; non si è premurata di far funzionare a dovere la Pro Loco città di Rovigo; non ha ancora istituito l’Ufficio Eventi per facilitare le manifestazioni in città; e soprattutto non ha ancora formulato un progetto importante e significativo per far uscire dalle sabbie mobili la città, che mai come ora sta vedendo un periodo buio e difficile. Unico aspetto positivo le mostre della Fondazione che tuttavia non possono risultare risolutive in una situazione di totale abbandono. Abbiamo un assessore con delega ai contributi Europei, dei quali non si è mai sentito parlare, forse perché non abbiamo neppure un progetto interessante in cantiere; così come il Gal al quale si potrebbe fare riferimento qualora ci fossero in cantiere attività di tipo turistico e culturale delle quali non è dato sapere”. 

Secondo Borella quindi è necessario cambiare rotta al più presto, cominciando dal considerare prioritario il problema della desertificazione del centro storico, ed approvando fin da subito una serie di provvedimenti utili al rilancio immediato del centro storico: “Ad esempio la gratuità dei parcheggi al sabato da novembre a gennaio; la approvazione della riduzione a zero per 5 anni della Tari per chi affitta negozi chiusi, senza alcuna restrizione; la riduzione della tassa rifiuti per attività collocate nel centro storico, al fine di rendere più conveniente fin da subito la permanenza. Ed infine l’obbligo per i proprietari di coprire le vetrine in modo decoroso ed adeguato fornendo grafiche ed indicazione dei materiali, evitando la visione squallida dei negozi sfitti abbandonati a se stessi. Per concludere la massima attenzione alla pulizia, al decoro e all’ordine che sono alla base di una città che vuole tornare a crescere, sanzionando non solo chi si beve il caffè lasciando l’auto per pochi minuti ai margini dei 100 metri di corso del Popolo, ma anche applicando in modo consapevole ma rigoroso, il nuovo regolamento sull’ordine pubblico”.

13 ottobre 2018
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