ROVIGO E I RODIGINI Roberto Magaraggia ricorda le parole di Giordano Bruno, arso vivo dall’Inquisizione, per tratteggiare il popolo che scrive sui social e l’ipocrisia dei “falsi perbenisti” che vogliono reprimere il lavoro più vecchio del mondo 

“San’asinità, sant’ignoranza, santa stoltizia"

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Roberto Magaraggia guarda con nostalgia al passato quando le parole erano poche ma sensate e la promessa un fatto d’onore. Paragonate alle mille scemenze, cretinerie ed analfabetismi che si trovano su Facebook i nostri nonni con la quinta elementare erano degli scienziati.

Poi Magaraggia tocca un argomento “scottante”: il falso perbenismo di quella fetta di popolazione che si oppone alla proposta di riaprire le case chiuse 


ROVIGO - Un amico che trascorre il suo tempo sui social mi dice che sarebbe necessario imporre una imposta ai rodigini che navigano gratuitamente in Facebook, inondando di stupidaggini, cretinerie, ignoranza, analfabetismo il mondo della comunicazione. Ogni tanto leggo qualcosa di intelligente, mi dice, fra legioni di imbecilli. Far pagare un centesimo di euro ogni ebetaggine, cazzata e errore di grammatica, sarebbe un toccasana. Diverremmo inoltre in poco tempo un capoluogo ricchissimo, conclude. 

Giordano Bruno, un eruditissimo frate domenicano, arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma nel 1600 dall’Inquisizione, tradito e denunciato da un nobile Patrizio veneziano, che lo aveva per lungo tempo ospitato, tale Mocenigo, nella sua “Lode de l’Asino“ irride la “ ...sant’asinità, sant’ignoranza, Santa stoltizia e pia devozione qual sola puoi fare l’anime si buone, ch’uman ingegno e studio non l’avanza...”. 

Penso al mondo dei nostri nonni, dei nostri genitori, composto da lavoratori galantuomini che avevano sì e no frequentato la quinta elementare, e usavano le parole con parsimonia. Per loro l’amicizia, un giudizio, la parola data erano un impegno, un contratto. Questa nostra società si regge invece sulle bugie, sull’egoismo. E tanta ipocrisia. 

Giorni fa, per esempio, le cronache dei giornali locali ci hanno informato che a Rovigo e provincia abbonderebbe la prostituzione. Un fenomeno vecchio come il cucco, che in Italia non è reato. Mentre lo è il favoreggiamento e lo sfruttamento. Sembra che a Rovigo vada forte quella “maschile” o “le cinesi”, più disponibili e a buon prezzo. Stanno invadendo il Polesine e l’Italia, perché non rischiano la pena di morte, prevista nel loro paese. Dopo l’abolizione dei “ casini “, o case chiuse, nel 1958, ad opera della senatrice socialista Angelina Merlin, nata a Pozzonovo (Pd) ed eletta nel collegio di Adria, la prostituzione, distribuitasi su strade, appartamenti, locali eccetera è certamente peggiorata. Viviamo in uno Stato ipocrita, che tartassa commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, non la prostituzione. Lasciare alla “professione più vecchia del mondo” un qualche compiacente lasciapassare, invece di reprimerlo, è come averlo ordinato. Tanto vale legalizzarlo. Ai falsi perbenisti e moralisti, prima di emettere giudizi, ricordo che ogni essere umano ha i suoi vizi, che sono di tanti tipi: fisiologici, mentali, emozionali, religiosi, economici, commerciali, sociali. Cosa facciamo, li puniamo tutti? O solamente quelli degli altri? Ecco perché, cari lettori, Lega e Movimento 5 Stelle, che hanno chiesto la riapertura delle “Case Chiuse“, stanno avendo consenso. Sono i partiti meno ipocriti nel mondo ipocrito della politica. 

 

Roberto Magaraggia Civica Rovigo

 

 

18 ottobre 2018
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