EVENTI BADIA POLESINE (ROVIGO) L’incontro all’Abbazia della Vangadizza con Luciano Ghelfi incentrato sulle informazioni false che arrivano da internet o da giornali 

Fake news: gli strumenti ci sono, impariamo ad usarli

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Una serata in cui si è parlato dei pericoli nascosti nel bombardamento quotidiano delle informazioni non sempre autenticate o autenticabili sul web quella avvenuta il 9 novembre a Badia Polesine dove protagonista è stato Luciano Ghelfi editorialista del TG2



BADIA POLESINE (RO) - Nell’uggiosa serata di venerdì 9 novembre un’affollata sala Soffiantini nell’abbazia della Vangadizza ha ospitato l’editorialista del TG2 Luciano Ghelfi per parlare di “Fake news”. Ad introdurre l’incontro sponsorizzato, fra l’altro, dal Rotary club Badia e dal Lions locale, l’ideatrice organizzatrice  Annalisa Marini. Presente quasi tutta la giunta comunale guidata dall’assessore alla cultura Valeria Targa mentre l’onorevole Antonietta Giacometti si è prodigata a porgere il microfono agevolando gli  interventi del pubblico. 

Il dibattito è stato moderato dal giornalista Michele Borghi (redattore de “La Libertà” di Piacenza) che ha saputo vivacizzarlo con puntuali e pungenti precisazioni, l’attualissimo argomento di notevole appeal a fatto il resto. Luciano Ghelfi ha ricordato come le  fake news (che dobbiamo distinguere dalle semplici bugie) siano quel particolare tipo di notizie che, introducendo elementi di sostanziale menzogna in contesto e ambiti di verosimiglianza formale alterano la realtà, qualche volta con esiti gravi (come nel caso dei vaccini) in nome di un relativismo totalizzante. Le fake sono antiche come l’uomo, basterebbe ricordare la falsa “donazione di Costantino” del IV sec. dopo Cristo ma, col diffondersi dei social web,  sono divenute un problema delicato e difficilmente controllabile. 

Il tema delle fake-news purtroppo coinvolge anche i governi che hanno interesse ad orientare l’opinione pubblica e ricorrono alle fake news, come evidenziato nel libro “Gli stregoni della notizia” in cui Marcello Foa fa la rassegna delle bugie che hanno costellato la politica internazionale recente anche ricorrendo agli "spin doctor" (i manipolatori professionali) e lo stesso fanno le lobbie industriali. Qualcuno ha rilevato come le fake news siano un sintomo della crisi del sistema di intermediazione dell’informazione chiedendo se questo possa portare alla paralisi nella comprensione di un fatto. 

Luciano Ghelfi ha risposto che difendersi non è facile e che il problema di fondo rimane quello di verificare sempre e comunque l'attendibilità delle fonti, (una semplice ricerca su Google o sui siti debunking specializzati può aiutare). Un altro ha chiesto come disinnescare le fake news se già nel  1969 Umberto Eco affermava che “il giornalista non ha un dovere assoluto di obiettività; casomai quello di testimonianza”. Ghelfi ha risposto che il compito del giornalista in un contesto comunicativo multipolare non è quello di convincere il lettore che gli sta dicendo la verità, bensì di avvertirlo che egli sta dicendo la “sua” verità. “Il giornalista che rispetta il lettore deve lasciargli il senso dell'alternativa” e la testimonianza allora si costruisce sulla relazione fiduciaria instauratasi; però la fiducia va meritata con l’onesta intellettuale e l’accuratezza che il giornalista si deve guadagnare (attendibilità=credibilità). 

Verificare, contestualizzare e spiegare implica professionalità ed impegno e tutto questo ha dei costi per cui l’informazione gratuita non può esistere e quando esiste “la merce” è il lettore stesso (attraverso le profilazioni di marketing, lo studio dei suoi orientamenti ecc.). Questo ha stimolato Michele Borghi ad una riflessione sulle concause del declino dell’editoria: “In 10 anni i quotidiani hanno perso la metà delle copie (dal 67 al 30% dati Censis 2016) con conseguenti ricadute economiche ed occupazionali (come evidenziato nel recente servizio televisivo di Report) e mentre chiudono le edicole, la riduzione della raccolta pubblicitaria, la diffusione di whatsapp che brucia le notizie, la  gente che legge sempre di meno e i disservizi postali, specialmente nei piccoli centri (vedasi le consegne a domicilio) han dato il colpo di grazia”.  Il digitale nonostante raggiunga il 70% delle famiglie, non colma la differenza. Molto in definitiva dipende da una riflessione sulle regole possibili che, senza penalizzare la libertà favoriscano l’obiettività, in questo l’uso intelligente di Internet può aiutare, impariamo ad usarlo.

Ugo Mariano Brasioli

10 novembre 2018
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