CULTURA ROVIGO Venerdì 9 novembre è andato in scena al Teatro Sociale, per l’apertura della stagione lirica, l’opera Nabucco di Giuseppe Verdi del regista e scenografo Filippo Tonon

Nabucco eccezionale. Incredibile scenografia. Applausi interminabili

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Il bicentenario della fondazione del Teatro Sociale si apre con una grande opera lirica che, come è stata pensata da Filippo Tonon soprattutto per le sceneggiature e coreografie, ha riscosso numerosi consensi dal pubblico che ha riempito tutto il teatro 



ROVIGO - La sera di venerdì 9 novembre 2018 al Teatro Sociale di Rovigo la prima di una grande opera lirica celebra il bicentenario della fondazione del Teatro stesso (1818-2018). Il sindaco, il prefetto e le autorità in parata d’onore con tanto di carabinieri in alta uniforme all’ingresso e le rose offerte alle signore. 

Uno spettacolo nello spettacolo è  il colpo d’occhio all’entrata sul teatro affollato in ogni ordine di palchetti e logge per assistere al Nabucco di Giuseppe Verdi, una coproduzione del Teatro Sociale di Rovigo, Fondazione Rovigo Cultura e Comune di Padova.

La novità assoluta della rappresentazione è costituita dalla sceneggiatura e dalla coreografia. Un regista e uno scenografo originale, Filippo Tonon, dispone sul palcoscenico le aiuole dei giardini pensili di Babilonia, gli specchi che ampliano la scena a dismisura, e il muro sul fondo, cui si appoggeranno gli esuli e lo stesso Nabuccodonosor, re destituito e prigioniero, che tanto ci richiama il muro del pianto. Un’altra notazione meritano i costumi, sempre firmati da Tonon, uniformemente bianchi degli esuli ebrei, in contrasto con quelli della corte, suggeriti dal libro del profeta Daniele interprete dei sogni del gran re a Babilonia. E i materiali di quel sogno vivono nella scenografia (la testa d’oro, il petto di bronzo e le gambe di ferro con un piede d’argilla). Atmosfera suggestiva in sintonia con l’effetto magico che crea una corte orientale. dove si muovono come fantasmi i protagonisti di tragedie individuali e collettive. A volte il regista riesce a fermare come in un film e a fissare blocchi statuari canoviani con il biancore movimentato delle vesti, gli ori della corte e i nudi degli armigeri. Una scenografia d’altri tempi mai vista prima d’ora. 

Effetti speciali di grande impatto emotivo che la musica dell’orchestra ha sottolineato con gli arpeggi i flauti solisti e i forti dei tromboni e della gran cassa caratteristici del Verdi, una musica visiva diretta da un direttore entusiasta, al suo primo debutto a Rovigo come direttore dell’Orchestra di Padova e del Veneto Marco Titotto, che ha applaudito con due “bravo” l’esibizione del cantante –attore-protagonista: una volta con Abigaille, Gabrielle Mouhlen, e un’altra con Nabucco, Genadij Vascenko al posto di Boris Statsenko segnato in cartellone. 

Se poi vogliamo analizzare il canto e le voci splende di luce propria l’esecuzione di Abigaille interpretata dal soprano Mouhlen. Un canto il suo dalle mille sfumature: forte, duro, acuto e poi improvvisamente grave, difficile da eseguire, che in due momenti quasi si spegne con una dolcezza infinita nella confessione del secondo atto dopo aver scoperto di non essere la figlia vera di Nabucco, “Anch’io dischiuso un giorno ebbi alla gioia il core…”, e alla fine quando chiede perdono alla sorella Fanena: “Su me morente esanime scenda il tuo perdono”. 

Un’altra voce e interpretazione interessanti è stata quella del Nabucco il baritono Vascenko, per la morbidezza del timbro, il "colore", la musicalità, e quell'essere sempre, nell'orchestra e con l'orchestra. Interessante anche l’interpretazione di una dei protagonisti, la mezzosoprano rodigina Marina De Liso nella parte di Fanena.

Altri aspetti da notare sono i silenzi, rispettati dalla bacchetta del maestro Titotto per dare ancor più risalto al canto a volte pieno corale e a volte sussurro come nel “Va pensiero”, un canto tenuto sul filo perché così è stato sentito dal suo autore, affinchè chi vede e ascolta veda e ascolti la propria anima nel “miserere” della vita individuale e collettiva che tanto ci condiziona. L’elogio va al coro Lirico Veneto diretto da Giuliano Fracasso. Gli altri interpreti sono Cristian Ricci, Ivan Tomasello, Carlo Agostini, Chiara Milini, Antonello Ceron.

La trama dell’opera è semplice. Fenena, la figlia di Nabucodonosor, re di Babilonia, vincitore su Gerusalemme, è tenuta in ostaggio, ed affidata a Ismaele, nipote del re di Gerusalemme, innamorato di lei, sul punto di tradire le sue genti, fino al punto di lasciarla libera e programmare la fuga. La schiera dei Babilonesi è guidata da Abigaille, anch’ella innamorata del giovane carceriere e disposta a tacere l’onta, a patto che egli rinunci alla sorella. Dal padre di cui è figlia, ma con origini da schiava, riceve una lettera che ne conferma lo scorno e fa erede al trono Fenena e non lei. Il desiderio di vendetta sale in seno alla prima e la spinge, irriverente vero sorella e genitore, a far che essi decadano per mano di una schiava.

L’occasione si porge a tal proposito, quando Nabucco si erge contro Dio e nel comunicarlo agli ebrei, irriverente del tempio e dei suoi fedeli, ne riceve in cambio un fulmine che lo getta al suolo con la corona a terra, alla sua sinistra. Abigaille prontamente l’afferra e se la pone in testa: ormai è regina e da ordine di portare il padre nelle sue stanze. La scena cambia: Abigaille è regina e Nabucco è prigioniero. Gli ebrei e Fanena che ha aderito alla loro rteligione sono destinati alla distruzione, unico conforto trovano nel gran pontefice Zaccaria, il potentissimo basso Ivan Tomasev. Inutile ogni tentativo del confuso e debole Nabucco, di ottenere dalla nuova regina clemenza per se e la sorella. Ma alla fine una ribellione di palazzo riporta Nabucco sul trono e Abigaille nella polvere. Il pubblico ha applaudito a lungo le parti più celebri dell’opera: 

Una serata straordinaria. Un Nabucco eccezionale. Un applauso interminabile. Una indovinata celebrazione del bicentenario del Teatro Sociale.

Carlo Folchini

10 novembre 2018
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