POLITICA ROVIGO Divergenze sul futuro del Cur tra Paolo Avezzù e Massimo Bergamin. La poltrona del presidente del consiglio potrebbe traballare dopo l’ennesimo contrastante modo di operare del sindaco

Avezzù fa troppa politica, meglio Rossini come presidente

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La situazione del Cur è l’ultimo dei temi che vede in netta contrapposizione il sindaco Massimo Bergamin ed il presente del consiglio Paolo Avezzù che, spiegato il proprio pensiero su come poter rilanciare l’ente, ed ha declinato il provocatorio invito a partecipare all’assemblea soci del 13 novembre con delega dal primo cittadino. Nella serata di lunedì 12 nella riunione di maggioranza si potrebbe discutere della silurata a Paolo Avezzù nel ruolo di presidente del consiglio da affidare ad Antonio Rossini per smarcarlo definitivamente dalla maggioranza


ROVIGO - Bergamin pensa di avere la forza per far tremare la poltrona del presidente del consiglio comunale di Rovigo Paolo Avezzù. Nuova divergenza tra il sindaco Massimo Bergamin ed il presidente Paolo Avezzù, iscritto a Forza Italia, in Comune facente parte del gruppo Obiettivo Rovigo che in questi ultimi mesi si trova in contraddizione con il primo cittadino, tanto da mettere a rischio il suo ruolo. La figura del presidente, a sentire i consiglieri di maggioranza potrebbe essere ricoperta dall’attuale consigliere Antonio Rossini che dai banchi della minoranza ora siede tra gli indipendenti per una minoranza costruttiva approvando spesso le linee del sindaco e quindi di fatto garantendo una maggioranza.  

Ultimo tema che vede Bergamin ed Avezzù in contrasto è quello relativo al futuro del Cur e la stabilizzazione dei sei dipendenti che il 31 dicembre vedranno scadere il loro contratto dopo 15 anni di lavoro da precari (LEGGI ARTICOLO). Il sindaco aveva chiesto ad Avezzù di partecipare come rappresentante del Comune alla prosecuzione dell’assemblea straordinaria dei soci del Cur di domani, martedì 13 novembre. Richiesta che il presidente del consiglio ha rifiutato “in quanto tale incarico, tipico di un ruolo esecutivo di giunta, sarebbe incompatibile con il mio ruolo istituzionale di presidente del consiglio”.

Oltre a questo i motivi sono anche altri, ovvero che le vedute su come affrontare la problematica del Cur, sono diverse. Il direttivo di Obiettivo Rovigo ritiene che per salvare i posti non si debba effettuare un’operazione di rilancio attraverso la modifica dello statuto con l’ingresso di soci privati e di altri Comuni, e, addirittura, del Consvipo poiché “i gravi problemi sarebbero riversati sul Cur complicando enormemente la questione. Per realizzare tutto ciò, occorre molto tempo che è la cosa che non abbiamo poiché il 31 dicembre se non intervenisse prima la stabilizzazione, i contratti andrebbero in scadenza, i precari rimarrebbero senza lavoro ed il Cur, privo di sufficiente personale, sarebbe costretto a chiudere”. Il direttivo pertanto ritiene invece che si debba fare esattamente il contrario: “La stabilizzazione dei dipendenti, cioè, da effettuare attraverso il necessario incremento dei finanziamenti di modesta entità circa 100mila euro, dovrà essere il necessario presupposto per il rilancio del Cur. Se il sindaco di Rovigo avesse ancora due anni fa promosso e fatto proprio il progetto coinvolgendo già altri soci, il rilancio del Cur sarebbe già in fase di avanzata attuazione ed allora sì che la stabilizzazione dei dipendenti avrebbe rappresentato la fase conclusiva del programma”.

Se non bastasse uno degli altri problemi è che la Fondazione Cariparo che fino ad oggi ha erogato 800-850 mila euro annui, quest’anno ha deciso di decurtare il finanziamento di 100mila euro chiedendo una collaborazione dagli enti soci, soprattutto Provincia e Comune.

Per quel che riguarda il comune di Rovigo - afferma il sindaco Bergamin - garantiamo il contributo ordinario, ma non riusciamo a caricarci sulle nostre spalle 100mila euro”. Poi si rivolge ad Avezzù: “tutti sono capaci di dire il loro pensiero ma quando è ora di metterci la faccia ed avere il coraggio per parlare non si fanno presenti. Quando però è ora di parlare di altre cose non si tirano indietro”.

E’ per questo e molti altri temi che stanno balzano in questi ultimi tempi, vedasi i comportamenti negli ultimi consigli (LEGGI ARTICOLO), questione bando periferie con la mozione di Avezzù contro il Governo passata in aula (LEGGI ARTICOLO), caso Moggi (LEGGI ARTICOLO), che non trovano più l’unità all’interno della maggioranza tanto che nella serata di lunedì 12 novembre si parlerà in maggioranza proprio del ruolo del presidente del consiglio che potrebbe quindi saltare per lasciare posto all’attuale consigliere Rossini.
12 novembre 2018
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