CULTURA PAPOZZE Intenso momento di presentazione del libro Il partigiano Franco con l’autrice Anna Maria Catano ed Alessandra Capato

Il partigiano sparito nel nulla, trucidato dai compagni

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L'incredibile storia di un ragazzo perbene che decide di salire sui monti per contrastare il nazifascismo e che invece trova la morte per mano dei compagni partigiani. Presentato presso la biblioteca comunale di Papozze, il libro “Il partigiano Franco” di Anna Maria Catano


PAPOZZE (Rovigo) - A portare i saluti dell’Amministrazione comunale il vicesindaco, Riccardo Navicella, che si è complimentato ed ha rivolto i ringraziamenti all’autrice Catano, presente a Papozze, e al gruppo della biblioteca comunale di Papozze, in particolare a Paolo Rigoni, sempre attivo nelle iniziative storico culturali.

La parola è quindi passata ad Anna Maria Catano, nipote del protagonista del libro, che ha raccontato la vicenda di un partigiano scomparso nel nulla nel 1944. A presentare e moderare la serata Alessandra Capato.
Un triste dramma partigiano, definizione lapidaria. Finalmente a settant’anni di distanza dai fatti, si ammette, sia pur a denti stretti, che Franco Passarella non fu ucciso da “orde fasciste”, ma perse la vita in un “triste dramma partigiano”; torturato e condannato a morte da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi “compagni”.

Perentoria la sentenza pronunciata da Anna Maria Catano, giornalista e nipote di Franco Passarella, assassinato – questa è il termine esatto – il 25 giugno del 1944.

Una storia orribile per una serata intensa e partecipata alla presenza di un pubblico numeroso che ha seguito con attenzione ed interesse la vicenda che si è venuta a delineare nelle parole dell’autrice, visibilmente commossa e incalzata dalle domande della presentatrice, Alessandra Capato.

Franco Passarella, liceale dell’Arnaldo da Brescia, educato alla libertà in famiglia e cresciuto nella fucina dell’oratorio Santa Maria della Pace dei padri filippini, il giorno dopo aver brillantemente superato gli esami di maturità con la media dell’otto e mezzo, che aveva sostenuto per accontentare la madre, sale in montagna per unirsi ai partigiani di Giustizia e Libertà. E’ il 19 giugno del 1944, la madre e la sorella Laura lo accompagnano per un tratto di strada sin fuori la città e quando il sentiero inizia ad inerpicarsi, si salutano e le due donne ritornano a casa. Da quel momento, silenzio totale. Franco sembra scomparso nel nulla. Su di lui la cortina del silenzio. In realtà è la cortina dell’omertà, perché un paese intero ha visto. Un prete, cui Franco consegna la sua carta di identità e un piccolo testo della Divina Commedia, lo confessa prima di consegnarlo a quattro figuri che portano come lui il fazzoletto verde di Giustizia e Libertà, che si atteggiano a combattenti patriottici ma che in realtà sono bravacci che terrorizzano la valle.

Dopo essere stato torturato, Franco viene ucciso con un colpo alla testa.
Tanti e tanti sapevano, ma la ragion di stato ha imposto il silenzio sino al 2013 quando lo storico Mimmo Franzinelli ha squarciato il velo e sino al 2017 col libro di Anna Maria Catano.
13 novembre 2018
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