BADIA POLESINE (ROVIGO) Il presidente della Casa del Sorriso relaziona davanti a eletti e cittadini presenti: forte dissenso sulle soluzioni proposte a sanare la perdita del bilancio 

Casa di riposo, il consiglio comunale finisce in sit-in 

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La strategia messa in campo dal cda della Casa del Sorriso, rappresentata in consiglio comunale di Badia Polesine da Tommaso Zerbinati, non soddisfa i familiari degli ospiti presenti in municipio che dopo le spiegazioni improvvisano un sit-in con cartelli polemici


BADIA POLESINE (RO) - Consiglio comunale teso, come nelle previsioni della vigilia, quello tenutosi il 29 novembre sera per parlare dell’aumento delle rette alla Casa del Sorriso. Come previsto al secondo punto dell’ordine del giorno è stato convocato il consiglio di amministrazione dell’ente per relazionare sul bilancio e sul contestato aumento delle rette 2019 (LEGGI ARTICOLO). Gli altri due argomenti in programma (ratifica della delibera di giunta sulla 3 variazione al bilancio e approvazione di una variante urbanistica stradale) sono passati a maggioranza ma nel sostanziale disinteresse del numeroso pubblico. 

Prima di dare la parola al presidente Tommaso Zerbinati, il sindaco Giovanni Rossi ha rivolto apprezzamento per le civili rimostranze in ordine all’aumento delle rette manifestate dal Comitato dei familiari in mattinata assicurando ogni attenzione per i possibili sviluppi. Presa la parola, Zerbinati ha riproposto con l’ausilio di slide le argomentazioni sostanzialmente già illustrate nell’incontro con i familiari del 17 novembre scorso, menzionando le principali cause che hanno “contribuito al dissesto del bilancio”: la diminuzione delle impegnative sanitarie conseguente all’ampliamento dell’offerta autorizzata dalla Conferenza dei Sindaci, la retta degli ospiti a libero mercato “poco remunerativa” rispetto ai reali costi sostenuti e gli aumenti di utenze e servizi. Una slide fra tutte ha colpito l’assemblea: quella che ha mostrato il drammatico depauperamento del patrimonio netto dell’Ente che potrebbe azzerarsi nel volgere di pochi anni  o, ancor prima,  portare al Commissariamento. 

Le strategie messe in campo dal cda della Casa si riassumono nella richiesta conversione di 10 posti letto da bassa a media intensità assistenziale che produrrebbe un maggior introito di 100mila euro (iter  burocratico non ancora concluso ma entrata già iscritta a bilancio), la rinegoziazione dei mutui (il cui debito residuo è 1.472.038 euro) per allungarne la scadenza ed alleggerire le rate, mentre per il Villaggio del Sole appena ultimato costato 1.123.645,00 di euro, il CdA “sta valutando” alcune ipotesi per metterlo a reddito. Quanto al contenimento della spesa la soluzione parrebbe essere l’adozione del “Multi service” cioè la concentrazione in un unico fornitore dei servizi che porterebbe a un’economia di gestione rendendola più efficiente.

Tutte le proposte sono apparse alla minoranza deboli e insufficienti per risanare un bilancio dal quale “Emerge una sofferenza strutturale” (evidenziata dal parere sfavorevole del Revisori dei Conti a ben due previsionali deliberati in perdita, mentre il 2018 si chiude con 400mila euro di disavanzo). Almeno il predecessore di Zerbinati, ha rilevato Gianni Stroppa,  aveva il progetto della depublicizzazione: “Era una scelta non condivisa ma lucida,  mentre questo cda non ha colto neppure i segnali anticipati dalla proposta di riforma regionale che indicano il futuro delle case di riposo nell’apertura al territorio”, nella diversificazione dei servizi offerti, nella partecipazione al “dopo di noi” (come ha fatto Lendinara) e nel consorzio in area vasta  di centri di servizi integrati. “Non ho sentito nulla di questo nella relazione del Presidente” ha affermato Stroppa. Sul piano politico Stroppa si è chiesto come mai, in costanza di un deficit così grave il giudizio dell’allora minoranza sulla Casa di riposo (LEGGI ARTICOLO)  sia così radicalmente cambiato. Infine rivolgendosi a Zerbinati gli ha domandato con quale coerenza morale non abbia considerato una riduzione delle indennità ricevute (590 euro mensili il presidente e 290 i consiglieri) mentre si chiedono alle famiglie ulteriori gravi sacrifici (fino a 160 euro di aumento mensili per i dozzinanti).

All’invito conclusivo del Sindaco affinché tutti lavorino per salvaguardare il patrimonio collettivo della Casa di riposo i familiari presenti hanno inscenato un improvvisato sit-in con cartelli più o meno polemici, nonostante il richiamo all’ordine del presidente del consiglio  Leopardi, il ché molto racconta sulla generale insoddisfazione per le risposte ricevute.

Ugo Mariano Brasioli

 

1 dicembre 2018
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