ISTRUZIONE PORTO TOLLE (ROVIGO) Fabio Cusin, dirigente dell’istituto comprensivo, scrive al vescovo di Chioggia monsignor Adriano Tessarollo rispetto alla sua presenza all’interno della scuola durante la visita pastorale. L’assessore regionale Elena Donaz

Nessuna richiesta, nessuna attività programmata. Il Vescovo rimane fuori, come chiunque altro

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Non ha fatto richiesta, non è stata concordata nessuna attività con gli studenti o con i docenti. Il preside, nel rispetto della aconfessionalità dell'istituto scolastico ha lasciato alla porta Adriano Tessarollo, Vescovo della diocesi di Chioggia. La decisione del dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Porto Tolle Fabio Cusin ha fatto discutere, ma il non ritenere opportuna la visita del vescovo di Chioggia Adriano Tessarollo all’interno della scuola è un pensiero del prelato, non del dirigente. Proprio per questo Cusin spiega le motivazioni tramite una lettera diretta al Vescovo per cui lui, come sarebbe capitato a chiunque altro, è rimasto fuori dalla porta.

Nel frattempo arriva il contributo dell’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan per monsignor Tessarollo: “Trovo questa scelta assurda, illogica, figlia di un laicismo estremo e fazioso. Un Vescovo impegnato in una visita pastorale in un territorio, che aveva già incontrato istituzioni, lavoratori, famiglie, fedeli e non, non rappresentava di certo un pericolo per la laicità della scuola italiana. Questo dirigente scolastico ha arbitrariamente imposto la propria posizione, estromettendo da una scuola pubblica un alto rappresentate della Chiesa Cattolica"



“Gentile Monsignore,

stamattina ho ricevuto sul telefono la foto della prima pagina di un quotidiano che riportava, su sette colonne, il titolo: “Il Vescovo non è gradito” e nell’occhiello: “La scuola è laica”, e a Porto Tolle il dirigente lascia fuori monsignor Tessarollo.

Mi sono subito detto: ecco, la stavo aspettando da tempo, è arrivata la notizia sui giornali. Mi sono arrivati messaggi da amici e colleghi, un po’ ironici e un po’ di sostegno, e solo poco fa, a giornata di lavoro conclusa, sono riuscito a leggere l’articolo.

Con mia grande sorpresa ho scoperto che si trattava di una intervista e che le parole del titolo rappresentavano la sintesi del Suo pensiero.

Ritengo che le Sue parole meritino una risposta anche perché, per Sua stessa ammissione (…il dirigente scolastico ha detto, a quanto ne so, che essendo la scuola laica, la visita del vescovo non era opportuna….), lei è privo di informazioni dirette.

Non intendo dilungarmi sulla cronistoria della vicenda, che ha avuto inizio alla fine di agosto, ancora prima che prendessi servizio come dirigente reggente del’Ic di Porto Tolle. E’ però necessario dire che non ho ricevuto alcuna richiesta dal Vescovado di Chioggia di un intervento o anche solo di una semplice presenza del Vescovo a Scuola. La cosa mi è stata prospettata come possibilità dalla mia collega Di Mascio, quando abbiamo fatto il passaggio di consegne, e poi richiesta dal Sindaco in due successive occasioni nei mesi scorsi. Effettivamente risposi che, essendo la scuola laica, ritenevo inopportuna la presenza di un rappresentante di una confessione religiosa, seppure largamente maggioritaria come la Religione Cattolica, a meno che non fosse prevista una specifica attività didattica che lo richiedesse, nel rispetto del pieno pluralismo delle idee. Immaginando che potesse scatenarsi un putiferio, dissi al Sindaco che ero disposto anche a recarmi a Chioggia per incontrarLa e spiegare le mie ragioni. Mi rispose che non sarebbe stato necessario perché Lei si trovava nel territorio comunale, impegnato nella visita pastorale, fino alla metà di dicembre. Concordammo di incontrarLa, in modo riservato, nell’ufficio del Sindaco, per permettermi di illustrarLe il mio pensiero. Da allora non se ne parlò più.

Nell’articolo Lei dice che non Le è mai capitato di non essere accolto a scuola. La stessa cosa potrei dire io. Ho quasi 57 anni, 25 di insegnamento e 6 di dirigenza. Mai ho visto un Vescovo nelle mie scuole e mai ho saputo di richieste di accesso. Pertanto siamo entrambi allibiti, in pari misura.

A parte questa osservazione, veniamo alla illustrazione delle mie ragioni.

 

Lo Stato Italiano, del quale le scuole pubbliche sono amministrazioni autonome, è laico, aconfessionale. 

Non è scritto esplicitamente nella Costituzione, come avviene per altri Paesi Europei, ma lo si evince facilmente dalla lettura di diversi articoli della Carta. Per esempio il n. 7: “Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi…..”; o il n. 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Se ne deduce che le scuole pubbliche sono anch’esse laiche e aconfessionali.

E’ pur vero che nelle scuole pubbliche viene garantito l’insegnamento della religione cattolica (Irc) per ogni ordine e grado di istruzione, ma ciò avviene per espresse previsioni di legge, come previsto dalla Costituzione in relazione ai rapporti Stato-Chiesa cattolica. Chi non intende avvalersi di tale insegnamento ha varie opzioni ed è completamente tutelato, proprio come chi, ed è la maggioranza assoluta, approfitta di tale insegnamento. Chi invece aderisce ad altre confessioni religiose non può beneficiare di insegnamenti analoghi a quelli dell’Irc.

L’Irc è impartito da docenti designati dai vari uffici scolastici diocesani e pertanto controllato direttamente dai Vescovi. L’etimologia del termine che indica la disciplina, chiarisce che non si tratta di studio comparato delle religioni o di storia della religione ma della dottrina Cattolica. Nella realtà, tutti i docenti che conosco interpretano tale insegnamento in modo diverso ovvero cercando di suscitare negli alunni e negli studenti il sentimento religioso e spesso anche quello di fratellanza universale (…ama il prossimo tuo...).

In questo si esaurisce completamente il rapporto tra la scuola pubblica e la Chiesa cattolica. La scuola garantisce l’Irc ( o l’attività alternativa), come fa con l’italiano e la matematica, e compie la sua missione educativa.

 

Ma allora mai un Vescovo a scuola, per nessuna ragione? No di certo!

Lei nell’intervista afferma che avrebbe voluto un incontro con docenti e studenti come occasione di dialogo e di condivisione. Credo che in queste settimane di visita pastorale a Porto Tolle Lei abbia avuto innumerevoli occasioni di incontro con i cittadini e quindi anche di dialogo o di condivisione. Chi ha voluto incontrarla credo ne abbia avuto la possibilità, studenti compresi.

Poiché a scuola trattiamo di molteplici questioni attinenti i diversi aspetti della formazione del cittadino, e lo facciamo sollecitando lo spirito critico degli studenti, la sua presenza a scuola potrebbe essere prevista, come accennavo poco sopra, in occasione di eventi culturali impostati sul confronto delle idee che, nel Suo caso, potrebbe riguardare l’ambito della fede e del sentimento religioso. Penso ad un dialogo inter-religioso o a dibattiti con personalità prive di credo religioso - agnostici od atei - al fine di favorire la riflessione critica degli studenti.

E’ pur vero che a scuola ospitiamo esperti o testimoni anche in versione esclusiva, senza contraddittorio, ma lo facciamo solo in casi ben circoscritti – vedasi il testimone sull’alcolismo o sulla droga o sulla violenza di genere o sulla lotta alla mafia – per i quali sarebbe ben grave avere un dibattito con chi sostiene posizioni diverse.

La scuola d’altra parte non esaurisce il proprio compito formativo, relativamente alla religione, nelle poche ore di IRC. Tutt’altro!

 

Durante le lezioni di storia, di letteratura e, più avanti negli anni di studio, di filosofia, si tratta ampiamente del tema religioso. Se ne parla in relazione sia del carattere intimo del rapporto tra l’io e il trascendente (vedasi la poesia religiosa) che dell’aspetto politico (guerre di religione, rapporto degli Stati con la Chiesa) che di quello appunto filosofico, che esprime talvolta una severa critica delle stesse religioni o un rifiuto ragionato delle stesse.

Attraverso lo studio critico lo studente viene accompagnato ad acquisire la propria identità personale che si può sostanziare anche nell’accoglimento, o meno, di un sentimento religioso.

Concludo con qualche ulteriore puntualizzazione.

Come professionista dell’istruzione cerco sempre di volgere le situazioni che si verificano a scuola in occasioni positive di educazione per gli studenti. Possiamo vedere anche questa vicenda, pur con lo spiacevole aspetto polemico pubblico, come una buona opportunità. Cosa ne pensa di partecipare ad un dialogo inter-religioso o ad un dibattito sulla fede? In questo caso sarei lietissimo di averla tra noi!

Non posso passare sotto silenzio il suo accenno ai presidi microcefali perché non permettono di costruire presepi a scuola. Non conosco le ragioni di costoro e, proprio per questo, anche in quanto dirigenti dello Stato, chiedo per loro rispetto. Ricordiamo che ogni categoria professionale vede al suo interno, in uguale misura, una certa percentuale di stolti o di stupidi ma che ciascuno merita di essere ascoltato attentamente sulle proprie ragioni. Quanto poi a non pronunciarsi su qualche questione - in questo caso i presepi -, per non dare il fianco a reazione pretestuose, mi sembra proprio un ragionamento che vacilla.

Infine Le confido che, prima di scrivere questa lettera, ho riflettuto sulle possibili reazioni - non certo Sue che sono certo saranno civilissime – ma di quei politici, che definirei cattolici a corrente alternata, e ai quali Lei mi sembra accennare in occasione della annuale vicenda presepi, che usano la religione come strumento di aspra polemica: più come una clava che come un delicato sentimento dell’animo. 

Mi aspetto qualche bastonata”.

Fabio Cusin 
preside Istituto comprensivo Porto Tolle
6 dicembre 2018
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