CSA ADRIA (ROVIGO) I sindacati denunciano la direzione del Centro servizi anziani per aver applicato un modello organizzativo che avrebbe messo mano al salario dei dipendenti in maniera unilaterale

Dialogo impossibile con Badiale, si ricorre alle vie legali

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Mauro Badiale preso di mira dai sindacati dei lavoratori del Csa di Adria, la casa di riposo locale presieduta da Sandra Passadore. Il direttore Badiale, come datore di lavoro, avrebbe applicato dei modelli organizzativi ai dipendenti che hanno creato grande disagio, ma soprattutto, avrebbe "messo mano al salario dei lavoratori". Dalle parole ai fatti: i sindacati si sono rivolti ad un legale contro la decisione unilaterale del direttore


ADRIA (Rovigo) - Sindacati di nuovo all’attacco della direzione del Csa di Adria, la casa di riposo locale. In primis hanno promosso un’azione legale per le modifiche unilaterali dei modelli organizzativi e poi hanno chiesto un incontro con l’amministrazione e con i lavoratori in assemblea per concordare quali altre iniziative fare.

La novità appresa sono le migliaia di ore lavoro tagliate, riduzione drastica del personale a sostituzione delle ferie e della malattia, turni massacranti, proteste dei famigliari, tutto giustificato col bisogno di ridurre i costi, “mentre dall’altra parte si organizzavano feste e si inauguravano ristrutturazioni, creando ancor più sconcerto e rabbia tra i lavoratori che si vedevano e continuano a vedere il mettere in discussione il proprio lavoro” scrivono in coro Davide Benazzo della Cgil, Francesco Malin della Cisl e Mariella Rossin della Uil.

Tutto questo è avvenuto sempre senza un minimo di condivisione e anche i pochi accordi fatti sono sempre stati disattesi - denunciano -. Anche negli ultimi mesi, malgrado le richieste di condividere e concordare i modelli organizzativi mettendo così al centro chi ogni giorno li mette in atto, ci siamo trovati davanti a modifiche unilaterali tanto da costringerci a ricorrere ad un legale che sta procedendo con un ricorso”.

Una realtà diversa da quella sperata, dunque, “si sta mettendo mano al salario dei lavoratori, mentre dovremmo essere impegnati ad applicare il contratto nazionale attraverso un confronto e la costruzione di un contratto decentrato condiviso, veniamo contattati dal direttore che ci comunica il rinvio dell’approvazione del bilancio previsionale, determinando la gestione economica provvisoria, e che questo metterebbe in discussione la reale copertura economica del salario accessorio con il quale si pagano le indennità dello stipendio di tutti i lavoratori”.

In un momento in cui i lavoratori chiedono alla politica un’alleanza per difendere e tutelare un sistema fatto da strutture pubbliche che da decine di anni rappresentano un servizio pubblico di qualità e che in questi ultimi anni sono messe in forte discussione con il reale rischio di implosione, “diventiamo invece il principale bersaglio per un attacco al diritto di poter fare il proprio lavoro con dignità”.
11 gennaio 2019
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