CULTURA ROVIGO Esposto di Vittorio Sgarbi per i libri di Gian Antonio Cibotto che l'Accademia dei Concordi ha mandato al macero: le forze dell’ordine appurino se ci sono ipotesi di reato. Per il noto critico e politico i danni sono evidenti e assoluti

[VIDEO] “La città che distrugge i libri è l’ultima città del mondo”

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Vittorio Sgarbi è arrivato in città a Rovigo per difendere il valore dei libri: bene materiale ma soprattutto spirituale. Nel primo pomeriggio è andato dai carabinieri per una denuncia affinché le forze dell’ordine ravvisino se vi sia reato in merito alla distruzione certa di 27 quintali di libri, ma potrebbero essere addirittura 60, per un valore di stima minimo per Sgarbi di 80-90mila euro, mix tra quelli che erano stati ritenuti dall’Accademia dei concordi degli “scarti” della donazione Cibotto e quelli della stessa Accademia. Al macero sono finiti alcuni libri nuovi, di pregio, altri libri prima edizione, oggi rari ed introvabili. Sgarbi ricorda di aver chiesto al sindaco di prendere posizione: Massimo Bergamin ha fatto il contrario esprimendo solidarietà e condivisione al presidente Boniolo


ROVIGO - Tre i tipo di danni che Sgarbi ravvisa nel gesto deciso dal presidente dell’Accademia dei Concordi Giovanni Boniolo, che ha mandato al macero decine di quintali di libri secondo lui in esubero, di cui buona parte appartenenti allo scrittore Giannantonio Cibotto, scomparso ad agosto 2017, nel “rispetto delle volontà testamentarie” come più volte ribadito dal vertice dell’istituzione culturale cittadina; danno spirituale assoluto, danno civico,da oggi i cittadini di Rovigo si devono difendere dall’onta di essere nella città che distrugge i libri”, e il danno materiale.
Sgarbi al caffè Thun, sede della conferenza stampa, non è solo. E’ in buona compagnia: Giancarlo Marinelli, erede spirituale di Giannantonio Cibotto, Franco Caramanti, editore trevigiano, Luca Bellotti, ex deputato Fi, Pierluca Donin, direttore di Arteven. Senza contare lo stuolo di avvocati dei foro rodigino: Luigi Migliorini, Lorenzo Pavanello, Aldo Guarnieri, Gianfranco Munari, Valendina Noce, Michele Ciolino, quasi a supportare la linea forense di quanto Sgarbi va affermando.
Sgarbi, che da deputato del Gruppo misto ha portato il caso all’attenzione del ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, con un’interrogazione a risposta scritta lo scorso 18 dicembre, sottolinea l’importanza della presenza di Valentina Noce, avvocato, ma soprattutto vice presidente della stessa istituzione che ha mandato al macero tale quantità di libri. La vicepresidente, assieme ad altri componenti del cda quali Gianluca Gulli, Alberto Arzignani, Alberto Guasti, dopo il fatto chiese immediatamente la convocazione di un cda straordinario, che si tenne il 29 novembre, in cui furono chiesti documenti e spiegazioni. Da allora nessuna nuova convocazione per avere quanto richiesto, anzi, “siamo diventati i nemici, ma noi vogliamo sapere la verità per il bene comunità. Sono i fatti che qualificano l’uomo non i titoli” spiega Noce.

C’è stato un tentativo di mediazione da parte di Fondazione Cariparo proprio nelle ultime ore. “Ho ricevuto una telefonata da Roberto Saro, dirigente della Fondazione, ha cercato di dissuadermi dall’attaccare l’Accademia – continua ancora Sgarbi – io non attacco l’istituzione ma chi ha compiuto questo atto gravissimo, le responsabilità sono individuali”.



Sgarbi spiega bene la sua posizione. “Il significato di distruggere i libri  è talmente grave che va affiancato agli episodi dell’omicidio Matteotti e dell’alluvione del ’51. Trasformare un libro in rifiuto significa trasformarlo esattamente nel contrario di ciò che è: energia vitale. Meglio regalarli per strada, come a Rovereto dove i doppioni vengono ceduti ad un euro. Oppure si può destinarli ad altre situazioni, altre biblioteche”.

Parla di vergogna di onta che ricade sui rodigini. L’onta dei rodigini non tocca solo il fatto che si sono distrutti dei libri, simbolo di cultura, civiltà, conoscenza, ma il fatto che si sono buttati i libri  che disegnano il perimetro dell’interesse dell’autore. “II gruppo dei libri di Cibotto indica il percorso letterario culturale e letterario della sua mente, i mille libri doppi appartengono al percorso dell’uomo di cultura e uomo di teatro. “Ecco il doppio delitto per i rodigini, la città che brucia i libri è l’ultima città del mondo, e i libri bruciati sono dell’uomo simbolo della cultura del territorio e non solo”.
Non si devono vergognare i rodigini di questa onta, ma chi l’ha fatto. Si deve vergognare chi paga per distruggere i libri”.

L’ampia documentazione fotografica dei libri mandati al macero supporta la valutazione materiale del danno.

C’è un gesto mostruosamente grave che ha compiuto il presidente dell’Accademia: ha proceduto a mandare al macero libri di cui non era ancora proprietario. E’ specificato che l’Accademia avrebbe accolto la donazione solo una volta scremata, “i libri tolti non erano ancora suoi, il danno è sicuro - urla Sgarbi - E’ solo chi li ha donati che può dare delega per buttarli, e la delega non c'è, è assodato e confermato. Le istituzioni non devono distruggere, tantomeno beni altrui”. Sgarbi legge la lettera di Boniolo, quella che a suo avviso diventa l’auto denuncia di responsabilità (LEGGI ARTICOLO). “Materiale cartaceo lo chiama, maledetto, non libri. I libri sono materiale spirituale. Esca dalla città se ne vada, ignorante!”.

Sgarbi ricorda di avere telefonato al sindaco Massimo Bergamin perché prendesse posizione, non l’ha fatto in quel momento, mentre proprio in data odierna il primo cittadino ha fatto esattamente il contrario garantendo "totale fiducia al presidente Boniolo", come d’altronde ha fatto il consiglio direttivo dell’Accademia (LEGGI ARTICOLO). “Siamo in piena sintonia nella programmazione culturale della Accademia. - afferma il sindaco Massimo Bergamin - Sulla vicenda dei libri di proprietà di Gian Antonio Cibotto, l’assessore alla Cultura Alessandra Sguotti ha già in merito spiegando come siano state esclusivamente rispettate le volontà testamentarie del compianto scrittore rodigino”.
Quelle volontà testamentarie che, secondo Sgarbi e gli altri che conobbero bene Cibotto, mai avrebbero potuto dire di distruggere dei libri.
11 gennaio 2019
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