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FRATELLI D'ITALIA

Il partito di Giorgia Meloni cerca l'autogestione a Rovigo e si mette di traverso al rinnovamento

Il post Bartolomeo Amidei scalda gli animi all'interno del direttivo comunale del capoluogo. Prodotto un documento, sottoscritto da 8 firmatari, due sono fuori luogo, due si ritirano subito dopo

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ROVIGO - Si dichiarano autonomi, capaci di darsi un governo liberamente scelto, non vogliono subire alcuna imposizione calata dall'alto, il circolo di Fratelli d'Italia del capoluogo, guidato dall'ex senatore Bartolomeo Amidei, mette nero su bianco le richieste di "indipendenza" in una assemblea straordinaria all'hotel Regina Margherita e spedisce tutto al commissario regionale veneto Luca De Carlo ed al direttivo romano del partito di Giorgia Meloni.

Anche la provincia di Rovigo è commissariata, ma il circolo della città capoluogo annuncia battaglia per l'era del post Bartolomeo Amidei, referente locale.

Nessun eletto, tutti beneficiari di incarichi fiduciari a cascata dell'era Sergio Berlato - Daniele Ceccarello, entrambi sostituiti da Roma, non senza problemi di "corrente" come in tutti i partiti commissariati, ma il cosiddetto direttivo rodigino raccoglie otto firme in un documento in cui si "blindano" le posizioni e si creano regole per partecipare, chissà quando, alla stagione congressuale degli incarichi elettivi.

Tra gli otto firmatari del documento due "fuori posto" secondo il commissario provinciale Patergnani: Adriano Mantoan che aveva presentato le dimissioni ad inizio maggio e riconfermate ad inizio giugno, e Francesco Cacciapuoti, referente di Fratelli d'Italia nel comune di Occhiobello, ma stranamente inserito anche nel direttivo di Rovigo.

Ritirano la propria sottoscrizione al documento appena compreso che è stato inoltrato al commissario De Carlo e a Roma l'avvocato rodigino Elena Gagliardo, già a disposizione per il partito alle scorse elezioni politiche di marzo 2018 e Claudio Giovanni Capodici, candidato consigliere comunale alle ultime amministrative di Rovigo. “Ci era stato presentato un documento che desse voce al circolo di Rovigo - afferma Gagliardo - ma abbiamo capito che dietro a tutto questo c’è un gioco di individualismi, a cui non vogliamo prestarci. L'idea era che il coordinamento esiste ed ha la propria dignità e nel post Bartolomeo Amidei saremmo stati in grado di darci un nome condiviso come commissario. Il senso era che se dobbiamo rinnovarci diciamo No a dei nomi "buttati lì". L'obiettivo che invece si vorrebbe ottenere con la nostra firma è completamente estraneo al mio impegno per il partito e pertanto mi dissocio da qualsiasi diversa intenzione.
Non mi presto ad alcuna strumentalizzazione della missiva".
Presenti alla riunione, ma non firmatari anche Giacomo Sguotti e Sabrina Malaman. Neanche le firme di Elena Perini ed
Elisa Dolce ci sono.


Nel documento il direttivo di Rovigo, nominato da Bartolomeo Amidei, scrive: “Per una questione di dignità personale e per rispetto del nostro ruolo spetterebbe a noi, per primi e in assenza di un’assemblea congressuale, indicare il nome del nuovo presidente”.

Lo scenario in cui si inserisce la diatriba per il governo del partito a Rovigo deriva dalla polemica innescata dall'ex coordinatore regionale Sergio Berlato direttamente con Giorgia Meloni attraverso una lettera accorata in cui lamentava l'operato del nuovo coordinatore Luca De Carlo. "Mi ritrovo ad essere stato escluso sistematicamente dalle chat provinciali e regionali che mi permettevano di tenere i contatti con i dirigenti locali del partito - scrive Berlato - sono stato escluso anche dalle fasi decisionali che interessano a livello locale. Stessa sorte spetta a tutti coloro che vengono etichettati come "amici di Berlato" che vengono, per questa grave colpa, puniti ed emarginati".

La domanda, per un partito di destra, sorge spontanea: i commissari plenipotenziari nominati da Giorgia Meloni a cosa servono se ogni circolo si comportasse come sta facendo quello di Rovigo?
Articolo di Venerdì 19 Giugno 2020

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