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IL CASO

Gabrielli blindato, società sfrattata

Siamo alle solite. Stadio di viale Tre Martiri chiuso, Rovigo calcio che allo stato attuale non ha uno campo dove giocare, settore giovanile in mezzo ad una strada, e con 34 gradi se non si attivano le pompe l’erba brucia

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ROVIGO - Non è una cosa normale che ai primi di luglio una società non abbia certezza sul futuro, come non è normale che si parli ancora della situazione dello stadio Gabrielli (LEGGI ARTICOLO) a cui mancano le dovute certificazioni per essere a norma. 

Lavori che si dovevano svolgere anni fa, ora servono 60-80 mila euro per l’adeguamento dello stadio (compresi i marciapidi esterni che sono delle trappole mortali), in questo momento l’impianto non può nemmeno andare a bando visto che non rispetta la Legge, ma soprattutto se succede una sciagura, ne risponde direttamente, e penalmente, il Comune.

Dal 1 luglio il Rovigo calcio, che milita in Prima categoria, è fuori dal Gabrielli, la società del presidente Giuseppe Calabria è stata invitata a restituire le chiavi. L’8 febbraio 2019 era stato firmato un documento dal dirigente Giampaolo Volinia, il Rovigo calcio poteva svolgere la propria attività comunque fino alla procedura di scelta del nuovo assegnatario dell’ impianto sportivo: tradotto fino al bando. All’interno di tale documento di Palazzo Nodari erano state inserite 17 norme da rispettare, non una. E’ sufficiente la mancata trasmissione di quanto richiesto dal Comune, per vedersi chiudere lo stadio. Così è successo.

Il dirigente di Palazzo Nodari, Giovanni Tesoro, ha inviato una diffida al Rovigo calcio per la restituzione delle chiavi, stadio che è stato lasciato in ordine, con il manto erboso perfetto, gli spazi puliti, ma evidentemente il problema era altro. Pochi giorni prima anche una conferenza stampa (LEGGI ARTICOLO) e una riunione dei tecnici del settore giovanile (LEGGI ARTICOLO), nulla faceva presagire ad una situazione simile.

Dalla nostra ricognizione di lunedì 6 luglio lo stadio Gabrielli era chiuso, con 34 gradi alle 15 non c’era l’impianto di irrigazione in funzione, la speranza è che fosse una interruzione momentanea, perchè con queste temperature, senza acqua, l’erba si brucia.

Il 1 luglio doveva cominciare anche l’Open Day (LEGGI ARTICOLO) per i giovani biancazzurri, tutto rimandato. Nel frattempo in altri impianti stanno cominciando i corsi di scuola calcio e le fasi di reclutamento.

Ma pensarci prima? Non si potevano fare i lavori l’anno scorso, e poi programmare un bando pubblico aperto a tutte le società? Un grave errore di valutazione, se i problemi sono pregressi, inutile nascondere la polvere sotto il tappeto, si affrontano prima.

Il futuro sul Gabrielli è rebus, tre società per un impianto, Rovigo calcio, Grandi Fiumi nato da una separazione interna al club biancazzurro, Granzette per i match di Prima categoria, ma mancano gli spazi e gli spogliatoi. 

Se per le partite domenicali del campo centrale il problema non esiste (basta alternarsi), diventa assai difficile da gestire la presenza di due realtà che si occupano anche del settore giovanile. Il rischio concreto è di una guerra totale. Diverso sarebbe se una si occupasse solo della prima squadra, e l’altra dei giovani, ma l’esperienza insegna che comunque il rischio di problemi è sempre dietro l’angolo. Intanto il Gabrielli resta chiuso. La domanda sorge spontanea, e gli altri impianti sono tutti a norma? Ovviamente la risposta e no, ed è così da tempo.

 

Articolo di Lunedì 6 Luglio 2020

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