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LAVORO

Ritorna il nome Esoform, salvi una buona parte dei dipendenti

Chiusa la vertenza Ecolab con successo, una situazione di crisi che era partita con una comunicazione di chiusura, e la cessione di 12 rapporti di lavoro, la Filctem Cgil Rovigo si era mossa da subito per salvare l’azienda

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ROVIGO - Martedì 7 luglio si è tenuto alla presenza dell’assessore regionale Elena Donazzan la riunione che chiude la vertenza Ecolab. “Da settembre 2019 a oggi - spiega il Segretario Generale Filctem Cgil Rovigo, Federica Franceschi - molti sono stati i passaggi che hanno contraddistinto una situazione di crisi che partita con una comunicazione di chiusura di uno stabilimento nel nostro territorio si è, invece, tradotta in una nuova opportunità imprenditoriale. 

Ritorna il nome Esoform, lo stesso dell’azienda che nel 2011 aveva ceduto ad Ecolab (multinazionale americana) il sito di Rovigo e ritorna occupandosi di un filone produttivo che la Ecolab aveva via via dismesso concentrandosi solo sulla produzione di gel e detergenti ospedalieri. 

Della cinquantina dei dipendenti di Ecolab tra la production e la srl vengono ceduti 12 rapporti di lavoro che proseguiranno in un’azienda che complessivamente occupa 15 addetti attraverso la nuova assunzione di 3 dipendenti di Ecolab srl dei 7 a cui la multinazionale aveva proposto il trasferimento nella sede milanese. 

“Una piccola realtà rispetto alle dimensioni originarie ma che consente di non perdere potenzialità produttiva e occupazionale e che consentirà nelle intenzioni degli investitori di generare nuovi posti lavoro. Durante il periodo di trattativa il tentativo come organizzazioni sindacali di aumentare sin da subito l’organico era avvenuto in maniera continuativa e serrata ma la prudenza degli investitori ha ricondotto a 15 l’organico”. 

“Per gli altri dipendenti Ecolab production, alcuni già cessati e altri ancora in cassa integrazione, continua l’impegno come Organizzazioni Sindacali di gestire le uscite e le prospettive occupazionali e ciò sino al termine della cassa straordinaria che cesserà a metà di novembre. 

La procedura di cessione del ramo di azienda che doveva chiudersi alla fine di marzo 2020 a causa dell’emergenza ha subito i relativi rallentamenti non impedendo alla società subentrante di continuare con l’impegno assunto. Dall’altro lato le condizioni di mercato complessivo determinano conseguenti difficoltà di prospettive occupazionali stabili per chi non prosegue. 

La vicenda che poteva concludersi con la creazione di una cattedrale nel deserto pronta a speculazioni immobiliari e finanziarie si è invece traghettata con l’intervento dei sindacati e il coinvolgimento delle istituzioni in un salvataggio produttivo. 

Ciò però lancia una riflessione sugli assetti e sulle dinamiche produttive e imprenditoriali del nostro territorio che dopo la crisi del 2008 ha visto un ingresso importante delle multinazionali e delle logiche finanziarie legate a questi modelli di business”.

“L’aver coinvolto l’amministrazione locale, la prefettura e la Regione ha permesso di non far passare in modo silente la vicenda del sito Ecolab di Rovigo; l’aver richiesto la revoca dei licenziamenti collettivi e ottenuto l’impegno alla messa in vendita del sito ha permesso, da un lato, di ottenere la cassa integrazione per cessazione con prospettiva di vendita e, dall’altro, di accompagnare in questo periodo di profonda crisi globale la cessione del ramo d’azienda. 

La difficoltà delle relazioni industriali con i colossi mondiali - continua Federica Franceschi  - sta sia nel trovare gli interlocutori sia di far comprendere il modello di stato sociale, di cui come Organizzazione Sindacale ci facciamo portatori e sostenitori, sia di ridurre il conflitto tra la logica finanziaria e l’importanza dell’occupazione. 

In un territorio fragile e poco dinamico come il nostro subire chiusure di tali entità rappresenta un depauperamento importante e che rischia di spingere le forze lavoro, con livelli di professionalità acquisita importanti, fuori dalla provincia”.

Il sito di Rovigo Esoform torna di proprietà italiana mantenendo in vigore le condizioni contrattuali in essere al momento della cessione e frutto di un decennio di trattative sindacali e accordi di secondo livello. 

Articolo di Martedì 7 Luglio 2020

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