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IL CASO

Assalto al Gabrielli, quattro società contro il Rovigo calcio

Grandi Fiumi, San Bortolo, Grignano e Duomo per una Rovigo del calcio diversa, attacco frontale alla società biancazzurra e guanto di sfida per la costituzione di un nuovo progetto

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Alberto Garbellini, Antonio Cittante e Alessandro Rossi dei Grandi Fiumi e Giuseppe Calabria presidente del Rovigo

ROVIGO - Il caso dello stadio Gabrielli chiuso (LEGGI ARTICOLO) infiamma la città sportiva. Un caso diventato politico dopo le pesanti dichiarazioni di Mattia Maniezzo del Movimento 5 Stelle (LEGGI ARTICOLO) , sullo sfondo una convenzione dichiarata “conclusa” da parte del Comune di Rovigo (LEGGI ARTICOLO) e la società biancazzurra fuori dalla porta (LEGGI ARTICOLO). Un impianto che fa gola, nonostante i 50 mila euro da spendere ogni anno per la manutenzione e le utenze, uno stadio prestigioso che può fungere da grande attrattiva per i giovani calciatori.

Di sabato 11 luglio un comunicato congiunto di Grandi Fiumi, San Bortolo, Grignano e Duomo contro il Rovigo calcio. Accuse pesanti contro la società del presidente Giuseppe Calabria. Una alleanza che potrebbe significare qualcosa di importante, una intesa per un futuro al Gabrielli con un settore giovanile ed una prima squadra, frutto del prodotto del vivaio. Siamo sul campo delle ipotesi, ma probabilmente non siamo distanti dalla realtà. I Grandi Fiumi hanno richiesto l’utilizzo dello stadio al sindaco Edoardo Gaffeo (LEGGI ARTICOLO) entro la prossima settimana la decisione. Intanto il Rovigo calcio resta fuori, da inizio luglio l’impianto è interdetto, squadra della città che milita in prima categoria che dovrebbe perfezionare l’iscrizione ai campionati, con tutta la filiera giovanile, ma senza un campo per giocare. A questo punto rischia l’azzeramento.

La lettera che pubblichiamo integralmente
“Le società di Rovigo vogliono il Rovigo Calcio.  Ormai da diversi anni assistiamo a Rovigo a sceneggiate estive che riguardano il calcio in città e in particolar modo il Rovigo, la società che dovrebbe essere punto di riferimento per il calcio in città. Se ne sono viste di tutti i colori, ma ora siamo giunti ad un livello da non credere. Siamo alla magia. 

Una società che per gestire una Prima Categoria e una juniores regionale si inventa una società, con tanto di Presidente, patron, amministratore unico, e via fino a circa 40 incarichi con un organigramma che farebbe impallidire il Real Madrid. Tutti volontari (speriamo!). E fino a qui nessuno sa come si fa e quindi l’unica cosa che si può chiedere è di vedere la lista dei giocatori di prima squadra e juniores e tanto per avere un dato sapere quanti di questi sono di Rovigo. Ma adesso ci si inventa anche un grande settore giovanile, e qui siamo riusciti a capire come si fa: articoloni sui giornali: siamo al Gabrielli, siamo bravi, siamo tanti, faremo sfracelli; si prendono dei tecnici, dei dirigenti (ecco forse perché si arriva a 40), che sono genitori di atleti e portano in dote gli amici del figlio e si cominciano a formare le squadre; si telefona a tutte le famiglie che hanno in casa un campioncino, ma anche no, ignorando completamente le società che fino ad oggi hanno gestito questi ragazzi, promettendo la luna e anche il pozzo; se ancora non funziona, si è arrivati (la scorsa stagione) ad offrire vil denaro a società di comuni vicini per tesserare come Rovigo una squadretta intera; e se ancora non funziona, si coopta un dirigente di una piccola società a 20 chilometri da Rovigo, perché porti con sé un gruppetto di bambini a fare squadra al calcio Rovigo. 

Adesso che queste cose si sanno, e che per fortuna è scaduta una convenzione mai ben chiara, le società che da decenni fanno calcio a Rovigo vorrebbero dire la loro. Si tratta del Duomo, dei Grandi Fiumi, del Grignano e del San Bortolo: una scuola calcio élite (una delle due in tutta la provincia), due affiliazioni alla Spal, una affiliazione al Parma, due Seconde Categorie, una juniores regionale, una allievi regionale. E soprattutto quattrocento ragazzini nel settore giovanile, tanto lavoro e nessuna magia. Società che operano in impianti da sempre gestiti con sudore e tanto tempo dedicato. 

Al Gabrielli è sì necessaria una società di riferimento, ma che sia gestita da gente con un curriculum che dimostri competenza e trasparenza, che sappia dialogare con tutte le realtà del territorio per gestire il meglio che la città è in grado di offrire calcisticamente. Una società che non inventi niente. Soprattutto non inventi un settore giovanile che già esiste nelle società citate e funziona alla grande. Una società così, che rappresenti finalmente il calcio cittadino, o la si compra (andando finalmente a vedere le carte) o la si fa. E solo poi gli si dà il Gabrielli. Il comune convochi le società citate, le ascolti per un progetto per ripartire finalmente con il piede giusto. Per il bene della città e anche dello sport e dei suoi valori”. 

Articolo di Sabato 11 Luglio 2020

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