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ROVIGO FINANZA

C'è il rischio di una patrimoniale sui conti correnti: come difendersi?

Da alcuni mesi sono cresciuti i timori per una nuova patrimoniale sui conti correnti. Con un prelievo come quello del governo Amato nelle casse dello Stato entrerebbero 9 miliardi di euro. I consigli dell’esperto Paolo Rimbano

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ROVIGO - Il mattino del 10 luglio 1992, quindi ventotto anni fa, gli italiani al loro risveglio trovarono un’amara sorpresa. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio il governo Amato, da poco insediato, aveva messo mano ai conti correnti degli Italiani, prelevando in modo forzoso il 6 per mille del saldo di conto corrente. La cosiddetta patrimoniale sui conti correnti. Lo stesso Amato ora la ricorda come un “male necessario”, in quanto erano i giorni dell’attacco speculativo alla Lira italiana, con una svalutazione monetaria senza precedenti, e il governo doveva far quadrare il bilancio con una manovra correttiva da 30 mila miliardi di lire: servivano gli ultimi 8 mila miliardi e il governo non trovò alternative.

In un secondo periodo di fortissima tensione per la stabilità della finanza pubblica, nel 2011, con lo spread BTP – Bund arrivato ad oltre 500 punti e la conseguente caduta del governo Berlusconi, il governo Monti era in condizioni simili a quelle di Amato nel 1992. Nel decreto “Salva-Italia” (nome che da solo esprime la difficoltà della situazione) inserì la riforma dell’imposta di bollo sui depositi titoli degli Italiani, la cosiddetta mini-patrimoniale che poi tanto mini non è. Sui risparmi custoditi nei depositi titoli gli Italiani passarono dal pagare la cifra fissa di 34,20 euro a pagare in percentuale: prima 0,10% nel 2012, poi 0,15% nel 2013 sino allo 0,20% che dal 2014 è ancora in vigore. 200 euro di imposta di bollo ogni 100.000 euro  di investimenti in titoli (obbligazioni, azioni, fondi, gestione patrimoniale, ecc.).

La storia recente dimostra che per far quadrare i conti pubblici, soprattutto nei momenti di grande tensione finanziaria, i governi trovano agevole “tassare” il risparmio degli Italiani.

Il Covid-19 rappresenta un caso senza precedenti di tensione sulla finanza pubblica. Si sono susseguiti decreti che hanno incrementato in modo molto rilevante la spesa pubblica nel tentativo di sostenere famiglie ed imprese. Per lo Stato aumentano le uscite, si riducono le entrate, e si allarga il fabbisogno da dover colmare. Capiamo quindi le recenti emissioni di debito pubblico, il Btp Italia e il Btp Futura, ma non si può sempre solo contrarre nuovi debiti. Bisogna mantenere in equilibrio uscite ed entrate.

Ecco perché da alcuni mesi sono cresciuti i timori per una nuova patrimoniale sui conti correnti. Con un prelievo come quello del governo Amato nelle casse dello Stato entrerebbero 9 miliardi di euro (6 per mille su 1500 miliardi di liquidità sui conti correnti). Con un 1% il prelievo salirebbe a 15 miliardi. Risorse difficili da reperire velocemente in altro modo.

Nessuno può dire in che modo il governo attuale deciderà di riequilibrare i conti pubblici. Il rischio di misure che incidano sul risparmio o più in generale sul totale patrimonio degli Italiani (esempio colpendo ancora di più gli immobili o mettendo mano all’imposta di successione che oggi in Italia è particolarmente leggera rispetto agli altri Paesi europei) è comunque elevato.

Mentre nel 1992 un risparmiatore poteva facilmente compensare l’importo del prelievo investendo in titoli di Stato che in quegli anni rendevano il 12% (era questo il rendimento di un Bot annuale), oggi il prelievo sarebbe una perdita secca. E proprio perché mancano le alternative, i risparmi in conto corrente sono lievitati.

Ad un nuovo potenziale prelievo forzoso non si potrà fuggire. Prelevare i soldi e metterli sotto il materasso non è ovviamente un comportamento sensato e prudente. Ma ci si può difendere:

  • limitando il saldo di conto corrente a quanto realmente serve mantenere sempre liquido;
  • investendo la rimanente parte in soluzioni adeguate rispetto ai propri obiettivi di vita e finanziari e alla propria propensione al rischio, pianificando il proprio risparmio. Per chi vuole restare prudente, ad oggi ci sono ancora soluzioni come le polizze di Ramo Primo o le multiramo che offrono una grande protezione e rendimenti positivi (vedasi gli articoli della rubrica dedicati a questi strumenti). Le polizze di Ramo Primo poi non pagano neanche l’imposta di bollo inserita dal governo Monti.

In questo modo si limita il saldo del conto che potrebbe essere colpito da imposta e si ottiene un rendimento sulla restante parte del risparmio, in modo tale da assorbire un eventuale prelievo. E poi non va mai dimenticato che, a parte la patrimoniale statale che fa tanta paura, ogni anno c’è la “patrimoniale invisibile” che riduce il valore reale del risparmio, ossia l’inflazione, dalla quale bisogna necessariamente difendersi per non trovarsi nel tempo più poveri.

Chi avesse delle domande sul tema trattato o volesse proporre  temi da trattare in futuro, può scrivere una mail a rovigofinanza@gmail.com.

Articolo di Lunedì 13 Luglio 2020

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