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IL CASO

Il Sindaco rassicura: non c’è alcun atto di compravendita della preziosa villa

Solo dalla Soprintendenza potrebbe dipendere il futuro di villa Nani Mocenigo di Canda (Rovigo), intanto Micol Andreasi ha lanciato una vera e propria campagna di mobilitazione social

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CANDA (Rovigo) – “Mille sono le voci che ho visto passare sui media ma, al momento, posso solo affermare che non c’è alcun atto di compravendita della preziosa villa e qualsiasi ipotesi è solo fantasiosa”. Con queste parole il sindaco Alessandro Berta chiude ogni illazione sul futuro di villa Nani Mocenigo (LEGGI ARTICOLOe sulle indiscrezioni circolate sulla vendita avvenuta o prossima a favore di un acquirente privato del Centro Italia.

La proprietà resta, dunque, ancora saldamente in mano alla Banca con sede a San Marino e il nome del probabile mediatore, l’architetto rodigino Leopoldo Osti, appare al momento arbitrario. Nessuna trasformazione in un centro congressi è, pertanto, all’orizzonte anche se la location si presterebbe molto bene per fascino e prestigio. Per anni, infatti, tutte le iniziative culturali, teatrali, concertistiche e d’intrattenimento in paese sono state organizzate dapprima all’interno della villa e, in seguito alla sua inagibilità, nel parco. Prima del Covid 19 e dopo la scadenza della convenzione d’inizio anno con la banca proprietaria, le diverse associazioni candesi fecero una serie infruttuosa di incontri per valutare ogni possibile soluzione, ma con la proprietà della villa non c’è stato alcun margine. D’altra parte, la cooperativa “Il sole” (riferibile al Sindaco) non ha rinnovato la convenzione con la banca perché troppo onerosa. “È un vero peccato, ha concluso il primo cittadino, perché stiamo parlando di un gioiello dall’inestimabile valore storico monumentale, ma dobbiamo sforzarci di capire che stiamo comunque parlando di una proprietà privata”.

“Teoricamente, ricorda il Sindaco, per quanto riguarda i complessi architettonici di proprietà privata, vigerebbe l'obbligo di conservazione e restauro ma fino a un certo punto, nel senso che chiaramente non si può obbligare qualcuno a fare un intervento se non ne ha i mezzi”. D'altra parte, le forme di finanziamento dello Stato in questi casi sono molto limitate. Inoltre, c'è la questione del vincolo di natura giuridica che può essere posto su qualsiasi edificio di rilievo storico, per cui qualunque modifica deve essere sottoposta a un controllo. In questo caso servirebbe una richiesta specifica con un progetto da presentare alla sovraintendenza competente che esercita la tutela sul bene in questione.

La preziosa cinquecentesca villa d’ispirazione palladiana (l'impianto originario è attribuito a Vincenzo Scamozzi, allievo di Palladio), che fu residenza estiva della nobile famiglia veneziana dei conti Nani, raccoglie secoli di storia. Ora però versa in stato di abbandono insieme alle statue del parco, devastate dai vandali l’autunno scorso, e il suo destino appare quanto incerto. Tutti gli appelli per salvarla fin qui sono parsi inutili.

La soluzione, come si vede, è quanto mai complessa. Senza scomodare la metafora ruskiniana sul paesaggio, quando affermava che il monumento non era un’isola ma viveva in un contesto, dobbiamo forse rassegnarci al fatto tutte le opere hanno una vita e il tempo stesso le degrada?

Non la pensa così e non si rassegna l'ex vice-sindaca Micol Andreasi che ha lanciato una vera e propria campagna di mobilitazione social in cui ricorda come, solo una forte campagna di mobilitazione che mantenga alta l’attenzione sulla villa, può spuntare qualche esito. Micol si rende conto della complessità della situazione ma pensa che: “Se cadesse a pezzi villa Nani, sarebbe un pessimo precedente per molte altre situazioni simili, penso al castelletto di Sariano (casa Pepoli n.d.r.), oltre che rappresentare un vulnus irreparabile per il patrimonio architettonico non solo locale”. Ecco perché Micol, in vista della prossima campagna elettorale, sollecita i candidati che avessero a cuore il problema a farsi carico del futuro di questi beni. “Non si può parlare di turismo lento sul canal bianco senza pensare di salvare ciò che contestualizza il paesaggio” sostiene la paladina della villa. “Il turismo lento nel Polesine come altrove, è possibilissimo e può avere un grande potenziale ma non essere scollegato dal patrimonio architettonico che lo connota” è un'altra riflessione di Micol che, a differenza di altri, si chiede dove siano la Soprintendenza, l’Ente Ville venete e tutti quegli Istituti deputati alla vigilanza. “Il Polesine non è solo il Delta, dice ancora Micol, se si riuscisse a fare squadra e far capire quanto sia bello il nostro territorio sarebbe un’ottima partenza” e poiché non esiste l’otium (il turismo) senza il negotium (cioè la rete delle relazioni indispensabili per costruire una governance) Micol rivolge un appello a chi si candiderà alle prossime elezioni:  “Tutti i candidati facciano una capatina a villa Mocenigo e spendano una parola se hanno a cuore il territorio per il bene collettivo; un prerequisito indispensabile per chi sceglie di candidarsi”.

Molti hanno già manifestato il loro appoggio e l'intenzione di mobilitarsi. Per tutti coloro che hanno a cuore le sorti della villa, l’appuntamento è fissato per il 21 luglio alle 20,45, H20,45 prima dello spettacolo teatrale la contessa triste in piazza Dante Alighieri a Canda.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Domenica 12 Luglio 2020

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