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LAVORO

I dipendenti chiedono un ripensamento da parte di Jacob Cohën

Nuovo incontro ad Adria (Rovigo) di Femca Cisl e Filctem Cgil con i lavoratori di Giada Spa, perdendo la collaborazione con Jcc 117 posti di lavoro sono a forte rischio 

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ADRIA (Rovigo) - Presso lo stabilimento di Adria si è svolta l’assemblea dei lavoratori di Giada Spa, con la partecipazione della Femca Cisl nella persona di Enrico Rigolin e la Filctem Cgil rappresentata da Fabio Zampirolli.

Ci siamo è già occupata della ormai preoccupante situazione tra la licenziataria Giada e la licenziante e proprietaria del brand Jacob Cohën JCC Company con la notizia della revoca, probabilmente irreversibile della licenza per la produzione dei pregiati capi.

Fortissima è la preoccupazione dei dipendenti circa il futuro di Giada Spa, che senza questi volumi potrebbe non riuscire a garantire la continuità per i 117 attuali occupati, dislocati tra Adria e i vari outlet in Italia.

I dipendenti presenti all’assemblea, la totalità delle maestranze di Adria, chiedono a gran voce la possibilità di un ripensamento da parte di JCC e un ulteriore periodo di licenza per poter riconvertire la produzione, ricercando altri marchi per evitare il vuoto che provocherà la fuoriuscita del marchio Jacob Cohën.

Non vi è dubbio che l’attuale situazione sia preoccupante e che senza ulteriori sviluppi (non di carattere contenzioso) nei rapporti tra le due società, ci sia la possibilità di perdere un’altra attività produttiva importante nel panorama polesano, già martoriato da altre situazioni di crisi. Il paradosso è che parliamo della interruzione di una collaborazione fra due aziende che hanno conquistato mercati internazionali e sviluppano fatturati importanti, nell’ordine di decine di milioni di euro!

La preoccupazione delle Organizzazioni Sindacali va oltre Giada, ricordando che la produzione di oltre 700.000 capi all’anno genera un indotto di altri circa 800 lavoratori dipendenti di aziende per il taglio dei tessuti, di lavanderie, ricamifici, confezionamento o trasporto che si sviluppa nelle provincie vicine, la maggior parte nel padovano e nel veneziano. Senza dimenticare le oltre 200 persone che, sempre nell’orbita di Giada, producono in provincia di Catania.

Visto il recente accordo tra JCC e la vicentina Sinv, azienda che dovrebbe sostituire Giada nella produzione e commercializzazione dei prodotti, vi è il timore che anche parte dei volumi di lavoro legato ai terzisti possa essere dirottato nel vicentino, condannando di fatto quelle piccole aziende dell’indotto Giada che hanno permesso al colosso del jeans di raggiungere risultati importanti.

Articolo di Martedì 14 Luglio 2020

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