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Il sorprendente reato di violazione di domicilio: configurabile anche dal proprietario di casa

L'avvocato Fulvia Fois spiega nel dettaglio il reato di violazione di domicilio che ha molteplici applicazioni

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Care lettrici e cari lettori, 
di recente ho avuto modo di trattare diversi casi che credo possano interessare molti di voi ed è per questo che la rubrica della settimana tratta la violazione di domicilio, reato molto particolare su cui la giurisprudenza ha ampiamente argomentato.
Innanzitutto, la violazione di domicilio è disciplinata all’art. 614 del nostro Codice Penale, il quale prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per chiunque si introduce o trattiene nel domicilio altrui contro la volontà di chi ha diritto ad escluderlo (cd. ius excludendi alios) oppure vi si introduce o trattiene clandestinamente o con l’inganno.
Ma cerchiamo di analizzare meglio i singoli elementi della fattispecie.

Cosa si intende per domicilio?
La nozione di domicilio comprende tre “sottocategorie” di ambienti che, se violati nei modi di cui all’art. 614 c.p., rendono configurabile il reato:
  • Abitazione: è il luogo in cui il soggetto attualmente svolge la propria vita domestica privata. Al riguardo la giurisprudenza ha affermato che per esercitare lo ius excludendi non è necessario abitare in maniera continuativa nell’immobile, essendo sufficiente che il soggetto mantenga con esso un rapporto stabile, pensiamo ad esempio ad una casa al mare che viene occupata solo in alcuni periodi dell’anno (Cassazione penale sez. V, 04/07/2019, n.37875);
  • Privata dimora: la privata dimora comprende ogni “spazio non pubblico in cui il soggetto si sofferma per svolgere atti della propria vita privata”, come il proprio esercizio commerciale o la stanza dell’hotel in cui il soggetto soggiorna.
  • Appartenenze dell’abitazione o della privata dimora: per appartenenze si intendono gli elementi accessori alla struttura quali il giardino, il cortile, il garage o l’androne del palazzo in cui è sito un appartamento.
Quali sono le condotte che integrano la violazione di domicilio?
Come si evince dal dato normativo, assume rilevanza penale la condotta di chi si introduce nel domicilio altrui ovvero vi si trattiene
Ciò significa che sarà ravvisabile il reato in esame qualora un soggetto, non avendone diritto, acceda ai luoghi interessati con tutto il proprio corpo oppure sosti all’interno degli stessi contro la volontà dell’avente diritto, ingannandolo o traendolo in errore: pensiamo ad esempio ad un estraneo che suonando al citofono del dominus, si spacci per un suo conoscente riuscendo così ad accedere al cortile dell’abitazione.

Ma non finisce qui. Stiamo infatti parlando di un reato tutt’altro che semplice, a tratti addirittura sorprendente, come dimostrano diversi interventi giurisprudenziali al riguardo.
In particolare, un aspetto spesso ignorato ma che potrebbe interessare molti di noi, è la configurabilità della violazione di domicilio anche da parte del proprietario di casa. 
Si avete compreso esattamente.
Infatti, ci sono dei casi in cui un soggetto, pur introducendosi nell’immobile o nelle appartenenze di sua proprietà, può essere punito in forza dell’art.614 c.p.
Supponiamo ad esempio, di essere reduci da una separazione e che la casa familiare di cui siamo comproprietari sia stata assegnata al nostro ex coniuge, costringendoci a trovare una nuova sistemazione: di fatto si tratta ancora della nostra casa ma accedervi senza il consenso dell’assegnatario, così come rimanere presso la stessa dopo la sua assegnazione, potrebbe costarci caro
Al riguardo infatti la giurisprudenza ha affermato che in tali circostanze, lo ius excludendi può essere fatto valere anche nei confronti del proprietario che non viva più nella stessa casa: in altre parole sarà possibile entrare in casa “nostra” solo con il consenso dell’ex coniuge, a prescindere dal fatto che il provvedimento con cui è stata disposta l’assegnazione sia o meno già esecutivo.
Lo stesso accade anche nell’ipotesi in cui un coniuge decida di sua spontaneità di trasferirsi altrove: in questo caso, secondo i giudici, l’unico titolare del diritto di esclusione dei terzi è il coniuge rimasto nell’abitazione familiare.

Il proprietario che concede in affitto la casa può introdursi nella casa locata?
La violazione di domicilio si configura anche nel caso in cui il locatore e proprietario si introduca a suo piacimento e senza preavviso nella casa concessa in locazione: va infatti ricordato che il conduttore avente il possesso dell’appartamento ha il diritto di vietare l’accesso a terzi, essendo invece costretto a “sopportare” le visite del locatore solo in casi tassativi e preceduti da congruo preavviso.

Se il proprietario di casa, dopo averci fatto entrare, ci invita ad andarcene e noi non usciamo, cosa succede?
La violazione di domicilio si configura non solo quando il consenso dell’avente diritto manchi fin dall’inizio, ma anche quando il proprietario si stanchi improvvisamente della nostra presenza e ci esorti ad andarcene: in questo caso sarà dunque bene accogliere l’invito e non trattenerci oltre al fine di evitare possibili responsabilità penali.

Confido che questa rubrica sia stata di vostro interesse. Esprimetemi le vostre opinioni e gli argomenti futuri di vostro gradimento scrivendomi: www.dirittoetutelafois.com
Avvocato Fulvia Fois
Articolo di Domenica 19 Luglio 2020

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