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SCUOLA

Scuole paritarie di Adria: "Siamo pronti per il prossimo anno scolastico"

Le cinque scuole paritarie del comune di Adria (Rovigo) commentano il momento difficile, ma al tempo stesso che stanno già lavorando per farsi trovare pronte per l'inizio del prossimo anno scolastico

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ADRIA (Rovigo) - "Le scuole paritarie del comune di Adria, impegnate in un confronto condiviso fin dall’inizio della emergenza sanitaria ancora in corso, dopo l’attivazione in diversi nostri istituti di esperienze estive protette per bambini e ragazzi, hanno preso in considerazione la riapertura scolastica del prossimo settembre e i protocolli sanitari che la governano". Così congiuntamente le scuole paritarie Madre Elisa Andreoli di Adria, Maria Ausiliatrice di Baricetta, Maria Immacolata di Adria, Umberto Maddalena di Bottrighe e Santa Teresa del Bambin Gesù di Adria

"Tutte le scuole hanno potuto accertare che si troveranno in condizione di assicurare piena accoglienza a quanti hanno presentato domanda di iscrizione ai nostri servizi, sia che si tratti della sezione primavera, ovvero della scuola dell’infanzia o del servizio di doposcuola. Ciò tuttavia non fa venir meno, come noto, la necessità di un grande sforzo di adeguamento strutturale delle nostre scuole, a partire dai modelli organizzativi, alle forme di impiego dei dipendenti, fino a toccare poi la scansione oraria della scuola e le modalità di accoglienza dell’utenza".

Sottolineando poi: "La trasformazione dei nostri istituti è già in corso, anzi è spesso già in atto, poiché la valutazione condivisa delle esperienze estive attuate ci ha consentito di sperimentare dal vivo nuovi modelli, calibrandoli nella concretezza delle tante esigenze familiari. Siamo certi di riuscire a completare questo percorso per l’inizio del nuovo snno
scolastico".

"Analoga certezza riveste anche la necessità, che si sta profilando per tutti i nostri Istituti, di un adeguamento corposo e conseguente anche delle rette scolastiche, esigenza che i nostri diversi consigli di amministrazione hanno registrato simultaneamente".

Aggiungendo: "Tale esigenza si inquadra del resto anche nel percorso ventennale che ci separa dalla legge di parità, varata nell’ormai lontano anno 2000: un ventennio che non ha visto concretizzarsi una parità che fosse reale inquadramento dei cittadini nell’uguale diritto all’istruzione, spostando i finanziamenti dello stato dalle scuole ai cittadini stessi e al loro esercizio della libertà di istruzione, a norma anche del dettato costituzionale, con un respiro finalmente europeo e internazionale".

"La crisi in corso ci coglie dunque in ritardo su un progetto di riforma mai veramente ultimato. La mancata concretizzazione della legge di parità ha invece mantenuto in piedi l’obsoleto sistema dei “contributi alle scuole paritarie”: tali contributi oggi rappresentano quindi l’unico e fondamentale sostegno all’esercizio dei nostri Istituti, per evitare che i costi gestionali ricadano completamente sulle famiglie".

"Aver mancato una riforma per vent’anni ci costringe oggi a tornare a parlare di “contributi statali”, “contributi regionali”, “contributi comunali”. Avremmo preferito avere un sistema diverso, più pronto a rimbalzare sulla crisi. Invece siamo costretti ad essere un po’ tutti statalisti, come in molti altri settori, e a chiedere aiuti allo Stato. Dispiace. L’Italia e l’iniziativa dei suoi cittadini, anche culturalmente (e in questo caso cristianamente) segnata, avrebbe meritato negli anni più lungimiranza".

"Per il momento siamo costretti a registrare che senza un intervento massiccio, concertato e rapido dello Stato, della Regione e del Comune, i nostri istituti potranno solo prevedere una retta in grado di mantenere le scuole paritarie in sicurezza rispetto ai rischi di un default finanziario".

Concludendo: "Alcuni passi positivi si sentono annunciare in questi giorni dalla Regione Veneto; il comune di Adria avvia in queste ore l’iter di revisione della convenzione con le scuole paritarie che insistono nel suo territorio, occasione per un dialogo fruttuoso sulla fase in corso. Speriamo tuttavia di arrivare al giorno in cui l’istruzione possa essere riconosciuta come l’evento della produzione culturale dei cittadini stessi che, nei secoli, prima che nascesse l’Italia, hanno scritto l’arte, la storia, il pensiero, la ricerca scientifica,
l’università che oggi è patrimonio inestimabile del nostro Paese".
Articolo di Giovedì 23 Luglio 2020

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