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SANITA’

Bilancio in rosso per la Casa di riposo

Casa del Sorriso di Badia Polesine (Rovigo): Consuntivo 2019, il Presidente invoca una rivoluzione cartesiana nell’attribuzione delle impegnative

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BADIA POLESINE (Rovigo) – Il presidente Tommaso Zerbinati, commenta la relazione accompagnatoria al bilancio consuntivo accompagnandola con alcune valutazioni politiche sulle cause che determinano la situazione economica finale della Casa del sorriso. La fotografia del bilancio pubblicato dall'ente di via San Nicolò è sotto gli occhi di tutti e racconta di una perdita di 269mila euro al netto degli ammortamenti sterilizzati, rispetto ai 140mila euro dell'anno precedente. Nel verbale del revisore dei conti, si rinnova l'invito a redigere al più presto un piano industriale al fine di porre in essere tutte le iniziative necessarie al ripristino dell'equilibrio economico, patrimoniale e finanziario di gestione ma, quello che preoccupa di più sono le incertezze sul futuro, che l'emergenza Covid-19 ha solamente acuito, peggiorando in prospettiva, quel che c’era da peggiorare. Infatti, il disequilibrio fra costi e ricavi, benché l’emergenza sanitaria non riguardi il bilancio 2019, si farà sentire sul bilancio in corso, a causa delle misure prese per mantenere la struttura Covid free.

Secondo l’analisi presidenziale, la perdita di bilancio discende prevalentemente da fattori che sfuggono al controllo dell'amministrazione, alcuni contingenti come le sostituzioni per le gravidanze che nelle Ipab sono a carico dell’Ente, altri legati al calo di circa seimila giornate di presenza, rispetto all'esercizio precedente, con un notevole abbassamento della media ospiti, pur nel quadro di un sostanziale mantenimento del livello delle impegnative di residenzialità.  Il calo di ospiti autosufficienti (circa 17 unità), unito all'aumento delle problematiche di quelli non autonomi, secondo la relazione, rimarca l'esigenza di continuare ad investire sulla non autosufficienza, oltre che a proseguire nel percorso di aumento delle entrate derivanti da attività non caratteristica. “C’è poi da considerare un aspetto strutturale ineludibile ma che incide pesantemente sull’organizzazione dei servizi: i nostri tre padiglioni sono in verticale, per cui laddove in una struttura sviluppata in orizzontale con 4 Operatori Socio Sanitari si possono servire di notte circa 70 ospiti, a parità di numero da noi occorrono 9 OSS, ma sulla struttura non è possibile intervenire”, puntualizza il Presidente che offre un altro esempio: “In questi giorni la Casa ha acquistato una nuova unità di trattamento aria (UTA) per il padiglione C, che si aggiunge a quella esistente per il padiglione A (mentre il B va con climatizzazione a split), … è chiaro che occorrerebbero 3 UTA, quando con uno sviluppo orizzontale ne basterebbe una più potente, ma è altrettanto chiaro che in questo modo si moltiplicano i costi”.

L’esperienza maturata con l’emergenza Covid-19, porta il Presidente ad affermare che “Le strutture per anziani non potranno più essere quelle di prima e dovranno inevitabilmente diventare piattaforme articolate e polivalenti, funzionalmente integrate per la degenza a medio e lungo termine per pazienti che necessitano ancora di assistenza a più bassa intensità”.

In definitiva, dunque, secondo Zerbinati la situazione rimane difficile e complicata e lo spinge a dire che: “Neppure l’invocata riforma delle Ipab sarà la panacea di tutti i mali”. Piuttosto, aggiunge il Presidente: “Si trovino le risorse per abbassare le aliquote dell’Irap ma, soprattutto, si affronti il problema delle impegnative che sono il vero nodo da sciogliere”. Dopo le disposizioni della delibera regionale 190 del 2011, per garantire la libera scelta, le impegnative di fatto sono il 25% in meno rispetto ai posti accreditati, d’altra parte i costi fissi per le strutture non sono ulteriormente comprimibili (personale, vitto e utenze incidono per oltre l’80% della spesa).

Ecco quindi la proposta che Tommaso Zerbinati definisce “Una rivoluzione cartesiana nell’erogazione del Fondo regionale per la non autosufficienza”. Anziché distribuire il Fondo direttamente ai beneficiari sulla base delle impegnative di residenzialità, lo si eroghi alle strutture assistenziali sulla base dei posti accreditati e di precisi standard organizzativi e strutturali. In questo modo si risolverebbe il problema delle graduatorie, salvaguardando le entrate anche nei casi di blocchi imposti, com’è successo nell’emergenza Coronavirus. Una soluzione che garantirebbe un servizio di qualità a un prezzo congruo e più sostenibile, “… ma questo presuppone una volontà politica che non vedo”, conclude Zerbinati.

Ugo Mariano Brasioli

 

 

Articolo di Venerdì 31 Luglio 2020

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