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La Corte costituzionale sgombra il campo dalle ingiustizie sulla tenuità del fatto

L'avvocato Fulvia Fois spiega il valore della sentenza del 20 luglio scorso che stabilisce che anche i reati che non prevedano un minimo edittale di pena detentiva potranno essere estinti per il bassissimo contenuto offensivo

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Care Lettrici e cari Lettori,
con la rubrica di questa settimana voglio parlarvi di un’importante novità giurisprudenziale che avrà consistenti ripercussioni sulla valutazione dei reati e sulla calibrazione della pene: sto parlando della sentenza della Corte Costituzionale n. 156 del 21 luglio 2020 con cui è stata sancita l’illegittimità dell’art. 131 bis c.p., nella parte in cui escludeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto per i reati le cui norme incriminatrici non prevedevano un minimo edittale di pena detentiva.

Cos’è la particolare tenuità del fatto?

Al fine di capire meglio di cosa stiamo parlando occorre prendere le mosse proprio dall’art. 131 bis del codice penale il quale afferma che l’autore del reato non è punibile qualora, per la condotta posta in essere o per le modalità con cui il reato è stato attuato, l’offesa arrecata alla vittima sia particolarmente tenue e il comportamento risulti non abituale.

Accade spesso che il Giudice penale si trovi a dover affrontare fatti che, seppur costituenti reato, si rivelano talmente innocui - ovvero a bassissimo contenuto offensivo - da rendere palesemente eccessiva l’applicazione di una pena benché minima; pensiamo ad esempio ad una persona che si trovi per la prima volta a rubare prodotti di scarso valore, magari alimentari, in un supermarket e paragoniamo questo comportamento penalmente rilevante con quello posto in essere da un altro soggetto che abitualmente ruba il portafogli nella metro o nei luoghi pubblici. Di certo quest’ultimo soggetto pone in essere una condotta penalmente rilevante al pari del primo soggetto ma non vi è dubbio che la sua offensività sia maggiore.

È per questo che il legislatore ha introdotto l’istituto della particolare tenuità del fatto quale “filtro” per evitare ingiuste punizioni: l’art. 131 bis è infatti palese espressione dell’intento di giustizia del legislatore, spesso minacciato dalla cattiva abitudine di trattare in modo uguale situazioni diverse.

Affinché ciò sia possibile è tuttavia necessaria la sussistenza di alcuni requisiti; in particolare il reato in esame deve essere punito, alternativamente con: • Pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni (es: il reato è punito con la reclusione da due a quattro anni); • Pena pecuniaria, sola o congiunta a pena detentiva (es. il reato è punito con la multa fino ad € 1032; oppure: il reato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da €154 ad €516).

Inoltre, è necessario che il soggetto non abbia già commesso reati dello stesso tipo – anche se di particolare tenuità - in quanto in questo caso scatterebbe il carattere dell’abitualità, che esclude l’applicazione del 131 bis c.p.: ciò significa che qualora l’uomo riportato nell’esempio di cui sopra si trovi nuovamente a rubare articoli di poco conto dal supermercato, non gli potrà essere riconosciuta la particolare tenuità del fatto.

È importante sottolineare che secondo il comma 3 dell’art. 131 bis, la particolare tenuità dell’offesa è aprioristicamente esclusa se “l’autore ha agito per motivi futili o abietti, con crudeltà anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all'età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona”.

Ebbene, prima che fosse pronunciata la sentenza 156 del 21 luglio 2020, l’art. 131 bis non permetteva l’applicazione della particolare tenuità del fatto ai reati per cui non era previsto un minimo edittale di pena detentiva ma soltanto un valore massimo (es: la pena è della reclusione sino a sei anni).

Questa limitazione sembrava tuttavia irragionevole e foriera di profonde ingiustizie.

Occorre infatti tener presente che, per il legislatore, quando per un reato non è previsto un minimo edittale di pena detentiva, si ritiene implicitamente applicabile il minimo assoluto di quindici giorni di reclusione: ciò significa che egli ha già valutato quella fattispecie e ritiene che l’offensività delle condotte ad essa relative sia minima e spesso addirittura inferiore a quella che potrebbero arrecare altri reati lesivi dello stesso bene giuridico, per i quali però, essendo previsto un minimo edittale, la particolare tenuità risulta perfettamente applicabile.

Facciamo un esempio per comprendere meglio quale fosse la situazione antecedente alla pronuncia della Corte: • Il reato di furto è un reato contro il patrimonio, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 a 516 euro: era applicabile la particolare tenuità del fatto; • Il reato di ricettazione è un reato contro il patrimonio, e se il fatto è di particolare tenuità, la pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a 516 euro: in questo caso non era applicabile la particolare tenuità.

Mettendo a confronto le due fattispecie, l’ingiustizia era palese. 

In particolare, la Corte non riusciva a spiegare perché un reato per cui risultava applicabile il minimo edittale di quindici giorni di reclusione - e per il quale il legislatore aveva dunque già espresso un implicito giudizio di lieve offensività – fosse sottratto al riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Quindi concludendo la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 131 bis c.p. nella parte in cui non consentiva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità alle fattispecie penali prive di minimi edittali di pena, e ha inoltre previsto la possibilità per il legislatore di fissare un minimo edittale al di sotto del quale sarà possibile applicare l’esimente in esame a prescindere dal valore nel massimo della pena prevista per quel particolare reato.

Grazie a questa pronuncia è ora possibile superare le ingiuste disparità di trattamento e riconoscere la particolare tenuità del fatto anche per quelle fattispecie che a causa della loro formulazione rimanevano prima escluse dall’applicazione dell’art. 131 bis, pur essendo parimenti innocue rispetto ad altri reati per i quali, prevedendosi un minimo edittale, la non punibilità era pacificamente riconosciuta.

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Avvocato Fulvia Fois

 

Articolo di Domenica 2 Agosto 2020

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