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Aldo D'Achille: "Basta discariche. L'ampliamento di Sant'Urbano ne sposta il fine vita al 2029. Una bomba ecologica a 2 km da Lusia"

Il sindaco di San Bellino (Rovigo) interviene sul quarto sopralzo autorizzato dalla Regione per la discarica di Sant’Urbano

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SAN BELLINO (Rovigo) – Il sindaco Aldo d’Achille, noto per le sue posizioni ecologiste e, ora candidato consigliere alle prossime regionali del Veneto per la lista civica “il Veneto che vogliamo – Lorenzoni Presidente”, interviene sugli interrogativi posti dalle ultime decisioni sulla discarica tattica regionale di S. Urbano che interessa anche il Polesine. Una discarica realizzata e studiata per un certo quantitativo di rifiuti ma che nel tempo è stata quadruplicata passando da uno a quattro livelli (o sopralzi), che finiscono per aumentare a dismisura il carico e, conseguentemente, i rischi d’inquinamento delle falde e i cui effetti si sconteranno ben oltre il fine vita previsto per quel sito. “Non dimentichiamo che la discarica dista appena 2 km in linea d’aria dal territorio Polesano e poco più dagli orti di Lusia” ricorda D’Achille che si dice preoccupato per il probabile inquinamento causato dal percolato che, specialmente quando piove, se non gestito correttamente può gravemente compromettere i terreni circostanti e col deflusso in falda anche quelli più lontani. 

Il problema, secondo il sindaco di San Bellino, sta dunque in queste continue deroghe regionali che ritiene “difficili da digerire in questo territorio di per sé già fragile”, un territorio che vale la pena di ricordare è caratterizzato dalla presenza di una fitta rete idrografica compresa tra il fiume Fratta-Gorzone e il fiume Adige che alimenta gli acquedotti delle provincie di Padova e Rovigo, dove persiste il rischio d’alluvioni. Il Consorzio di bonifica e il genio civile gestiscono 2.050 corsi d’acqua e tre grandi fiumi (Adige, Canalbianco e Po) da tutelare ad ogni costo per cui, prosegue D’Achille, nonostante le rassicurazioni del collega di Sant’Urbano sulla base della Valutazione di Impatto Sanitario fatta dall'istituto Mario Negri di Milano, “Capisco le ragioni degli ambientalisti che hanno impugnato davanti al Tar l’ampliamento discarica di Sant'Urbano”. Il Sindaco s’interroga su “… come si faccia a conferire 995.000 m3 di rifiuti, con l’innalzamento di oltre 3 metri della copertura finale, rinviando il fine vita della discarica dal 2022 al 2029“. Senza contare il problema dei costi, per i quali Barbona per smaltire in discarica una tonnellata di rifiuto secco indifferenziato spende 118,47 euro + Iva per il trasporto a carico del comune. 

La tariffa fissata dalla regione è di 69,75 alla quale vanno aggiunti 10,33 euro (per contributo al comune di sant’Urbano). Quindi 80,08 euro + iva.

L’unica risposta, secondo D’Achille, è di puntare il più possibile sul riciclo dei rifiuti, anche perché prima o poi la discarica di S. Urbano arriverà a fine vita, ma i problemi ambientali resteranno per non si sa quanto tempo anche post-mortem, dal momento che in essa residuerà una quantità impressionante di rifiuti indifferenziati e speciali. “È dunque essenziale e necessario comunicare ai cittadini queste problematiche” conclude D’Achille. 

Per la cronaca, il 27 luglio scorso il Comune di Sant’Urbano ha dato il via libera all’ampliamento e al prolungamento dell’uso al 2029, seppur con la contropartita della rinuncia alla proprietà del Comune che non sarebbe in grado di gestire la discarica, dato che il milione di euro all'anno ricevuti come compensazione è appena la cifra che il gestore spende solo per prelevare il Pfas dal percolato. 

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Mercoledì 5 Agosto 2020

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