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POLITICA

Una storia che continua il Pd in festa

Nemmeno le restrizioni anti Covid-19 hanno bloccato la Festa dell'Unità alle Zampine di Stienta (Rovigo) perché la politica si fa sul territorio

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STIENTA (Rovigo) – In quella che da sempre è considerata la roccaforte rossa del Polesine non si ammaina la bandiera e neppure le restrizioni anti Covid-19 hanno fermato la festa dem (LEGGI ARTICOLO). All’inaugurazione c’erano quasi tutti i cavalli di razza del partito polesano e un’àlacre delegazione della sezione badiese che ha organizzato gran parte del programma.

Alla domanda perché nonostante tutte le difficoltà questa festa, il segretario provinciale del partito Giuseppe Traniello Gradassi ha ripetuto "Perché la politica si fa sul territorio e la Festa dell'Unità è un luogo privilegiato per ragionare di politica " mentre un indaffarato Claudio Ramazzina, ex presidente di Villa Resemini, ha aggiunto “Abbiamo perso le ultime elezioni ma non è detto che sia sempre così”.

Insomma a “Zampine la rossa” c’è tanto orgoglio di partito, abbastanza per non lasciare il Polesine senza il suo tradizionale appuntamento politico-popolare e pazienza se lo stand gastronomico, la tombola e il ballo liscio si fanno per le limitazioni imposte dalle norme anti covid. “L’importante, spiega in una pausa l’ex sindaco Fabrizio Fenzi, era non deludere le attese di chi ancora in questa idea ci crede e qui ha l’occasione di ritrovarsi”,  anche se ammette di capire gli organizzatori delle altre feste o delle sagre che quest’anno sono stati costretti a rinunciare  per le enormi difficoltà e i costi da sostenere.

Il mitico Giancarlo (Bota) Avanzi, amareggiato per l’impossibilità di organizzare dopo 53 anni la tradizionale ‘Corsa podistica di Ferragosto’, si consola con la buona riuscita di questa festa. La prima sera, invero, non c’è stata l’affluenza sperata e mancavano i giovani, ma complessivamente la collaudata organizzazione ha funzionato egregiamente.

All’inaugurazione c’erano alcuni big del partito e i due candidati polesani in lista alle prossime elezioni regionali, fisicamente distanziati forse non solo a causa del Covid-19. Nessuno ha voluto rispondere alla domanda se la loro rivalità potesse disorientare gli elettori. A tutti è stato però possibile strappare qualche dichiarazione spontanea di circostanza. Il primo a concedersi è stato il Graziano Azzalin che, oltre allo scontato apprezzamento per l’impegno degli organizzatori, ha sottolineato il significato politico della festa definendola: “… un bel prologo anche per la campagna elettorale”.  Diego Crivellari, circondato dagli indaffaratissimi  Stefano Dall’Aglio e Manuel Berengan, ha sostenuto la tesi che “Comunque la festa è sempre una festa di popolo, ottima per presentarsi e riprendere contatto con gli elettori ed i simpatizzanti e per dare voce ai sogni e alle speranze del territorio più trascurato dalla Regione, destinatario soltanto di briciole”.

Prima del dibattito sul ‘Recovery Fund’, Alessandro Bisato, segretario regionale del Partito Democratico, interpellato sulle prossime elezioni regionali, molto realisticamente si è detto convinto che nonostante il carisma di Lorenzoni “Sarà certamente una battaglia molto dura perché sappiamo di incontrare un Governatore uscente molto forte”.

Più ottimisti sono parsi il giovane eurodeputato Brando Benifei e l’onorevole Luca Rizzo Nervo che accreditano Lorenzoni di buone chances, auspicando un Veneto “… più europeo e con politiche innovative per frenare l’invecchiamento della società e la fuga dei giovani”.

I due, con la moderazione di Berengan, hanno dato vita al previsto dibattito sulle opportunità offerte dal ‘Recovery Fund’ (Il fondo europeo per gli aiuti post coronavirus) definendolo, con accenti diversi,  un successo del Governo italiano. “Anche se rappresenta solo il primo step per rimettere in piedi l’economia del Paese” ha sottolineato il capogruppo Benifei, che ha parlato della necessità di scelte coraggiose e di riforme profonde che oggi si possono e si devono fare con la straordinaria possibilità offerta dal Recovery Fund, in un processo di integrazione europea che sappia ridurre le diseguaglianze e offrire opportunità, contro ogni illusione sovranista. “Adesso, però, non si può litigare”, ha aggiunto Rizzo Nervo, riferendosi ai pregiudizi dei 5stelle sul Mef, aggiungendo: “ … anche se la situazione con gli alleati è complessa, credo che la gravità dei problemi non consenta alternative e imporrà il venir meno di qualsiasi preclusione ideologica”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 8 Agosto 2020

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